Un piano di azione in quattro mosse per indirizzare la trasformazione digitale alla giustizia sociale

Il riequilibrio del processo di trasformazione digitale a favore della giustizia sociale è parte indispensabile di un’azione collettiva e pubblica che aggredisca le attuali disuguaglianze e miri a trasformare la rabbia che hanno prodotto in una stagione di emancipazione sociale.

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) e la rete “Scuola Critica del Digitale” del Centro Riforma dello Stato (CRS) hanno deciso di lavorare insieme nell’ambito delle attività legate alla Proposta n.7 “Costruire una sovranità collettiva sugli algoritmi di apprendimento automatico e sui dati personali”, partendo dall’esperienza della Scuola critica che sul tema ha svolto negli ultimi due anni seminari di divulgazione e sensibilizzazione e ricerche sulle conseguenze sociali della trasformazione digitale in particolare nel lavoro, nella politica, nelle relazioni sociali.

 

L’impatto sulla giustizia sociale, ossia sulla possibilità per tutti di un “pieno sviluppo della persona umana” (Cost. art.3), dei processi di trasformazione digitale, in particolare di quelli basati sull’intelligenza artificiale e mediante l’utilizzo di algoritmi di apprendimento automatico (d’ora in poi algoritmi), dipende dal modo in cui essi sono sviluppati e applicati. Ciò dipende a sua volta dagli obiettivi che a essi sono assegnati e dall’esistenza o meno di un governo democratico (in ambito pubblico, privato o sociale che sia) che elabori e attui tali obiettivi.

 

Nella rapidissima diffusione in tutti i campi della vita, i sistemi digitali, ed in particolare quelli basati sull’intelligenza artificiale e che fanno uso di algoritmi, sono oggi utilizzati per obiettivi fra loro assai diversi, con impatti positivi o negativi sulla giustizia sociale. Ma la prolungata disattenzione collettiva nei confronti dell’impiego di questi sistemi e del controllo accentrato su grandi masse di dati (personali e non) e le scelte e le politiche pubbliche delle classi dirigenti negli ultimi trenta anni – entrambe frutto dell’egemonia del pensiero neoliberale – hanno squilibrato i processi di trasformazione digitale a favore di obiettivi che riducono la giustizia sociale e minacciano la democrazia. La massimizzazione del profitto, l’acquisizione di potere e controllo, l’egemonia sulle opinioni e sulle preferenze delle persone hanno prevalso su altri obiettivi, pure presenti. La trasformazione digitale ha in sé, sin dalla sua originaria concezione, la potenza per attivare un processo di diffusione e di libero accesso alle conoscenze e per migliorare le condizioni di vita dei più vulnerabili e costruire modalità innovative e mutualistiche di organizzazione del lavoro e del consumo; ma essa si è evoluta nella direzione opposta esponendoci a forti rischi.

 

Il riequilibrio del processo di trasformazione digitale a favore della giustizia sociale è dunque parte indispensabile di un’azione collettiva e pubblica che aggredisca le attuali disuguaglianze e miri a trasformare la rabbia che hanno prodotto in una stagione di emancipazione sociale.

Un riequilibrio che di fatto è possibile. La gravità dei processi in atto ha attivato nuove forze e ha iniziato a creare consapevolezza. Al tempo stesso, la dinamica autoritaria in atto, a cui lo stesso squilibrio tecnologico ha concorso producendo ingiustizia sociale, ha reso una parte delle classi dirigenti economiche e politiche, preoccupate da tale dinamica, assai più disponibili al confronto. Il Regolamento generale per la protezione dei dati 2016/679 in vigore nell’Unione Europea dal maggio 2018 offre molti principi e la cornice giuridica entro cui realizzare azioni collettive nella direzione del riequilibrio. Si aprono così molteplici strade per riequilibrare il processo di trasformazione digitale che possono essere promosse, a livello UE e nazionale e da parte della società civile e delle organizzazioni del lavoro.

 

Non esiste una “bacchetta magica”, un magic bullet, su cui puntare tutte le nostre energie. Si tratta invece di attivare a un tempo questi diversi strumenti, pronti ad apprendere dagli esiti e ad aggiustare direzione. Si tratta di lavorare sia a livello globale, con un ritrovato “internazionalismo”, sia a livello locale, utilizzando le opportunità di confronto e alleanza territoriale fra utenti, lavoratori, professionisti e amministratori; sia sul fronte della tecnica e dell’analisi, sia attraverso i mezzi di comunicazione di massa più popolari.

 

Requisiti indispensabili di queste diverse forme di azione per riequilibrare i processi di trasformazione digitale sono la diffusione sia di una consapevolezza critica dei loro effetti dannosi sulla giustizia sociale, sia di una consapevolezza operosa dei loro potenziali effetti positivi, gli effetti che essi potrebbero avere sulla giustizia sociale e sul superamento delle disuguaglianze se fossero diversamente orientati.

 

L’azione di riequilibrio non può essere solo difensiva, ma deve essere guidata dalla visione di una “società migliore”. Solo in questo modo essa può incontrare il consenso popolare, soprattutto il consenso di vaste masse di cittadini vulnerabili che sono stati invece convinti a ritenere “inevitabile” l’attuale stato delle cose. Insomma, è necessario sensibilizzare sui rischi di medio e lungo termine una popolazione distratta dai benefici di breve termine e quindi costruire azioni di ostacolo e contrasto agli usi impropri dei sistemi digitali. Ma al tempo stesso tale consapevolezza, lungi da diventare rigetto della tecnologia digitale, deve trasformarsi nella richiesta di un suo uso diverso, e nella partecipazione a una sua diversa progettazione, mirando agli obiettivi di giustizia sociale che tale tecnologia potrebbe consentirci di raggiungere se governata in modo democratico. Dobbiamo contrastare lo “scenario di regressione sociale” verso cui stiamo muovendo con uno “scenario di emancipazione sociale” verso cui vogliamo e possiamo muovere.

Il lavoro di questi mesi si è riflesso nell’organizzazione di un Seminario residenziale rivolto al gruppo dirigente della Camera del Lavoro di Milano (17-18 settembre 2019), un Seminario su Intelligenza artificiale applicata a creatività, lavoro e fruizione del settore Cine-audiovisivo: analisi, problematiche, ambiti e soggetti negoziali (Roma, 16-17 ottobre 2019), e nel futuro Workshop a inviti “La città dei dati”: per un diverso regime di proprietà e di gestione dei dati digitali estratti dal territorio, previsto per il 2 Dicembre 2019 a cui parteciperanno Francesca Bria ed Evgenij Morozov.

 

E’ POSSIBILE SCARICARE IL PIANO DI LAVORO COMPLETO.

* Si ringrazia la Scuola Critica del digitale alleata del ForumDD.
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