I nativi interculturali tra voglia di riscatto e bisogno di riconoscimento

Officine Gomitoli, centro interculturale per l’incontro e la convivenza delle differenze gestito dalla Cooperativa Dedalus di Napoli, promuove opportunità sociali per gli adolescenti e i giovani migranti e italiani del territorio, attraverso la promozione e la realizzazione di attività di laboratoriali ed iniziative a carattere artistico-interculturale.

I ragazzi e le ragazze con cui lavoro sono giovani che amo definire “nativi interculturali”. Sono cioè ragazzi e ragazze che vivono immersi nell’intercultura e nell’epoca del web 2.0, entrambi elementi che offrono loro sempre nuove possibilità di creazione, collaborazione, condivisione, partecipazione. Per ciò che riguarda nello specifico le cosiddette “seconde generazioni”, la loro situazione di “italiani con permesso di soggiorno” mette sensibilmente in crisi la loro identità, la percezione e il riconoscimento dei loro diritti civili e politici (nonché dei relativi doveri). Nonostante ciò però c’è da dire che questi ragazzi e queste ragazze nati dopo il 1980 (definiti anche la “generazione dei Millennials”) appaiono molto diversi dalla generazione disincantata e rinunciataria dei genitori migranti che li ha preceduti. I Millennials infatti sono portati ad un maggior protagonismo e verso nuove e creative forme di partecipazione e mobilitazione politica non convenzionale. Consapevoli del fatto che in questa società non c’è spazio e riconoscimento per i loro sogni, le loro ambizioni, i loro desideri, poiché non vengono riconosciuti nemmeno come “italiani”, questi/e giovani sono accomunati dal desiderio di non rassegnarsi ad essere esclusi dalla vita politica, economica, sociale e culturale del Paese in cui sono nati/e e/o cresciuti/e, e da un forte desiderio di riscatto. Per questi motivi, trovano, anche grazie all’uso dei social network, un nuovo modo di far sentire la propria voce forte e chiara, sperimentando così nuove forme di cittadinanza attiva. Tale impegno risulta per loro molto importante perché gli permette di ribaltare le prospettive che oggigiorno li vedono al centro delle scene solo quando si parla di “immigrazione” in maniera del tutto inappropriata.

 

La reazione al razzismo tra incredulità e impegno

 

Capita che reagiscano agli episodi razzisti che purtroppo si stanno consumando in questi mesi, con una frequenza sempre maggiore. Nei loro commenti si legge l’incredulità e la mancanza di spiegazione plausibile, di un “giustificativo” a tali episodi. Tra le motivazioni che i ragazzi e le ragazze tentano di darsi, a volte figura “l’ignoranza” ma anche questa non rappresenta per loro una motivazione. Spesso parlano di “paura” o meglio di “politica della paura”, esprimendo così la consapevolezza che tutte le correnti politiche attuali (con la complicità dei mass media) stanno volutamente fomentando diffidenze e ostilità nei confronti dell’Altro. Noto che ormai tutti gli adolescenti, sia italiani che con background migratorio, sono consapevoli del fatto che il razzismo non è espresso solamente attraverso manifestazioni violente, ma in primis tramite rifiuto o emarginazione verso persone di altra origine, religione, cultura o pensiero. Tra i ragazzi poi c’è chi ha assistito a fenomeni di razzismo, e anche chi lo ha subito in prima persona. La cosa che fa molto riflettere è che, da quello che emerge dai loro racconti è che gli episodi di cui parlano li hanno visti o subiti principalmente a scuola, uno dei luoghi, insieme agli altri spazi istituzionali, in cui ci si dovrebbe impegnare nella lotta contro il razzismo. Dai discorsi dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto le cosiddette “seconde generazioni”, emerge poi un grande interesse nei confronti della legislazione relativa alla acquisizione della cittadinanza italiana per le persone nate in Italia appunto da genitori stranieri. E’ cosa a loro nota che, ad oggi, infatti, se una persona è nata in Italia da genitori stranieri, non può diventare cittadino finché non avrà compiuto i 18 anni e che, da quel momento, avrà solamente un anno di tempo per farne richiesta, nel caso non usufruisca di tale finestra dovrà fare richiesta di residenza e risiedere almeno 3 anni prima di poterla richiedere di nuovo. Se si dialoga con loro in materia di diritti, attualmente i/le giovani affermano di osservare una società in cui i migranti (e i loro figli, nel caso dei ragazzi di origine straniera nati e/o cresciuti in Italia) hanno meno diritti rispetto agli “italiani”. Se si cerca di capire più nel dettaglio la percezione che gli adolescenti di origine straniera hanno nei confronti del loro vivere in Italia e se si chiede loro la prima parola che viene in mente pensando al Bel Paese, solo in pochi casi comunque essi hanno associato all’Italia parole che richiamano il concetto di “intolleranza”. Molti invece esprimono un senso di appartenenza, nonostante la consapevolezza che i termini legati all’attualità o ad abitudini diffuse, ritraggono un’immagine dell’immigrazione peggiore della realtà. Consapevoli di ciò, i ragazzi e le ragazze sono anche consapevoli che oggi hanno un ruolo attivo nel creare valore e rafforzare la consapevolezza attraverso la circolazione delle informazioni. In questo senso l’impegno portato avanti oggi dalle nuove generazioni, sembra essere, non più solo rivendicativo ma costruttivo e l’interesse non è più rivolto esclusivamente alla comunità d’origine dei propri genitori, ma all’intera società, in particolar modo ai loro coetanei “italiani”, nativi digitali ed interculturali a loro volta, poiché immersi nello stesso mondo attraversato dalla “politica della paura” che loro cercano di combattere con una “contro-politica dell’incontro”.

