Succivo: la disuguaglianza e il degrado di un territorio trasformati in resilienza e impegno civile

Ad aprire la conferenza stampa di lancio del Forum Disuguaglianze Diversità, lo scorso 16 febbraio, quattro storie di cittadini alle prese con una battaglia concreta e appassionata contro le disuguaglianze di ricchezza. Paola Pascale racconta la storia del suo territorio, quello di Succivo in Campania. 

Sono Paola Pascale e vengo da Succivo, un paesino agro-aversano, un territorio difficile, alla periferia della periferia, una distesa di cemento senza soluzione di continuità tra i margini della città metropolitana di Napoli e la provincia di Caserta; un territorio dove la camorra e il malaffare ha distrutto l’ambiente e il paesaggio rurale.

 

Faccio parte della delegazione locale di Legambiente, che opera sul territorio da circa 20 anni. Ci siamo sempre battuti per realizzare un modello di sviluppo che vedesse in prima linea le persone e la tutela del territorio e dell’ambiente. Purtroppo nel nostro territorio regna l’abusivismo edilizio, e per i cittadini non c’è nulla. Viviamo in città-dormitorio, dove le criticità ambientali si integrano con una grave emergenza sociale, culturale ed economica, creando un “disagio di contesto”, che investe in maniera trasversale e diffusa tutta la collettività, che si esprime perfettamente nelle nuove generazioni e che assume come perimetro lo stile di vita, l’ambiente inquinato, la disoccupazione, la mancanza di una prospettiva di sviluppo e di crescita, l’assenza di stimoli per la progettazione di attività economiche; l’indifferenza verso l’operato del terzo settore. Mancano totalmente servizi per l’infanzia e per la terza età. Queste carenze provocano non solo disagi ma una progressiva desertificazione sociale perché i giovani, che sentono di non avere speranza di futuro, da questi territori vanno via.

 

La nostra battaglia e il nostro impegno collettivo per ridurre le disuguaglianze, spesso così strettamente connesse al degrado ambientale, è iniziata nei primi anni 2000 quando abbiamo ottenuto di poter gestire il Casale di Teverolaccio, una spendida masseria del 1700 costruita intorno ad un’antica torre aragonese del 1400. Il Casale, che un tempo era un luogo importantissimo, con un florido mercato agricolo, versava in uno stato di degrado e di abbandono. il Casale è di proprietà del Comune che aveva deciso di destinarlo a un centro per la moda, un intervento per nulla coerente con la vocazione agricola e rurale del territorio.

 

Grazie a un finanziamento siamo riusciti a ristrutturare il casale e abbiamo realizzato l’Ecomuseo terra felix, un museo diffuso per raccontare le bellezze naturali, culturali e archeologiche della nostra zona che sorge nell’antica Atella, una importante città di origine osca, una delle più antiche della Campania, famosa per le fabulae atellane.

 

L’ecomuseo è strutturato in orti sociali destinati agli anziani della zona che hanno avuto così un’opportunità di socializzazione e di invecchiamento attivo: essi si dedicano alla coltivazione di prodotti biologici e diventano degli ottimi educatori quando ci sono le visite didattiche con gli studenti. Ogni anno, l’ecomuseo accoglie migliaia di studenti nella realizzazione di laboratori eco didattici. L’ecomuseo si compone anche della tipicheria, un luogo per la degustazione dei prodotti agroalimentari di eccellenza del territorio.

 

Nel 2013 però abbiamo dovuto fare i conti con l’emergenza “terra dei fuochi”: nel nostro territorio la camorra e il malaffare per anni hanno sversato rifiuti tossici inquinando terreni e distruggendo la biodiversità e la vita delle persone che, come dimostrato dai recenti report dell’Istituto Superiore di Sanità, in questa terra, più di altrove, si ammalano di cancro e di leucemie. E così il marchio “terra dei fuochi” ha finito per rappresentare un hinterland dell’anima, il sinonimo dell’inquinamento morale e ambientale che ha reso questa parte di territorio sofferente, disordinato e invivibile; una sorta di buco nero della civiltà.

 

Abbiamo combattuto questa battaglia su due fronti: da un lato denunciando le illegalità ambientali, dall’altro tutelando la vocazione agricola del territorio. La nostra agricoltura, fatta di piccole aziende a conduzione familiare specializzate nell’agricoltura di pregio, a causa del disastro ecologico e mediatico della “terra dei fuochi”, hanno visto crollare le vendite e sono stati costretti ad abbandonare il settore. Così negli ultimi anni il mosaico agricolo si è trasformato in un paesaggio incolto e abbandonato. I consumatori hanno deciso di non acquistare più i prodotti campani, forse a causa anche di un atteggiamento mediatico e di una comunicazione sbagliata.

 

E’ iniziata per noi una nuova battaglia per avvicinare le persone all’agricoltura locale, di qualità e assolutamente naturale. Ne la tipicheria produciamo e vendiamo prodotti 100% campani, abbiamo avvicinato le aziende agricole a una produzione a basso impatto e i cittadini alle radici di un territorio bellissimo dove le disuguaglianze sanno anche trasformarsi in resilienza.

 

Oggi il Casale è simbolo di riscatto ambientale, rinascita culturale e economia civile, capace di contaminare con la chiave della qualità, il paesaggio circostante, in piena “terra dei fuochi”, è sede di un evento di rilevanza nazionale come “Festambiente”, è meta di volontari italiani e stranieri. Il 14 marzo 2017, l’associazione geofilos atella ha ricevuto, per il progetto Ecomuseo terra felix, una menzione speciale al premio nazionale del paesaggio, organizzato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La menzione recita: legalità e paesaggio, lotta all’abusivismo attraverso la valorizzazione delle qualità territoriali.

 

Noi ci siamo, combattiamo e resistiamo perché bisogna farlo al massimo e bisogna farlo tutti i giorni.

Redazione

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