Manifesto contro la crisi climatica per un’economia a misura d’uomo

Anche il ForumDD tra i primi firmatari del Manifesto promosso dalla Fondazione Symbola che verrà presentato venerdì 24 gennaio ad Assisi

Ha già raccolto numerose adesioni il Manifesto contro la crisi climatica per un’economia a misura d’uomo promosso da Ermete Realacci, Presidente Symbola, Vincenzo Boccia, Presidente Confindustria, Ettore Prandini, Presidente Coldiretti, Francesco Starace, Mauro Gambetti, Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, Enzo Fortunato, Direttore Rivista San Francesco, Catia Bastioli, Amministratore delegato Novamont. Tra i primi firmatari anche Vittorio Cogliati Dezza, già Presidente di Legambiente e oggi membro del Gruppo di Coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità. Su La Stampa si legge che l’idea centrale del Manifesto: “è a partire dalla sfida che ci impone la crisi climatica della costruzione di una società free-carbon entro i prossimi trent’anni che si può costruire un futuro più desiderabile e una economia fondata sulla coesione sociale che torni a offrire opportunità di lavoro e di benessere… I nostri problemi sono grandi e antichi: non solo il debito pubblico ma le disuguaglianze sociali e territoriali, l’illegalità e l’economia in nero, una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che alimenta paure.”

 

Il Manifesto che verrà presentato ad Assisi insiste sulla necessità di utilizzare l’innovazione tecnologica per favorire lo sviluppo di imprese che sfruttano energie rinnovabili abbandonando così le fonti fossili. Importanti anche i numeri della chimica verde e la crescita della mobilità sostenibile che migliorano l’aria delle città e l’ambiente urbano. L’incontro di Assisi, forte del Piano della Commissione Europea presentato pochi giorni fa, vuole tendere a “convincere i decisori politici che quella è la strada da seguire, con decisione, senza indugi e greenwashing, ma operando scelte conseguenti e coraggiose.”

 

Idee che il ForumDD condivide partendo dalla sua analisi delle disuguaglianze, economiche, sociali e di riconoscimento che sono aumentate negli ultimi trent’anni e che sono oggi strettamente connesse con la giustizia ambientale. Per questa ragione crediamo che giustizia sociale e ambientale devono quindi marciare insieme e il lavoro del Forum va nella direzione di avanzare proposte ambientali che tengano conto innanzitutto delle ricadute sui ceti più deboli.

 

“Il Green New Deal è uno slogan riemerso in questi ultimissimi anni grazie all’accentuarsi della crisi climatica e alla rivolta delle piazze dei Fridays for Future e anche grazie al fatto che dal mondo della green economy nascono ogni giorno nuove soluzioni tecniche e organizzative – afferma Vittorio Cogliati Dezza. Bisogna però stare molto attenti alle ricadute sociali. Il Green New Deal non può essere un’operazione tecnologica o di ingegneria finanziaria ma deve essere accolto e sposato soprattutto dai ceti più vulnerabili che sono quelli che pagano di più il rischio climatico e il peggioramento delle condizioni ambientali e di vita. Questo, ad esempio,  è vero nelle periferie intorno ai grandi impianti, basta pensare a Gela, a Taranto, a Porto Marghera, ma anche nelle periferie urbane, abbandonate dalle politiche pubbliche. Il Green New Deal significa oggi coniugare giustizia ambientale con giustizia sociale. Senza giustizia sociale le proposte ambientali rischiano di favorire quelli che sono già più favoriti, ma anche la giustizia sociale senza la giustizia ambientale oggi non va da nessuna parte, ripeterebbe slogan del secolo scorso e non riuscirebbe ad affrontare le sfide che abbiamo di  fronte, che sono quelle dell’economia circolare, della green economy, della riduzione della CO2 ma sono anche di rendere, come diceva Alex Langer, desiderabile la transizione ecologica. Una transizione ecologica senza giustizia sociale è oggi impossibile”.

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