La città che vorrei. Immaginare il futuro si può

Salvo Caruso, Pierpaolo Nicotra e Claudia Risiglione

“La città che vorrei” è un progetto, un tavolo tematico composto da giovani amici e studenti, under 25, che vivono giornalmente il proprio territorio e si sono organizzati nonostante il Covid per dare linfa alla loro Paternò

Il progetto “La città che vorrei” nasce a Paternò in provincia di Catania dall’idea di un gruppo di ragazzi e ragazze (studenti universitari e professionisti del settore) che hanno sentito l’esigenza di mettere in primo piano quella che è la visione futura di una città data dai giovani per i giovani, presentando un master plan di rigenerazione urbanistica. In Sicilia abbiamo tutto, o quasi: sole, mare, arte, turismo, cultura, storia, risorse per energie rinnovabili ecc.. Questi pregi, però, per diventare tali e produttivi hanno bisogno di progettualità, di essere gestiti. L’impegno dei giovani del futuro può e deve essere questo. In una città di 60mila abitanti la nostra la situazione è analoga: ci sono tante risorse ma i processi non sono assolutamente gestiti, soprattutto dalla pubblica amministrazione che dovrebbe, appunto, saper amministrare, avere un’agenda programmatica degli interventi strutturali da fare in un paese. Il nostro progetto si basa su tre punti da dover rivalutare: centro storico, periferia e sistema dei trasporti pubblici.

 

Il nostro centro storico, in realtà, è un centro vecchio; sopravvive grazie a pochissime attività commerciali che hanno deciso di investire e scommettere su sè stesse, senza nessun tipo di supporto amministrativo. Abbiamo moltissime potenzialità sul piano artistico e culturale nella zona: il castello Normanno, la rete di Chiese che da sempre impreziosiscono il nostro paese e vari luoghi simbolo di una città che non ha mai saputo sfruttare il proprio patrimonio per avviarsi verso un’economia anche basata sul turismo.

 

Le periferie sono abbandonate. Simbolo di questo degrado economico e sociale è rappresentato dal quartiere Scala Vecchia, periferia maggiore ed attuale zona di espansione abitativa della città. Un quartiere dalle mille risorse umane che, però, non viene mai trattato con la dovuta attenzione. I problemi della sicurezza, della crisi economica e la mancanza di iniziative sociali sono grossi ostacoli per la zona, anche dal punto di vista urbanistico. Ironicamente, potremmo costruire mega palazzi ma se poi questi non sanno essere mantenuti dai cittadini, allora tutto diventa inutile.

 

La ciliegina sulla torta è rappresentata dal sistema dei trasporti pubblici praticamente inesistente. Non c’è un collegamento tra centro e periferia; non c’è un sistema prioritario per bambini, anziani e disabili, categorie deboli e preziose da preservare sempre.

 

Tutti questi problemi, a nostro parere, sono dati da un fattore principale: i cittadini non sentono propria la città. Non riescono a viverla per diversi motivi: mancano gli strumenti necessari per sognare una città del futuro; manca l’intermediazione politica, quel punto di raccordo tra stato e popolo che possa ascoltare attivamente, portare le istanze ai piani più alti e risolvere in modo pragmatico determinate questioni.

 

La nostra iniziativa, oltre a presentare un piano generale della città che vorremmo, è basata anche sulla sensibilizzazione della gente; far riscoprire e rivivere attivamente il paese; riconquistare un’identità persa nel tempo per i motivi sopra citati. La pandemia Covid-19 ci ha, ovviamente, penalizzato. Non siamo riusciti a svolgere degli incontri, dei dibattiti costruttivi tra giovani del territorio ed avviare concretamente dei tavoli programmatici. Di tutto questo, però, siamo riusciti a coglierne il lato positivo. L’emergenza coronavirus ci ha costretti a rimanere a casa, ad essere “rinchiusi” nella nostra porzione di paese; questo ci ha permesso di riscoprire, di osservare più attentamente ciò che è vicino a noi. Abbiamo somministrato dei questionari online ai nostri contatti per fare una mappatura di ciò che la gente percepisce sui tre punti che abbiamo descritto sopra. I cittadini, in particolar modo i giovani, hanno dato una buona risposta a livello numerico: in totale abbiamo raccolto circa 300 risposte attraverso la condivisione di un questionario Google sulle maggiori piattaforme social: Instagram, Facebook e Whatsapp. Dai dati raccolti possiamo dire che, per i ragazzi, il punto di forza di un paese è sicuramente la sostenibilità, partendo dalla cura del verde e dell’impatto del clima sull’ambiente. Adesso, stiamo ancora studiando questi dati per cercare di metterli in pratica, creando delle proposte concrete. La nostra visione futura di città si focalizzerà su dei punti chiave: green deal, minori consumi, condivisione e connessione degli spazi. A tal proposito, stiamo prendendo spunto da diversi progetti italiani. Per quanto riguarda le periferie, stiamo approfondendo il modello UpTown di Milano. Si tratta del primo smart district milanese, un distretto del benessere che coniuga casa e lavoro. Per il centro storico, invece, abbiamo preso come modello di riferimento il Farm Cultural Park di Favara, sviluppando così un modello virtuoso di turismo partendo dalla riscoperta del territorio e dei propri talenti su tutti i livelli di cultura. Per quanto riguarda i trasporti, infine, abbiamo una proposta per ottimizzare il sistema e rendere il paese più visitabile a passo d’uomo.

* Salvo Caruso, studente in Scienze infermieristiche all’università di Messina. Pierpaolo Nicotra, studente in Lettere all’università di Catania. Claudia Risiglione, studentessa in Giurisprudenza all’Università di Catania. Tutti e tre attivi in ambito sociale e associativo a Paternò, hanno fatto parte di associazioni studentesche e sono stati rappresentanti di istituto nei licei che frequentavano. 
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