L'obiettivo del Forum Disuguaglianze e Diversità è disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, aumentino la giustizia sociale e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità), e costruire consenso e impegno su di esse.
Grazie all’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca (un think tank assolutamente originale), ragioni e sentimenti presenti in una moltitudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta.

In Italia, come nel resto dell’Occidente, sono assai elevate e sono spesso cresciute negli ultimi trenta anni le disuguaglianze economiche (lavoro, reddito, ricchezza privata, povertà), sociali (accesso, qualità e fiducia nei servizi pubblici essenziali) e di riconoscimento (riconoscimento di ruolo, valori, cultura e aspirazioni della persona e/o del gruppo).
Queste disuguaglianze colpiscono ancora in modo particolare le donne e minacciano il futuro dei giovani.

Le disuguaglianze hanno una forte dimensione territoriale, con faglie fra periferie e centri delle città, fra aree interne e urbane. Disuguaglianze e degrado ambientale si cumulano, dando vita a vere e proprie trappole del sottosviluppo. (Queste faglie riguardano anche i paesi non-occidentali che pure hanno visto ridurre la disuguaglianza di reddito con l’Occidente).

1. I fatti

In Italia, come nel resto dell’Occidente, le gravi e spesso accresciute disuguaglianze hanno prodotto ingiustizia ed effetti negativi sullo sviluppo. Paura, risentimento e rabbia sono cresciuti fra ultimi, penultimi e vulnerabili – lasciati indietro dai primi e dai resilienti. Nelle fasce sociali e nei territori sfavoriti si è allora attivata una “dinamica autoritaria”: intolleranza per la diversità, sfiducia in istituzioni ed ”esperti”, desiderio di comunità chiuse e poteri forti.

In Europa, questa dinamica mette a repentaglio l’esistenza stessa dell’Unione Europea, perché a molti suoi cittadini questa non appare come fonte di maggiore giustizia, ma come concausa di accresciute disuguaglianze.

2. Gli effetti

In Italia come nel resto dell’Occidente, l’aumento delle disuguaglianze non è l’effetto inevitabile di cambiamenti fuori del nostro controllo. Tecnologia dell’informazione, globalizzazione, migrazioni e cambiamento climatico rappresentano una sfida per la giustizia sociale. Le scelte politiche, culturali ed economiche che hanno accompagnato queste tendenze sono andate nella direzione di accrescere le disuguaglianze. Ci riferiamo all’inversione a U delle politiche pubbliche, alla riduzione del potere negoziale del lavoro e al cambiamento del ”senso comune”.

Sono scelte iniziate a fine anni ’70 e progressivamente acceleratesi.

3. Le cause

E’ allora possibile in Italia ridurre le disuguaglianze e tornare ad accrescere la giustizia sociale adottando nuove politiche, ribilanciando i poteri, cambiando il senso comune.

L’obiettivo deve essere, con l’articolo 3 della Costituzione Italiana, ”rimuovere gli ostacoli che [limitano] di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. Si tratta di dare a ognuno una ”libertà sostanziale sostenibile”, favorendo la «partecipazione dei lavoratori» e il «pieno sviluppo della persona» (diversità), l’opposto di limitare libertà e merito, imporre gabelle o rendere lo Stato più invasivo, come oggi le parole ”uguaglianza” o ”contrasto delle disuguaglianze” evocano in molti.

Per realizzare il cambiamento serve un nuovo compromesso fra parti diverse della società. Vi possono concorrere ragioni e sentimenti racchiusi nella moltitudine di pratiche associative, imprenditoriali e pubbliche dell’Italia.

4. Che fare?

E’ necessario che organizzazioni di cittadinanza attiva e del lavoro operino assieme e con il mondo della ricerca. Servono alleanze che mescolino linguaggi, costruiscano una lettura condivisa della realtà e una visione del futuro desiderato, valutino pratiche, elaborino proposte, sperimentino metodi di confronto, diffondano conoscenza. E poi convincano le persone a ricercare un confronto acceso (conflitto), informato, aperto e ragionevole con gli "altri", per raggiungere accordi e ottenere che siano attuati da chi in democrazia esercita rappresentanza e potere.

Il Forum è una di queste alleanze. Un’alleanza originale che pone sullo stesso piano le conoscenze della ricerca e dell’accademia con le conoscenze delle organizzazioni di cittadinanza attiva. Vuole contribuire a passare dalla moltitudine di pratiche esistenti a cambiamenti sistemici. Vuole disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e accrescano la giustizia sociale e costruire attorno a esse consenso e impegno.

5. L'alleanza

Il Forum svolgerà la propria missione concentrandosi su quattro manifestazioni delle disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento:

Disuguaglianze di ricchezza: nella proprietà, nel controllo e nell’accesso alla ricchezza privata e comune;

Disuguaglianze di reddito e lavoro: povertà, disuguaglianze di reddito e disuguaglianze nell’accesso, qualità e remunerazione del lavoro;

Disuguaglianze nell’accesso e nella qualità dei servizi essenziali;

Disuguaglianze nella partecipazione alle decisioni.

Queste disuguaglianze sono al centro dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che mira assieme alla giustizia per l’attuale e per le future generazioni (libertà sostanziale sostenibile). E che deve animare la strategia dell’Europa.

6. I quattro temi

La disuguaglianza di ricchezza, privata e comune, è la priorità iniziale del Forum. Perché è molto cresciuta negli ultimi trenta anni. E perché, influenzando tutte le altre disuguaglianze, disfa di notte, come la tela di Penelope, ciò che le politiche del welfare costruiscono di giorno:

• riduce/annulla la capacità di reagire agli imprevisti,
• riduce/annulla la capacità di rifiutare un lavoro cattivo o iniquo,
• riduce la possibilità di fare fruttare il risparmio e di tutelarlo,
• scoraggia/impedisce di realizzare la propria capacità imprenditoriale,
• accresce il rischio di vivere nel degrado socio-ambientale e di concorrervi.

Allora, non basta re-distribuire. E’ necessario pre-distribuire, ossia affrontare le disuguaglianze dove si forma la ricchezza, nel mercato, nella distribuzione primaria. Orientando cambiamento tecnologico e istituzioni.

7. Priorità Ricchezza

L’aumento della disuguaglianza nella proprietà, nel controllo e nell’accesso alla ricchezza tende anche a produrre effetti negativi sulla crescita della produttività, sullo sviluppo e dunque sul benessere generale.

Esiste dunque uno spazio significativo per politiche pubbliche e azioni collettive che perseguano assieme obiettivi di uguaglianza, di produttività e di benessere generale. Il Forum esplorerà questo spazio che consente di accrescere le opportunità di compromesso fra parti diverse della società e dunque le possibilità di cambiamento. E lavorerà con pari impegno a disegnare e promuovere interventi laddove la disuguaglianza di ricchezza produca effetti socialmente inaccettabili.

8. Priorità Ricchezza

L’interpretazione della realtà e la visione di avanzamento sociale del Forum si sono tradotte durante il 2018, l'anno di avviamento (Start-up), nella concretezza delle seguenti attività:

• Sono stati avviati progetti di ricerca/azione a partire da pratiche di contrasto delle disuguaglianze, per valutarne l’efficacia ed elaborare proposte innovative di politica pubblica e azione collettiva.

• E’ stato costruito un ”Programma Atkinson” per l'Italia.

• Sono stati diffusi la visione del Forum e numerosi dati e informazioni, e realizzati seminari e iniziative. 

I risultati sono descritti in un e-book.

9. La visione e la concretezza

Infografica - visione
Infografica - visione