Il 15 giugno e l’8 luglio nell’ambito del progetto Welfare energetico climatico si sono tenuti due seminari di autoformazione su crisi energetica, politiche in campo e senso comune. Condividiamo di seguito alcune delle riflessioni alla base di questo percorso.
Pubblichiamo di seguito le riflessioni che hanno costituito la base di due seminari interni che si sono tenuti il 15 giugno e l’8 luglio. Il primo si intitola “Come garantire che la transizione riduca le disuguaglianze ed aumenti il consenso? Non la definizione di verità precostituite, ma la costruzione condivisa di chiavi di lettura. Si punta a far emergere, dai dati e dalle argomentazioni, le risposte ad alcune domande guida”. Il secondo “Per un sistema energetico rinnovabile e socialmente a misura delle persone in condizioni di vulnerabilità”.
Oggi più che mai ci sembra urgente aprire uno spazio di confronto e approfondimento per comprendere se e come sta cambiando o potrebbe cambiare la percezione sociale della pericolosità del fossile ed il consenso al boicottaggio delle rinnovabili. La volatilità del costo dell’energia, perdurante in questi anni, e oggi di nuovo sotto gli occhi di tutti, si carica di una nuova, potenziale consapevolezza dovuta alla fragilità e precarietà indotta permanentemente dalle fonti fossili, dovuta alla loro concentrazione in mano a pochi petrostati e alle tecnologie di produzione dell’elettricità, affidata a grandi centrali facile bersaglio militare. E, sul fronte opposto, la maggior sicurezza ed economicità della produzione distribuita da fonti rinnovabili. Tutto ciò ci racconta concretamente che, almeno sul fronte energetico, un altro mondo è possibile.
Oggi è possibile costruire un’altra narrazione per far comprendere anche come si intrecciano il sistema ETS, il Fondo Sociale per il Clima, l’andamento dei prezzi dell’energia. E per far comprendere come tutto ciò è inevitabilmente connesso ed è leva fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici, garantendo a tutte e tutti più sicurezza climatica e dignitoso benessere energetico.
Il percorso di WEC ci pone al punto giusto, nel momento giusto, con l’assetto giusto! Abbiamo competenze, una rete consolidata, culture e punti di vista diversi: gli ingredienti necessari per costruire una cultura condivisa e risposte concrete ai bisogni delle persone, a partire dai più vulnerabili. Dobbiamo però riconoscere che mai come ora abbiamo bisogno di sedimentare il consenso e per fare questo è necessario guardare le contraddizioni, i nodi irrisolti, le oggettive ingiustizie e disuguaglianze che si vanno allargando. La classe media, i pensionati, i liberi professionisti stanno scivolando verso la povertà mentre cresce e si consolida la fascia di popolazione in condizioni di vulnerabilità energetico-climatica o già in povertà energetica.
L’intento è interrogarsi su quanto siano solide o fragili alcune narrazioni diffuse — ad esempio, quella che attribuisce all’ETS l’aumento delle bollette — e cercare insieme percorsi concreti per affrontare la povertà energetica e le nuove vulnerabilità dentro la transizione ecologica. Abbiamo bisogno di un momento, uno spazio, di autoformazione per costruire un’altra narrazione, che rovesci quella dominante, cavalcata dalle destre e dagli interessi fossili, e parli alle persone più vulnerabili e ai loro bisogni.
Foto di Marc Schulte su Unsplash









