I lavoratori producono i big data, e pochi privati incassano i quattrini

I colossi del digitale stanno accumulando enormi quantità di informazioni su di noi. Per questo è diventato urgente aumentare la consapevolezza su cosa viene fatto dei dati e poterli conoscere. Parla Piero De Chiara. Intervista di Gloria Riva

Piero De Chiara, ex consigliere Agcom e membro del Forum Diversità e Diseguaglianze, serve una legge per uscire dall’angolo in cui i lavoratori si sono infilati?

«Affidarsi ai governanti, che stanno usando i dati per aumentare il proprio consenso elettorale, non mi pare una grande idea. Del resto non c’è regolamentazione che tenga di fronte al cambio di passo, alla rivoluzione copernicana, che il mondo del lavoro sta subendo. Qui, la messa in campo dei lavoratori è decisiva. Bisogna aumentare la loro cultura e favorire la loro capacità di negoziazione: questa è la chiave di volta per evitare che lo sviluppo della scienza si trasformi in un incubo (sempre più reale, del resto). Il problema è che l’impresa ha un’idea, cioè il profitto. I governi anche, cioè il controllo. Mentre ancora la società civile non sa che farsene di questi dati. A livello di municipalità, qualcosa si sta muovendo, ma questa miriade di informazioni sta per lo più in mano privata, che ci guadagna un mucchio di quattrini e di potere».

 

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* Si ringrazia Piero De Chiara, partner di progetto del ForumDD.
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