In Alta Val Marecchia un’agricoltura per il futuro

Esistono in Italia forti disuguaglianze territoriali che riguardano in particolare le aree interne del paese. La Strategia Nazionale Aree Interne supporta la sfida di amministratori locali, imprenditori e cittadini che lavorano, da protagonisti, per ridurle.

La provincia di Rimini si arrampica fin quasi ai mille metri sul livello del mare. Senatello, una delle frazioni di Casteldelci, è il borgo più alto dell’area interna dell’Alta Val Marecchia, di cui fanno parte 7 Comuni, per un totale di circa 18mila abitanti. Il territorio si arrampica sui crinali che dividono la Romagna dalla Toscana e dalle Marche. Qui, nel borgo di Pennabilli, ha lavorato per vent’anni il grande poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, uno che scriveva “in un momento in cui l’uomo sporca tutto, bisogna tornare ad amare la terra”, e s’è impegnato per recuperare e tramandare la cultura contadina e i frutti dimenticati.

 

La realtà, fotografata dalla Strategia Nazionale Aree Interne, è però diversa: tra i primi anni Ottanta e il 2010 nei 7 Comuni dell’area è andata persa, abbandonata, il 40% della superficie agricola utilizzata. “L’agricoltura in Valmarecchia fatica a trovare la propria identità, ha difficoltà a definirsi e a innovarsi. Nelle zone vocate, finora si sono perseguite alte rese di produzione ma, in un territorio dall’alta biodiversità come la vallata, l’agricoltura sembra poter puntare maggiormente sulla qualità delle produzioni che non sulle rese” spiega il preliminare della Strategia d’area. Eppure, il presente è quello di aziende agricole frammentate, con pochi conduttori giovani (l’età media supera i 60 anni) e una dimensione media aziendale scarsa. Sono pochissime anche le produzioni DOP o IGP, quindi più riconoscibili e identificabili: meno di un quarto rispetto alla media regionale.

 

C’è, però, chi scommette sull’Alta Val Marecchia e sta costruendo qui un’agricoltura per il futuro. Elemento centrale di questo processo è il rafforzamento della vocazione cerealicola dell’area, a partire dalla coltivazione di varietà tradizionali di grano, come il Mentana, il Gentil Rosso, il Grano del Miracolo, il Frassineto. C’è già chi lo fa, e grazie al progetto di ricerca “SGRANAVA” sta selezionando le sementi migliori. La Strategia Nazionale Aree Interne sostiene questo processo. È questo contesto che ha offerto “terreno fertile” alla nascita della Cooperativa Valmarecchia bionatura: il progetto – avviato nella primavera del 2018 – che riunisce cinque aziende agricole. Complessivamente, hanno la possibilità di arrivare a seminare circa 300 ettari di superficie agricola. Tra i soci ci sono anche alcuni giovani e nuovi agricoltori, che hanno scelto di lavorare in rete, considerando questo strumento il più efficace per garantire l’accesso a filiere di trasformazione e alla distribuzione.

 

Le farine sono distribuite in numerosi punti vendita in tutta la valle, ma anche a Rimini e a Badia Tedalda (Comune toscano confinante, che fa parte dell’area interna Casentino-Valtiberina). I prodotti arrivano anche alle famiglie dal gruppo d’acquisto solidale RIGAS. Le etichette richiamano la qualità del paesaggio, raccontando le “terre biologiche” della Valmarecchia: sono un invito a salire quassù, nelle Terre dei Montefeltro e dei Malatesta, per visitare le fortificazioni medioevali e i borghi incastellati legati alle due signorie, su tutti San Leo e Sant’Agata Feltria. O andare a perdersi nel Museo diffuso dei luoghi dell’anima di Pennabilli, immaginato da Tonino Guerra.

 

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