La conoscenza come bene pubblico globale

L’intervento di Ugo Pagano all’evento in streaming “Disuguaglianze nell’epoca delle crisi. Un anno di vita e più utili che mai: le nostre 15 proposte” (25 marzo 2020). 

Molto opportunamente visto il corona virus, la proposta n. 1 del Forum è stata questa: “Considerare la conoscenza come bene pubblico globale: modificare gli accordi internazionali e intanto ottenere farmaci più accessibili”. Avevamo percepito che l’eccessiva privatizzazione della conoscenza ci avrebbe reso sorprendentemente vulnerabili.

 

Considerate il noto caso dell’azienda tedesca CureVac. Questa azienda ha recentemente fatto fuori il CEO Dan Menichella. Menichella aveva partecipato a una riunione con Trump, proprio sul vaccino contro il corona virus. In quella riunione il presidente americano avrebbe tentato di acquisire un uso esclusivo del futuro vaccino di CureVac per gli Stati Uniti. Questo episodio mostra quanti anni luce siamo passati da quando Sabin si rifiutava di brevettare il suo vaccino. LUI sosteneva che esso costituiva un suo regalo a tutti i bambini del mondo.

 

La cosiddetta proprietà privata intellettuale è diventata il motore più importante del capitalismo moderno. I cosiddetti beni intangibili costituiscono oltre lo 85 per cento del capitale delle 500 imprese più grandi del mondo. L’eccesso di proprietà privata intellettuale ha già provocato molti danni. Il diffondersi dei monopoli intellettuali non ha solo portato a un aumento della diseguaglianza. E’ anche una delle cause della stagnazione della economia. In questa drammatica situazione bisogna urgentemente cambiare strada.

 

Le imprese che cercano di guadagnare profitti dallo sviluppo di medicine e vaccini contro il virus sono inadeguate alla sfida che ci troviamo di fronte. Quasi ogni giorno ci sono compagnie che annunciano nuove scoperte. Grazie a questi annunci, anche talvolta davvero improbabili, esse vedono salire la loro quotazione in borsa. E magari si avvantaggiano i pochi che hanno saputo in anticipo dell’annuncio.

 

Sono annunci che servono a rivendicare una priorità su certe linee di ricerca da tradursi possibilmente in futuri profitti di monopolio. Sono purtroppo spesso anche annunci che servono a scoraggiare gli investimenti dei concorrenti. Abbiamo così uno scoraggiamento reciproco degli investimenti mentre ora ci sarebbe bisogno proprio del contrario.

 

Ci sono poi molte altre compagnie che mantengono segrete delle conoscenze preziose in attesa di poterle brevettare e renderle note nella situazione di mercato più opportuna. Come mostra il caso di Trump con CureVac, i governi, si stanno spesso accodando a questa modalità privatistica. Così la peggiorano ancora di più aggiungendovi degli elementi di egoismo nazionale.

 

Riteniamo che i governi dovrebbero invece seguire delle politiche completamente diverse.

 

Nella proposta 1 del Forum si chiede di fare investire ai singoli Stati una percentuale del loro reddito nazionale nello sviluppo di conoscenze che costituiscono un bene pubblico globale. Si propone che vengano applicate delle sanzioni contro quella concorrenza sleale che si fa quando si investe solo in conoscenza privatizzata mentre si usufruisce della conoscenza pubblica prodotta da altri paesi. La drammaticità del caso del corona virus impone di integrare queste proposte con soluzioni ancora più radicali.

 

Occorre chiarire subito che, visto il numero di vittime in tanti paesi, qualsiasi conoscenza relativa alle cure va necessariamente considerata come parte di un bene pubblico globale. Deve essere vietata la sua appropriazione privata. Si devono finanziare progetti di ricerca pubblica. Bisogna incoraggiare una discussione aperta nella comunità scientifica sui vantaggi e le criticità di ogni soluzione. Andrebbero, inoltre, adeguatamente compensate le aziende private che forniscono risultati anche solo preliminari, rinunciando così alla segretezza delle loro ricerche.

 

Le medicine rese disponibili dalle future ricerche dovranno poter essere prodotte in condizioni di concorrenza in qualsiasi parte del mondo, come se esse fossero dei farmaci generici. Solo così ci si potrà opporre a una orribile strategia alla Trump di “prima il vaccino agli americani”. L’appropriazione privata della scienza non limita solo la concorrenza economica. Essa limita anche la concorrenza e la cooperazione fra scienziati. La scienza può dispiegare tutte le sue potenzialità solo in un confronto aperto fra direttrici di ricerca alternative.

 

Passata l’emergenza, non dovremo dimenticarci che questa situazione ci vede così disarmati anche perché gli studi relativi ai vaccini contro i precedenti corona virus non sono mai stati completati. Una volta che si era ridotta la diffusione dell’infezione, essi non avrebbero generato sufficienti profitti. Non a caso il vaccino contro l’Ebola, che secondo alcuni ha qualche effetto anche il corona virus, non è stato fornito dai privati. E’ stato un generoso regalo del governo canadese alla Organizzazione mondiale della sanità. In conclusione, se siamo messi così male rispetto al Corona virus è anche dovuto alla privatizzazione della conoscenza. E se non stiamo messi peggio è talvolta dovuto alla isolata generosità di qualche governo.

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L’appropriazione privata della scienza non limita solo la concorrenza economica, ma anche la concorrenza e la cooperazione fra scienziati che possono dispiegare tutte le loro potenzialità solo in un confronto aperto fra direttrici di ricerca alternative. Di entrambi abbiamo subito bisogno in questa drammatica situazione. Per il futuro avremo bisogno di una ricerca pubblica non per generare profitti privati ma per renderci molto meno vulnerabili.. Un articolo di Ugo Pagano

Le attività della “messa a terra” si sono fino ad ora concentrate sull’ultima delle tre azioni in cui si articola la proposta, vale a dire una migliore e maggiore accessibilità ai farmaci e, più in generale, alle cure.

Redazione - ForumDD
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