Le persone non sono risorse. Il coronavirus mostra perché dobbiamo democratizzare il lavoro

La nostra salute e la nostra vita non possono essere governate dalle sole forze di mercato. Ora migliaia di studiosi chiedono una via d’uscita dalla crisi. Il ForumDD con la sua proposta di istituzione dei Consigli del lavoro e della cittadinanza avanza una soluzione concreta.

La crisi in corso ha reso evidente il ruolo essenziale che svolgono i lavoratori per il funzionamento della società. In assenza dei lavoratori che si sono presi cura dei malati o che hanno garantito le forniture di cibo, medicinali e altri elementi essenziali sarebbe stato impossibile per molte persone sopravvivere al sicuro delle loro case. Inoltre, la pandemia ha anche mostrato il senso di responsabilità e il livello di autonomia di moltissimi lavoratori. In contrasto alla tesi secondo cui la sorveglianza e dei meccanismi sanzionatori siano necessari per la produttività dei dipendenti, la maggior parte dei lavoratori ha continuato a fornire il proprio contributo in termini sia di impegno che di qualità delle prestazioni.

 

L’appello che condividiamo sostiene che le imprese e la società in generale dovrebbero riconoscere il contributo che i lavoratori stanno offrendo durante la crisi in corso. In particolare, gli oltre 5000 ricercatori che in pochi giorni hanno firmato l’appello sostengono sia necessario democratizzare le imprese in due direzioni.

 

In primo luogo, i lavoratori dovrebbero partecipare al governo dell’impresa, potendo esprimere la propria posizione su temi quali la scelta dell’amministratore delegato, le principali scelte strategiche o la distribuzione dei profitti fra azionisti, manager e lavoratori. I Consigli del lavoro, si ispirerebbero alle esperienze di co-determinazione avvenute in Germania, Olanda e nei paesi Scandivani, ampliando i diritto dei dei lavoratori.

 

In secondo luogo, il lavoro non dovrebbe essere trattato come una commodity e quindi non dovrebbe essere essere regolato esclusivamente da logiche di mercato. Alcuni lavori – come ad esempio quelli che riguardano la cura delle persone – andrebbero ricompensati in modo dignitoso, anche mettendo in secondo piano il perseguimento del profitto. E i governi dovrebbero partecipare attivamente alla creazione dei posti di lavoro, come accadde negli Stati Uniti d’America dopo la Grande Depressione del 1929.

 

L’appello si inserisce in un dibattito sulle finalità d’impresa ormai vivo da tempo, su cui il ForumDD ha presentato una proposta dettagliata che prevede la costituzione dei Consigli del Lavoro e di cittadinanza nell’impresa (CLC).

 

La proposta del Forum (disponibile anche in lingua inglese, also available in english), ispirata (miglorandola) all’esperienza di co-determinazione tedesca e olandese, estenderebbe la partecipazione al governo d’impresa a tre tipologie di soggetti. In primo luogo, i lavoratori, che contribuiscono in modo rilevante alla creazione di valore da parte dell’impresa, indipendentemente dalle forme contrattuali e i livelli di tutela. In secondo luogo, gli stakeholders a livello di distretto, di rete contrattuale e di catena di subfornitura. Infine, i rappresentati delle comunità locali.

 

Inoltre la proposta prevede vincolanti diritti di informazione e consultazione su tutte le scelte strategiche (acquisizioni, fusioni, innovazione tecnologica, delocalizzazione, struttura e remunerazione del management) e ineludibili poteri di co-decisione tutte le volte che tali scelte impattano sulle condizioni dei lavoratori (organizzazione del lavoro, firme di controllo, distribuzione degli utili, piani occupazionali, licenziamenti) e sull’ambiente.

 

La proposta del Forum ha delineato anche un possibile processo di attuazione, prevedendo una strategia d’attacco che agisca simultaneamente “dall’alto e dal basso”. Sarebbe necessaria una norma generale nazionale che stabilisca principi generali e obblighi minimi circa la costituzione dei CLC . Ed elaborare dei regolamenti attuativi dal basso attraverso un confronto fra i rappresentanti delle parti sociali (imprenditori e sindacati) e delle organizzazioni rappresentative dei consumatori e degli interessi ambientali (regola di default). Infine, le imprese avrebbero la facoltà di non aderire ai regolamenti proponendo delle soluzioni alternative.

 

In questo modo, sarebbe garantita la partecipazione dei lavoratori e delle comunità locali nel governo d’impresa, e sarebbe possibile trovare un bilanciamento più giusto fra lavoro, salute e tutela ambientale. Verrebbe riconosciuto il contributo dei lavoratori e delle lavoratrici che non si sono fermati durante la crisi COVID-19 e verrebbero ridotte le disuguaglianze.

Photo by Dominik Bednarz on Unsplash.
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