Un approfondimento dal sesto numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”.
Ci siamo lasciati tre mesi fa, con l’intento di rafforzare l’attenzione al quadro generale, alla configurazione istituzionale dell’Unione. Questa newsletter offre diversi spunti al riguardo.
Analizza due proposte, oggi in discussione, finalizzate ad accrescere l’unità politica dell’Unione: la proposta del “federalismo pragmatico” avanzata da Mario Draghi e quella di una nuova Costituente europea promossa dal Movimento Federalista Europeo. Possono queste proposte rappresentare linee direttrici condivisibili e efficaci? Presenta, in un altro contributo, diverse ragioni a favore di un’amministrazione europea “aperta, indipendente e efficiente”, contro le attuali tendenze all’accentramento del potere sotto la Presidenza delle Commissione. Offre, altresì, una ricca riflessione sul ruolo dell’Unione nel nuovo contesto geopolitico. Su questo fronte, si individuano ritardi, se non addirittura rischi di incoerenza. Si rilevano, però, anche cambiamenti condivisibili nel lessico dell’Unione e segnali interessanti provenienti dalle forze progressiste. Di questi ultimi dà conto Hana Jalloul, vicepresidente della Commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo, nell’intervista che le abbiamo fatto, in cui racconta della recente Global Progressive Mobilization promossa dall’Internazionale Socialista, con una forte presenza del Sud globale.
Abbiamo inoltre aperto una nuova sezione, La questione della pace, dove vorremmo attivare un confronto, di volta in volta aperto a persone diverse, sugli elementi di un percorso di pace in grado di sottrarci allo spirito bellicistico e alla corsa agli armamenti che oggi prevalgono nell’Unione. Le osservazioni proposte possono, e potranno, essere controverse e la sezione potrà comparire in alcuni numeri e non in altri. Ma è importante discutere e confrontarsi. In questa newsletter, troverete il resoconto di un interessante seminario, ideato da Anna Colombo e Ugo Pagano, al quale abbiamo invitato Pasquale De Sena, Carolina De Stefano ed Eldar Mamedov. Pur nelle differenze di impostazione, un punto emerge condiviso: non si può uscire dal contesto attuale senza impegnarsi nella costruzione di un’architettura di pace — non basta un cessate il fuoco — e in questa architettura deve essere inclusa anche la Russia. Anche se si dissente radicalmente da Putin, nella politica internazionale bisogna parlare con tutti: non ci si può scegliere l’interlocutore.
Nell’aprirci a questi sviluppi non abbiamo certamente dimenticato la nostra tradizionale ragione d’essere, occuparci delle politiche. Del resto, come abbiamo più volte sottolineato, il piano micro delle politiche è strettamente legato a quello macro del disegno istituzionale (e viceversa). Nell’ambito del welfare, rileviamo due forti limiti dell’azione dell’Unione nell’ultimo trimestre. Il primo, certamente il più grave, poiché introduce nuovi rischi di violazione dei diritti umani, riguarda l’entrata in vigore, il 12 giugno scorso, del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il secondo, relativo alla cosiddetta Prima strategia europea contro la povertà, non introduce nuovi rischi, ma sembra fare ben poco per ridurre concretamente la povertà, limitandosi a riproporre indicazioni che da decenni si sono dimostrate inefficaci. Sul fronte delle politiche della ricerca, offriamo un contributo che mette in luce il procedere senza sosta del dual use, anche a costo di sacrificare lo sviluppo degli impieghi civili dell’intelligenza artificiale. Un altro contributo documenta poi l’indebolimento dell’impegno per la transizione verde, nel nome della competitività e, ancora una volta, della difesa, mentre ancora un altro articolo evidenzia le potenzialità, in termini di efficienza ed equità, degli ETS (permessi negoziabili di scambio delle quote di emissione), contro la falsa retorica delle forze di destra che ne chiedono la sospensione in nome della competitività.
Valutazioni più ambivalenti sull’operato dell’Unione sono espresse negli articoli sulle nuove linee guida sul controllo delle concentrazioni industriali e sulle politiche per il digitale. Da un lato, le nuove linee guida riconoscono il ruolo della concorrenza (e, dunque, dell’anti-trust) quale condizione per assicurare che dimensioni di impresa più grandi favoriscano l’innovazione. Dall’altro lato, adottano, però, anche la logica dei trade off, secondo cui innovazione, dimensione delle imprese e concorrenza, anziché complementari, potrebbero essere in contrasto. Similmente, nel digitale, nello stesso mese di giugno, l’Unione ha simultanamente promosso la sovranità europea e accettato la dipendenza dagli Usa.
Infine, la newsletter offre due interessanti contributi, uno su un successo dell’Unione e l’altro sulla necessità di non attribuire all’Unione limiti che sono, in realtà, dei paesi membri. Il primo contributo riguarda la sentenza dello scorso fine aprile della Corte di Giustizia europea che sanziona la violazione di libertà contro l’ingerenza nelle vite private da parte del Governo ungherese. Oltre al merito, l’interesse riguarda le modalità cui si è arrivati alla sanzione: facendo leva sui valori sanciti nei trattati, anziché sul metodo intergovernativo. Il secondo contributo riguarda i limiti della richiesta del governo italiano di una deroga ai vincoli di indebitamento per fare fronte all’aumento dei prezzi dell’energia causato dal blocco del canale di Hormuz. Pur riconoscendo i limiti del Patto di Stabilità e crescita e le responsabilità dei paesi cosiddetti frugali nell’opporsi alla creazione di un debito pubblico europeo, il contributo sottolinea il ruolo dell’indebitamento per finanziare i beni pubblici europei fra cui la transizione “verde”, non per mettere “le pezze” ai buchi delle politiche nazionali.










