Lavori in corso della proposta sui Workers buy-out

Il primo appuntamento del gruppo di lavoro del Forum DD sui Workers Buyout (WBO)[1], per approfondire il tema sul campo, è all’Università di Roma “La Sapienza”, in una soleggiata giornata di gennaio. Poi, tutti in macchina e partenza per la periferia sud di Roma, dove ha sede la Fenix Pharma; una società cooperativa nata nel 2011 dall’orgoglio di alcuni manager di una multinazionale che stava chiudendo la propria sede italiana.

 

L’analisi sul campo è la seconda fase del metodo di lavoro scelto dal nostro gruppo. Questa ha fatto seguito a un lungo periodo di incontri tecnici con i vertici e i tecnici del sistema cooperativo, del sindacato e principalmente della società Cooperazione e Finanza Impresa, società partecipata dal MiSE che dal 1986 opera a sostegno delle “imprese rigenerate dai lavoratori” o Workers Buyout. Questi mesi – fondamentali per approfondire la documentazione disponibile e per la costruzione della banca dati – hanno portato all’elaborazione dei questionari per i lavoratori dei WBO: uno, più lungo e approfondito, rivolto ai soci promotori/amministratori; l’altro, più sintetico, rivolto ai soci “semplici”. I questionari sono stati testati e affinati sulla base delle interviste effettuate nelle prime tre imprese visitate. Per individuare eventuali aree di intervento e proporre soluzioni più vicine alle esigenze delle cooperative, sono state previste intere giornate di visita nelle aziende con interviste sul campo ai lavoratori (sia soci promotori, sia soci semplici).

 

Nel periodo tra gennaio e luglio 2019, abbiamo quindi visitato 18 imprese rigenerate dai lavoratori (circa un terzo dei dipendenti e oltre un quarto dei WBO nati dal 2002 ad oggi con la cd. Legge Marcora II), operanti in vari settori e di diversa dimensione. Abbiamo inoltre avuto modo di raccogliere i contributi e le esperienze di altri attori (avvocati, dipendenti nel settore cooperativo) coinvolti nella promozione dei Workers Buyout. La Regione nella quale abbiamo visitato più cooperative WBO è stata l’Emilia Romagna con 9 imprese, 3 nelle Marche, 2 in Veneto e in Campania, 1 in Umbria e Lazio.

Le nostre visite sul campo e le interviste hanno seguito sempre lo stesso schema. Per avviare i contatti con le cooperative ci siamo avvalsi dell’aiuto di Franco Di Nuzzo di CFI e di Daniela Cervi Legacoop Emilia Ovest che hanno anticipato la nostra telefonata. Abbiamo quindi preso contatto direttamente con le cooperative per sondare la loro disponibilità e inviato loro i due questionari da compilare. Concordato il giorno delle interviste sul campo e del ritiro dei questionari (in genere dopo 10-15 giorni dal loro invio), con il prezioso aiuto degli amministratori/promotori delle cooperative abbiamo avuto modo di parlare e intervistare vari soci per farci raccontare in dettaglio le loro esperienze. Lo scopo era quello di approfondire le principali difficoltà incontrate dai lavoratori e dalle loro famiglie, per far emergere eventuali proposte di miglioramento degli strumenti a loro disposizione.

Siamo stati confortati dall’accoglimento positivo di alcune proposte già avanzate dal ForumDD. Con nostro stupore, la più controversa rimane quella sugli strumenti e modalità per rafforzare le competenze manageriali dei WBO: l’affiancamento di un team di manager che fornisca supporto ai lavoratori di più cooperative ha suscitato qualche perplessità legata a una loro certa diffidenza nei confronti di manager “calati dall’alto”. Di contro, in diverse cooperative sono emerse tutte le difficoltà nel far fronte agli impegni che richiede la gestione di un’impresa. E se in qualche regione questa carenza è stata affrontata con il supporto delle istituzioni locali, di CFI e del sistema cooperativo, lo stesso non si può dire per il resto dei territori.

Un punto sul quale ci siamo ulteriormente convinti è la necessità di rafforzare le linee di intervento della Marcora, oltre a premiare fiscalmente i lavoratori impegnati in un WBO. Molte imprese rigenerate sono frutto di eventi che potremmo definire quasi “casuali”. All’inizio del processo pochi lavoratori erano a conoscenza degli strumenti messi a loro disposizione dalla Legge Marcora. Eppure il WBO può rivelarsi uno strumento funzionale al raggiungimento degli obiettivi di una riorganizzazione aziendale, resa più rapida ed efficiente dal coinvolgimento diretto dei dipendenti. Soluzioni, queste, che potrebbero essere promosse mediante un dialogo costante con le Regioni e le istituzioni locali e portate all’attenzione dei tavoli di crisi per pianificare, con i rappresentanti dei lavoratori e dell’azienda, le azioni opportune. I governi nazionali, nelle ultime tre finanziarie, hanno stanziato risorse per favorire la nascita dei WBO; anche diverse Regioni hanno mostrato la propria sensibilità stanziando fondi dedicati, ma visto il numero esiguo di WBO non crediamo siano le risorse finanziarie il principale problema.

WBO: numeri e luoghi. Le mappe si riferiscono ai due principali periodi di intervento 1986-2001 e 2002-2017, per tener conto delle modifiche intervenute nel quadro legislativo e nelle modalità di finanziamento.

* [1] Si ringrazia il gruppo di lavoro: Viviana Celli, Stefano Imbruglia, Paolo Lucchino, Patrizia Luongo, Marco Marucci, Guido Pellegrini e Flavia Terribile. Si ringraziano in particolare Flavia Terrible e Stefano Imbruglia per il test; Stefano Imbruglia e Marco Marucci per le foto.
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