L’imposta sull’eredità è efficiente. La difesa della famiglia è una scusa

Elena Granaglia e Salvatore Morelli

“Nel complesso, la tassazione sui lasciti e sulle donazioni contribuisce oggi allo 0,05 delle entrate totali”. Una situazione contraria all’equità orizzontale, all’equità intergenerazionale, al principio democratico e infine, all’efficienza economica. Un articolo di Elena Granaglia e Salvatore Morelli pubblicato su Domani il 24 Ottobre 2020

Di seguito un estratto del pezzo.

 

In Italia, oggi un lavoratore medio (con un salario di circa 23.000 euro annui) ha bisogno di 45 anni di lavoro per ottenere 1 milione di euro, sui quali avrà cumulativamente versato, semplificando, circa 400.000 euro di imposte e contributi. Chi riceve in dono o in eredità la stessa cifra di 1 milione di euro dai propri genitori dispone all’istante di tali risorse e non paga alcuna imposta (per importi superiore al milione, l’aliquota sarebbe il 4%). Nel complesso, la tassazione sui lasciti e sulle donazioni contribuisce oggi allo 0,05 delle entrate totali (a metà anni 90 il contributo era almeno doppio), nonostante il flusso annuale dei trasferimenti di ricchezza rispetto al reddito nazionale sia, nello stesso periodo, quasi raddoppiato (è passato dall’8,5 al 15%).

 

Questa situazione cozza contro l’equità orizzontale: il principio della discriminazione qualitativa richiede di tassare di più la ricchezza i cui benefici, diversamente da quanto avviene con il lavoro, possono essere goduti anche passivamente e senza sforzo, come diceva J.S.Mill anche dormendo. Cozza contro l’equità intergenerazionale: l’imposta di successione è strumento cruciale di
uguaglianza di opportunità. Cozza contro il principio democratico: permettere la creazione di forti concentrazioni di ricchezza e di potere economico, anche in chiave dinastica, indebolisce l’uguaglianza politica al cuore della democrazia. Cozza, infine, contro l’efficienza economica. Le imposte sui regali sono molto meno distorsive delle imposte che colpiscono lo sforzo, eppure i regali dispongono di un trattamento di favore. Inoltre, come ammoniva il miliardario e filantropo Andrew Carnegie, sapere di potere contare su enormi eredità rischia di attenuare i talenti e le energie dei figli e, in ogni caso, chi eredita un’attività imprenditoriale di successo non ha sempre le stesse competenze degli imprenditori innovatori. Se così, contro il senso comune, un rafforzamento dell’imposta potrebbe favorire offerta di lavoro e produttività.

 

Il Forum Disuguaglianze Diversità ha di recente elaborato una proposta di riforma dell’imposta sulle eredità attualmente vigente nel nostro paese che ambisce a contrastare questi limiti. La nuova imposta, che abbiamo denominato imposta sui vantaggi ricevuti, si ispira alle indicazioni fornite A. Atkinson in Disuguaglianza. Che fare? (Cortina Editore). Essa prevede un allargamento della base imponibile, attraverso la sostanziale cancellazione della miriade di esenzioni che oggi favoriscono l’elusione dell’imposta. Le uniche esenzioni riguarderebbero le donazioni annuali di piccola entità e, come già avviene oggi, le elargizioni a enti no profit e amministrazioni pubbliche e il trasferimento di dimore storiche e imprese agricole (sotto alcune condizioni). Accentua, inoltre, la progressività. Aliquote e scaglioni potrebbero essere 0% sotto 500.000 euro; 5% fra 500.000 euro e 1 milione; 25% fra 1 milione e 5 milioni di euro e 50% sulle somme eccedenti. Si applica, infine, in misura cumulativa alla somma dei trasferimenti ricevuti nel corso della vita da chiunque: ad esempio, se si riceve un importo di 400.000 euro a 25 anni non si paga nulla; se poi si ricevono ulteriori 150.000, si paga il 5% sui 50.000 che eccedono la soglia dei 500.000, ovvero 2.500 euro.

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