Popolazione straniera nelle aree interne: argine allo spopolamento e risorsa per territori fragili

La presenza di popolazione straniera nelle aree interne del paese ha determinato negli ultimi anni un argine allo spopolamento dei territori più fragili. La Strategia Nazionale Aree Interne considera la presenza di stranieri nella definizione delle strategie di sviluppo territoriale considerandola in termini di opportunità, apertura di comunità e mantenimento di segmenti di economia locale e di welfare.

“I confini sono il maggiore fattore di disuguaglianza su scala globale. Pesano più dell’istruzione, del genere, dell’età, del retaggio familiare. Le disuguaglianze tra regioni del mondo, anche confinanti, spiegano una parte delle motivazioni a partire” (Ambrosini, 2018).

Con questo assunto Ambrosini pone una questione rilevante sul rapporto tra povertà e migrazioni, tra territori e risorse (economiche, culturali e sociali), di arrivo e di partenza.

 

Così come avviene per il resto del paese, anche nelle aree interne l’immigrazione insediata, ovvero la popolazione straniera residente, ha una maggiore incidenza nei comuni del centro-nord (figura 1).

Figura 1 – Popolazione straniera residente nei comuni “centri” e nei comuni “aree interne” (2016)

Fonte: elaborazioni Comitato Tecnico Aree Interne su dati Istat

Se si guarda il tasso di incremento annuo della popolazione nei i comuni italiani classificati come aree interne (comuni intermedi, periferici e ultra-periferici) nel periodo 2003-2013 (un periodo a cavallo tra gli ultimi due censimenti della popolazione), si può affermare che la tenuta della popolazione nei comuni aree interne è dovuta alla crescita della popolazione straniera (fonte: elaborazioni su dati demo.istat). E questo accade in tutte le regioni. Lì dove c’è una perdita di popolazione, questa è contenuta dalla crescita della popolazione straniera, a fronte della perdita media annua di quella italiana. Tutte le aree interne hanno una perdita media di popolazione italiana che va da -0,94 del Veneto al -6,82 della Basilicata. In tutti i casi la popolazione straniera cresce in valore maggiore rispetto alla diminuzione della popolazione italiana, con un vero e proprio effetto di sostituzione. Nel periodo considerato, quindi, se i comuni ‘aree interne’ non hanno perso popolazione, o hanno potuto mitigare la perdita di popolazione, lo devono alla presenza di stranieri.

Complessivamente, tra il 2016 e il 2011 i comuni aree interne registrano una crescita di popolazione pari allo 0,26 per cento, mentre la popolazione straniera residente cresce di quasi il 20 per cento (19,82). Nei soli comuni periferici e ultra-periferici la variazione di popolazione straniera è del 27,45 per cento.

 

Nelle aree progetto della Strategia Nazionale per le Aree Interne, la perdita di popolazione segna valori più marcati: la quasi totalità delle 72 aree progetto perde popolazione, con valori percentuali che vanno dallo -0,3 dell’Alto Lago, in Lombardia, al -6,6 della Montagna Materana in Basilicata. Nello stesso periodo, le 72 aree progetto perdono popolazione straniera residente ma con valori percentuali minori, e questo avviene soprattutto nelle aree dove c’è la maggiore incidenza di stranieri sul totale della popolazione. Nelle aree con la maggiore incidenza di stranieri, inoltre, la comunità di stranieri residenti cresce. È il caso dell’area Valli Maira e Grana, dove la popolazione straniera residente aumenta (1,36 per cento), mentre quella complessiva diminuisce (-0,6 per cento).

Le aree con la maggiore incidenza di popolazione straniera (rispetto al valore nazionale pari all’8,4 per cento) sono l’Alta Valle Arroscia (13,09 per cento – Liguria), il Nuovo Maceratese (11,19 per cento – Marche), le Valli Maira e Grana (10, 54 per cento – Piemonte) e il Casentino-Valtiberina (10,41 per cento – Toscana). Sono diverse le modalità attraverso cui le Strategie di area hanno considerato la presenza di stranieri nella definizione di una strategia di sviluppo territoriale (figura 2).