Il bisogno di un riconoscimento 

 

Gli adolescenti, ragazzi e ragazze, di qualsiasi origine, hanno il forte bisogno di rispondere alle domande “Chi sono io? Chi voglio essere?”. Chiaramente questi quesiti non se li pongono in modo intenzionale ma emergono dal modo di porsi, dalle scelte fatte in termini di sport, scuola, amicizie ecc. Molto spesso a quest’età si parla di “opporsi per porsi” per essere riconosciuti/e a livello emotivo/personale dal mondo esterno, da chi gli sta intorno, dalla società. Hanno bisogno di sfogarsi e di esprimere le loro idee vivaci ed innovative senza essere completamente evitati dagli adulti, spesso concentrati solamente sul lavoro. Hanno bisogno di progetti concreti e stabili perché a loro, più di qualunque altra persona, il futuro spaventa, perché è sempre difficile fare delle scelte, che potrebbero condizionare la loro vita per sempre. Hanno bisogno di amici che rimangano tali anche in questo periodo di numerose difficoltà per superare tutti gli ostacoli che si potranno presentare, dalla rottura di una relazione ad una bocciatura a scuola, perché sanno che più si è, meglio si sta. Hanno bisogno di essere valorizzati e non essere messi da parte, perché insieme alla solitudine, l’essere rimpiazzati è la paura più grande degli adolescenti. Hanno bisogno di essere trattati come ragazzi, non come bambini e non come adulti, avendo le responsabilità che l’età conferisce loro. Hanno bisogno di sicurezza e autostima e di pensare più con la propria testa e non con quella degli altri. A tutti questi bisogni emotivi/personali, nei giovani con background migratorio si aggiunge poi il bisogno di essere riconosciuti anche a livello istituzionale. La questione del diritto alla cittadinanza è assolutamente centrale perché questi/e giovani non accettano di farsi scivolare addosso temi cruciali (come la giustizia e la politica) che, al contrario, li interessano e li coinvolgono. Dunque il riconoscimento politico-istituzionale che lo Stato deve a questi/e giovani è assolutamente una priorità per far sì che questi ragazzi e ragazze vedano riconosciuti il proprio ruolo e i propri valori e che non si crei senso di esclusione.

 

L’arte aiuta a sentirsi riconosciuti

 

L’arte e della cultura sono assolutamente fondamentale nel generare un riconoscimento tra gli individui. L’arte è il linguaggio dell’anima che, con le sue molteplici espressioni, materializza il bisogno interiore di raccontarsi, di manifestarsi, di condividere la propria storia. Presso Officine Gomitoli, centro interculturale per l’incontro e la convivenza delle differenze gestito dalla Cooperativa Dedalus di Napoli, cerchiamo di promuovere opportunità sociali e personali per gli adolescenti e i giovani migranti e italiani del territorio, proprio attraverso la promozione e la realizzazione di attività di laboratoriali ed iniziative a carattere artistico-interculturale. In contesti urbani in cui la convivenza tra popolazione autoctona e popolazione migrante sembra essere particolarmente difficile, perché i problemi presenti sono spesso individuati nella microcriminalità o in “comportamenti incivili” (sporcizia, abbandono, arroganze e prepotenze, limitazione di piccole libertà ecc.) imputati agli “immigrati”, la presenza di uno spazio in cui queste “popolazioni differenti” possano incontrarsi e (ri)conoscersi in momenti di bellezza è di fondamentale importanza.

Offrire opportunità differenziate ed interventi mirati alla tutela e alla promozione dei diritti, alla valorizzazione e al potenziamento delle competenze e delle attitudini professionali e creative, all’accesso a momenti ricreativi e dedicati all’incontro, alla relazione e all’affettività è importante per tutta la comunità e ciò è particolarmente vero soprattutto per i giovani, perché, in un momento storico in cui ci si trova sempre più davanti ad una generazione (sia essa migrante, autoctona o di seconda generazione) composta da giovani individui, arrabbiati, annoiati, sovraccaricati di responsabilità e aspettative e al tempo stesso sempre più fragili, confusi, incapaci di comunicare e spesso di capirsi, diventa essenziale porre in essere un’offerta di attività che consentano ai ragazzi e alle ragazze di (ri)trovare situazioni e momenti relazionali dedicati alla creatività, alla socialità, all’approfondimento culturale, alla cura dei propri desideri e della propria sfera emotiva e affettiva, per provare ad abbattere le barriere e quelle dinamiche sociali di separazione che sono alla base di pericolosi processi di discriminazione e conflitto. In altre parole, attraverso l’arte, che può essere ritenuta una delle più rilevanti forme educative dello spirito umano, si prova ad offrire ai giovani e alle giovani opportunità culturali, didattiche, formative, di svago in cui riconoscersi ed essere riconosciuti come persone, come pari. Bisogno che spesso, oggi, viene troppo spesso sacrificato in nome di altre esigenze primarie, soprattutto economiche.

Ismahan Hassen, classe 1988, tunisina d’origine da parte di madre e di padre ma italiana e napoletanissima d’adozione. Dopo la laurea magistrale in Scienze delle Lingue, Storia e Culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, attualmente lavora presso la Dedalus, cooperativa sociale in qualità di coordinatrice delle attività laboratoriali del centro interculturale Officine Gomitoli. Appassionata di scrittura ha intrapreso il suo percorso legato alle tematiche dell’intercultura e del mondo delle nuove generazioni di italiani facendo parte della redazione di Yalla Italia – Il blog delle seconde generazioni.

Redazione

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