Come usare la massa di risorse pubbliche per un nuovo sviluppo di tutti i territori?

Milioni di italiani, lavoratori e imprenditori, stanno ridisegnando i loro progetti di vita, la loro offerta. Lo fanno cercando di entrare in sintonia con le nuove preferenze, le nuove domande, espresse da una popolazione colpita da un evento senza precedenti. Nella capacità di coniugare quell’offerta e quella domanda sta la chiave per un nuovo sviluppo del paese. Compito delle politiche è permettere questo incontro, migliorare i servizi, rimuovere ostacoli. Nelle aree marginalizzate del paese, nelle periferie come nelle aree interne, questo ruolo è essenziale. E può dare grandi risultati. Ma le politiche devono essere efficaci, moderne, aderenti ai territori. Niente sussidi. Niente liste di progetti senza un’anima, costruiti lontani dalle persone. Il ForumDD propone un’altra strada: “Liberiamo il potenziale di tutti i territori. Con una politica di sviluppo moderna e democratica”.

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Alla notizia dell’arrivo delle risorse della Recovery and Resilience Fund, che si aggiungono ai fondi nazionali, la domanda è quella di sempre: come usare bene questi fondi?

 

Noi del ForumDD crediamo che le risorse ordinarie e straordinarie debbano essere spesi per liberare le capacità creative e imprenditoriali e migliorare qualità di vita e giustizia sociale e ambientale in tutti i territori, a cominciare dalle aree marginalizzate dove risorse umane, culturali e naturali sono mortificate. Per farlo serve una politica moderna, agile, coinvolgente. L’Italia e l’Europa la sperimentano da tempo. Ma mai in modo sistemico. Ora è il momento.

 

Abbiamo colto in pochi, essenziali tratti questa politica che non è né top-down, né bottom-up, ma combina forti indirizzi strategici nazionali, per tutti i settori dell’azione pubblica, con un forte ruolo dei Comuni o di Alleanze di Comuni, nell’attuazione di quegli indirizzi a misura dei contesti. E abbiamo esemplificato poi cosa intendiamo per “indirizzi strategici nazionali” con riguardo a cinque fondamentali ambiti di vita: abitare, studiare, curate la salute, muoversi, disporre di spazi collettivi.

 

Sono questi cinque ambiti di vita dove si manifestano i cambiamenti nelle preferenze e nei comportamenti indotti dalla crisi Covid-19. Prendersi cura delle persone e di noi stessi, apprendere per poter reagire e ricostruire, vivere in case gradevoli, scoprire la prospettiva di genere, non perdere tre ore di vita al giorno da pendolare, scoprire come disconnettersi e che la distanza fisica non significa necessariamente distanza sociale, capire quanti lavori invisibili ci consentono di mangiare e di bere, sognare di immergersi in luoghi rugosi, scoprire che l’energia si può autoprodurre e si possono riutilizzare materiali. Sono alcune delle scoperte che abbiamo fatto in questi mesi e che rappresentano un potenziale di speranza.

I nuovi desideri e le nuove preferenze di consumo rappresentano un’occasione anche per le imprese e per il lavoro Ma nei territori marginalizzati l’incontro di questa nuova domanda con un’offerta nuova di beni e servizi non avverrà spontaneamente, proprio perché già forti erano gli ostacoli al pieno sviluppo delle persone e alto il potenziale inutilizzato di risorse umane, naturali e culturali.

 

E’ qui che serve più di tutti la nuova politica pubblica che proponiamo: un forte balzo nella quantità e qualità dei “consumi collettivi”; un salto nella dimensione e qualità delle tecnostrutture a disposizione dei livelli locali di governo; l’attivazione di un confronto pubblico acceso e informato che, dando voce e potere a cittadini e al lavoro, permetta la costruzione di visioni e strategie di area vasta; la rimozione degli ostacoli sia alla creatività imprenditoriale, sia al mutualismo. Nelle aree interne si tratta di rilanciare con forza – e indichiamo come – la Strategia Aree Interne. Nelle città, si tratta di partire dall’esperienza del Programma “Città Metropolitane” per compiere un salto in termini finanziari, di estensione, di governance.

 

Abbiamo costruito la proposta con Alleati di alto profilo: il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano; i Comuni di Bologna, Milano, Napoli e Palermo e dell’area-progetto Basso Sangro Trigno.

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