Un approfondimento dal quarto numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”
Ha fatto molto rumore la recente presa di posizione del Parlamento europeo per un congelamento della messa in opera dell’accordo quadro UE-USA in campo commerciale fintantoché non fossero state ritirate le minacce di nuovi dazi USA nei confronti di 8 paesi UE schieratisi a fianco della Groenlandia. La posizione dell’assemblea di Strasburgo ha certamente contribuito insieme ad altri fattori a determinare il sorprendente voltafaccia del Presidente Trump su questo tema in occasione del suo intervento alla Conferenza di Davos.
Si parla ora di una ripresa dei lavori parlamentari e la stampa fa riferimento impropriamente alla “ratifica” dell’accordo concluso il 21 agosto 2025 dalla Presidente della Commissione Von Der Leyen e dal Presidente Trump. Dico “impropriamente” perché il suddetto “Accordo quadro” come nel celebre quadro surreale di Magritte non è un vero “accordo” ai sensi del trattato sull’Unione. Se fosse tale avrebbe dovuto essere negoziato seguendo la procedura prevista dall’art.207 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione: la Commissione avrebbe dovuto ottenere un mandato formale del Consiglio, il Parlamento avrebbe dovuto essere tempestivamente e pienamente informato (art.218.10 TFUE) e, soprattutto, avrebbe dovuto appunto approvarne i contenuti prima della sua conclusione.
Niente di tutto questo è avvenuto e il cosiddetto “accordo quadro” non sarebbe altro che una Dichiarazione (Statement) firmata dalla Presidente della Commissione a nome dell’Unione, senza però il coinvolgimento del Consiglio e del Parlamento. E’ probabile che von der Leyen si sia, quindi, mossa solo consultando informalmente membri del Consiglio quali la Germania, ma non ha certamente informato il Parlamento europeo che, pur non essendo stato coinvolto nella fase di definizione dei suoi contenuti, dovrebbe ora non tanto “ratificare” l’Accordo quanto adottare la legislazione europea che lo mette in opera.
Già in altre occasioni la Presidente Von Der Leyen ci ha già abituati alla sua disinvolta interpretazione dei Trattati in particolare facendo uso e abuso dell’art.122 del Trattato che esclude il Parlamento europeo da scelte fondamentali come in materia di politica industriale della difesa. Detto questo, ci si sarebbe almeno aspettati un minimo di rispetto degli equilibri istituzionali in una politica come quella commerciale che rientra fra le competenze esclusive dell’Unione.
Ma tant’è. Finché il Parlamento europeo eviterà di difendere le proprie prerogative istituzionali impugnando come avrebbe dovuto di fronte alla Corte un “Accordo” che non è tale, ma che gli lega le mani, questa deriva rischia solo di ampliarsi e d’aggravarsi.
In che misura il Parlamento potrà quindi incidere ora almeno nella messa in opera del cosiddetto “Accordo Quadro”? La risposta è semplice: svolgendo con coscienza il proprio ruolo di co-legislatore emendando in modo appropriato soprattutto il progetto di Regolamento attualmente all’esame della Commissione Parlamentare sul Commercio Internazionale (INTA) sull’adeguamento dei dazi doganali all’importazione di determinate merci originarie degli Stati Uniti d’America e all’apertura dei contingenti (2025/0261(COD)).
Il relatore è il socialista tedesco Bernd Lange. Nel suo progetto di relazione, ha proposto diversi emendamenti che modificano sostanzialmente la proposta originale della Commissione e ha puntigliosamente messo in chiaro il contenuto e le condizioni di applicazione dei dazi e dei contingenti, le possibili misure di salvaguardia e di sospensione. Ha, soprattutto previsto che le misure di controllo della attuazione vengano adottate dalla Commissione su delega e non come semplici misure esecutive sulle quali il Parlamento non potrebbe, se del caso, intervenire.
Staremo ora a vedere le reazioni della destra e del PPE se confermeranno questo ruolo del Parlamento nella fase di attuazione di questa politica, ma, nel frattempo anche l’altro co-legislatore, il Consiglio ha definito la propria posizione. Questa é, ovviamente, molto meno ambiziosa di quella del Relatore parlamentare; anzi gli Stati membri concordano con la Commissione nel riconoscere un ruolo subalterno al PE mentre si premurano di assicurare ai propri “esperti” il controllo passo a passo della messa in opera del Regolamento.
E’ quindi facile prevedere che, una volta votata la posizione del PE, vi saranno negoziati piuttosto intensi fra le due istituzioni nelle settimane successive attraverso il cosiddetto “Trilogo” che si svolgerà come d’abitudine a porte chiuse.
È altrettanto scontato che la Commissione farà di tutto per non essere controllata dal PE e che, soprattutto, l’amministrazione USA cercherà di influenzare a proprio favore il testo del futuro regolamento. À suivre…
Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash










