Vulnerabilità finanziaria: come contrastarla

A cura di: Daniele Checchi, Nunzia De Capite, Tullio Japelli, Vito Peragine.

In breve ➡ Il progetto mira a individuare strumenti finanziari e sociali in grado di attenuare/eliminare gli effetti di deprivazione della ricchezza nelle strategie adottate dai nuclei familiari per uscire dalla condizione di povertà, a partire da una valutazione del funzionamento e dell’efficacia delle esperienze esistenti di microcredito economico e sociale erogato da enti e strutture private (Caritas, Fondazioni benefiche). Si intende ricostruire quali elementi, nel disegno di questi strumenti, si rivelino particolarmente efficaci nell’alleviare l’insicurezza associata alla vulnerabilità finanziaria e nel contempo accrescano le probabilità di restituzione del prestito, al fine di assicurarne l’estensione ad altri potenziali beneficiari.

La povertà di ricchezza influenza diversi aspetti della condizione socio-economica della popolazione a rischio di povertà: ne può limitare la capacità di accesso alle opportunità formative; ne può limitare la capacità di ricerca di un’occupazione connessa alle proprie competenze; ne può impedire l’avvio di un’attività di lavoro autonomo o imprenditoriale; e può rendere le famiglie vittime di circuiti illegali. La vulnerabilità finanziaria che ne consegue comporta l’incapacità di fronteggiare situazioni inattese in assenza di risorse precedentemente accantonate all’evenienza. Spesso gli individui esposti a tale rischio sono anche deboli dal punto di vista delle reti informali di sostegno fornite da famiglie e/o reti amicali.

 

Il progetto mira a individuare strumenti in grado di attenuare/eliminare gli effetti di deprivazione della ricchezza nelle strategie adottate dai nuclei familiari per uscire dalla condizione di povertà, a partire da una valutazione del funzionamento e dell’efficacia delle esperienze esistenti di microcredito erogate da enti e strutture private. In Italia il ricorso al sostegno finanziario in forma di prestito restituibile (e non di erogazione assistenziale a fondo perduto) rappresenta una novità, perché il welfare è stato tradizionalmente concepito come fruizione di un diritto da parte delle persone e non come uno scambio. Il tema è dibattuto dagli studiosi di politiche sociali, che parlano di transizione (indebita) dal welfare a workfare, quando la condizionalità dell’erogazione preveda l’esercizio di prestazioni lavorative obbligatorie.

 

L’obiettivo del progetto è quello di ricostruire quali elementi nel disegno degli strumenti esistenti si rivelino particolarmente efficaci nell’alleviare l’insicurezza associata alla vulnerabilità finanziaria e nel contempo accrescano le probabilità di restituzione del prestito, al fine di assicurarne l’estensione ad altri potenziali beneficiari.

 

Il progetto ha quindi una finalità conoscitiva. A partire dalla documentazione dell’impatto della povertà di ricchezza nel generare vulnerabilità finanziaria si possono mettere in luce i percorsi più o meno noti che travolgono individui e famiglie in presenza di shock negativi. Questo ambito di conoscenza rappresenta un terreno fertile di confronto tra mondo della ricerca e universo delle pratiche di intervento. Partendo dal presupposto che vi è un’asimmetria informativa strutturale tra il sistema finanziario e chi vi accede, il progetto mira a mettere a fuoco i fattori che incidono maggiormente sulla vulnerabilità finanziaria dei gruppi beneficiari presi in esame.

 

Il beneficio principale di questo progetto dal punto di vista delle politiche è il miglioramento delle conoscenze relative all’utilizzo del microcredito come possibile strumento di politica sociale, da cui possano emergere proposte migliorative del funzionamento dei fondi attualmente gestiti dal privato sociale o anche di natura pubblica, specialmente laddove si riscontrasse la loro ridotta efficacia nel migliorare le condizioni di vita dei beneficiari, nell’immediato, o di sviluppare la loro capacità di ripresa nel futuro.

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