Figura 2 – Popolazione straniera residente nelle aree progetto della Strategia Nazionale per le Aree Interne (2016)

Fonte: elaborazioni Comitato Tecnico Aree Interne su dati Istat

Nell’area Casentino-Valtiberina (9 comuni in provincia di Arezzo, con una popolazione pari a 21.341 abitanti), nonostante la presenza di stranieri sia in leggera diminuzione, a partire dagli anni novanta si sono radicate diverse comunità: i lavoratori impegnati nel taglio del bosco, le badanti, piccole comunità di indiani. L’area Alta Valle Arroscia raggruppa 11 comuni con un totale di 4.498 abitanti distribuiti su oltre 40 frazioni (tra le aree progetto, è la terza area meno popolosa ma anche la seconda più piccola come superficie – 254 Kmq). La presenza di stranieri è legata alla valenza turistica dell’area: alcuni turisti giunti in valle oggi vi risiedono e hanno avviato attività imprenditoriali (cfr. Preliminare di Strategia). Inoltre, è significativa la presenza di stranieri/migranti. Nel comune di Pornassio, formato da cinque frazioni che contano circa 700 abitanti, sono stati registrati 173 richiedenti asilo, rendendolo uno dei piccoli centri a più alta densità di stranieri sul territorio italiano (cfr. la stampa). Si tratta di una tendenza che, in prospettiva, va letta in termini di opportunità, apertura di comunità e mantenimento di segmenti di economia locale e di welfare.

Come entrano queste realtà nelle Strategie di area?

In Casentino-Valtiberina, dove la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è del 19,9 per cento nella scuola primaria e secondaria di primo grado (il valore nazionale aree interne è 8,1 per cento e 7,9 per cento), si punterà sul potenziamento della rete di servizi educativi di montagna, sull’apprendimento cooperativo e sul principio narrativo della conoscenza di matrice bruneriana (in cui si delinea la centralità del racconto come mezzo della conoscenza del sè, dell’ambiente e della comunità). Nella scuola secondaria superiore, invece, dove accanto a successi formativi degli studenti con cittadinanza non italiana (l’incidenza di alunni con cittadinanza non italiana è dell’11,1 per cento) si associa il problema rilevante della dispersione scolastica, si punterà sull’orientamento narrativo.

Il patrimonio forestale è al centro della strategia e per la sua gestione saranno forniti agli operatori del bosco strumenti formativi per migliorare un comparto in cui gli stranieri sono presenti in modo rilevante, ma spesso operano con scarsa formazione e poche competenze tecniche. A fronte della significativa presenza di donne straniere impegnate in attività di cura, e per superare le criticità che si creano nel rapporto domanda-offerta del settore dell’assistenza familiare, la Strategia prevede la costituzione di Associazioni professionali collaboratori familiari. L’azione ha l’obiettivo formare le assistenti familiari e creare registri di accreditamento e di albi di fornitori di servizi di cura rivolti alle persone anziane e/o non autosufficienti.

 

Nell’area Alta Valle Arroscia il percorso di strategia è in fase di definizione, tuttavia, considerata la riduzione dei servizi ospedalieri offerti a Imperia e la presenza sul territorio di numerosi stranieri si “prevede la possibilità di potenziare i servizi sul territorio sia come tipologia di servizi specialistici sia come dotazione tecnologica, con particolare attenzione all’area materno-infantile e agli anziani affetti da patologie croniche” (cfr. Preliminare di Strategia). La presenza di migranti/richiedenti asilo, inoltre, potrà essere considerata nella definizione delle azioni progettuali.

 

In alcune aree progetto, infatti, la presenza di migranti inseriti nel sistema SPRAR ha inciso sulla definizione di interventi di sviluppo territoriale, da realizzare in modo congiunto con gli abitanti.

 

In Valle di Comino (Lazio), per esempio, la Strategia prevede la riqualificazione di un ex mattatoio per avviare un laboratorio di rigenerazione rurale che veda coinvolti giovani dell’area e migranti in interventi di micro-imprenditorialità, inclusione sociale e sviluppo locale. Nell’area Fortore (Molise), è in fase di definizione un’azione di agricoltura sociale innovativa congiuntamente a un’azione integrata per il recupero dell’artigianato locale.

 

Nell’area dell’Antola Tigullio (Liguria), invece, la Strategia di area ha dato forma alla progettualità SPRAR, avviata successivamente al percorso SNAI nei Comuni di Fontanigorda (un comune periferico di 265 abitanti) e di Rovegno (571 abitanti). Il progetto, nato a distanza di circa un anno e mezzo dalla chiusura del percorso progettuale della Strategia nazionale per le aree interne, prevede percorsi di formazione tecnico-pratica (impartiti da un ‘neo rurale’) e borse lavoro grazie al coinvolgimento dell’Acquario di Genova e di due ex dottorandi dell’Università di Genova che hanno recuperato alcune vasche per l’acquacoltura, un bene pubblico abbandonato.

Daniela Luisi, PhD in Sociologia e Scienze sociali applicate, ha maturato diverse esperienze di ricerca presso Università italiane e in progetti europei di cooperazione istituzionale. Si occupa di sviluppo locale, processi partecipati nella costruzione e attuazione di politiche territoriali, metodi di analisi e valutazione delle politiche pubbliche. Dal 2014 lavora per la Strategia Nazionale Aree Interne (Dipartimento per le Politiche di Coesione – Presidenza del Consiglio dei Ministri).
Per la foto di copertina si ringrazia Rise Hub.
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