I giovani come risorsa (inespressa) delle aree interne

Da nord a sud all’interno delle strategie di area ampio spazio alla progettazione che vede al centro la valorizzazione delle risorse e dell’energia dei giovani.

Le politiche giovanili non sono politiche del lavoro. La politica del lavoro tradizionale, intesa come politica dei servizi all’impiego, di riduzione del costo del lavoro, di inserimento o di incentivo all’assorbimento, ha una caratteristica: i destinatari delle politiche sono destinatari passivi, sono, di fatto, un target. Se invece si guarda ai ‘giovani’ con le lenti delle politiche giovanili allora il quadro cambia, poiché queste seguono un approccio basato sull’attivazione: considerano le energie dal basso come potenziale inespresso e lavorano sulle risorse latenti e inespresse. Il paradigma di riferimento non è quello della semplice formazione o dell’inserimento lavorativo. Le azioni pensate per i ‘giovani’ devono lavorare sulla categoria di intraprendenza prima che su quella di imprenditorialità. Il motto è “bisogna incoraggiare i giovani a fare qualcosa, perché se fanno qualcosa, qualche altra cosa succederà”.

 

Nelle aree interne, la presenza delle fasce di età ‘giovane’, quelle a cavallo tra l’obbligo scolastico e i 34 anni, rappresenta un fattore propulsivo determinante (fig. 1). In alcune aree progetto della Strategia Nazionale per le Aree Interne, dove la componente giovanile è percepita come presenza trainante o come assenza da colmare, si sono definite progettualità che considerano i giovani non come semplici destinatari ma come portatori di cambiamento, energie, esperienze apprese all’estero, soggetti che sperimentano e che imparano sul campo. La distribuzione degli indicatori demografici nelle singole aree progetto ha valori al di sotto della media nazionale (18,9 per cento) e della media ‘aree interne’ (19,6 per cento) in tutte le aree montane e appenniniche del centro nord. Fatta eccezione per il Casentino-Valtiberina (Toscana), valori superiori alla media nazionale e al valore medio aree interne si registrano in quasi tutte le aree del Sud. L’Oltrepò pavese in Lombardia (13,4 per cento) e l’Alta Carnia in Friuli Venezia Giulia (15 per cento) sono alcune tra le aree con la più bassa percentuale di popolazione tra i 17-34 anni sul totale della popolazione residente. *

Figura 1. Percentuale di popolazione tra i 17 e i 34 anni sul totale della popolazione residente (anno 2017) nelle 72 aree progetto della Strategia Nazionale per le aree interne 
Fonte: elaborazioni Comitato Tecnico Aree Interne su dati Istat 

Tra le azioni pensate in Oltrepò pavese-Appennino lombardo c’è il “Polo della Conoscenza” nel comune di Varzi. Attraverso un intervento infrastrutturale in una ex scuola materna e l’accorpamento in un unico plesso delle scuole primarie e secondaria di primo grado saranno avviate attività extrascolastiche aperte alla partecipazione attiva della cittadinanza e degli innovatori del comprensorio. La scuola, in questa sua nuova veste di polo della conoscenza, diventerà un luogo “aperto” ai ragazzi e alle associazioni, favorendo processi di aggregazione, di dialogo e confronto territoriale. Si tratta di una ri-generazione di spazi per creare luoghi d’incontro extrascolastici e condivisione tra diverse generazioni (da quelle in età scolastica con iniziative di doposcuola o di aggregazione giovanile a quelle anziane come spazi ricreativi in assenza di altri presidi sociali), tra diversi soggetti (studenti di diverse fasce d’età e professionisti, famiglie, anziani), ma anche luoghi per l’incontro di innovatori interni ed esterni all’area. E’ stata inoltre pensata un’azione di monitoraggio civico che vedrà la costituzione e l’animazione di una comunità di civic hackers per “rafforzare il senso di appartenenza delle comunità dell’Alto Oltrepò e promuovere un’attività di engagement ed empowerment dei giovani” (cfr. Strategia di Area Oltrepò pavese – Appennino Lombardo).

 

In Alta Carnia, invece, è prevista l’attivazione, presso il locale plesso scolastico, di un “Civic Centre” in cui far confluire percorsi curricolari personalizzati e verticali, laboratori dedicati alle risorse locali, percorsi teorici e laboratori per l’avvio di piccole progettualità sperimentali (cfr. Strategia di Area Alta Carnia).

In Valle del Simeto (Sicilia) e in Vallo di Diano (Campania) la popolazione giovanile rappresenta circa un quarto della popolazione totale (23,9 per cento e 21,3 per cento). La Valle del Simeto è un’area fragile con diverse emergenze, ambientali e culturali: controllo della criminalità organizzata sul territorio; forte sofferenza occupazionale (disoccupazione giovanile oltre il 50%); problemi di carattere ambientale e culturale, come la riduzione della portata minima vitale del Fiume Simeto; sversamenti inquinanti e sovra-sfruttamento della risorsa idrica; presenza di micro-discariche abusive diffuse e gestione illecita del ciclo dei rifiuti; settore agro-alimentare in sofferenza (la percentuale di Superficie Agricola Utilizzata al 2010 è del 39,1 per cento). La fase di co-progettazione ha fatto emergere in modo dirompente alcune tendenze evolutive e potenzialità sulle quali lavorare: tessuto associativo vivace e cittadinanza attiva con la presenza del Presidio Partecipativo del Patto di Fiume Simeto (l’esperienza di Vivisimeto e la costituzione del Patto di Fiume Simeto); colture di pregio e volontà di costruire uno strumento dal basso per la promozione di un’agricoltura di qualità (costituzione del Biodistretto della Valle del Simeto); legami e reti con centri di competenza (le Università di Catania, Memphis, Boston e Mississippi conducono da anni summer schools sul territorio).

 

La Strategia di area ha così previsto di investire nella riqualificazione di un ex macello comunale nel comune di Adrano (comune della città metropolitana di Catania). Sono previsti diversi spazi di azione: un “Fab Lab” per la sperimentazione di prototipi per l’eccellenza agro-alimentare; un “Living Lab” per la fruizione del patrimonio culturale della Valle; una summer/winter school di ricerca-azione; laboratori di cittadinanza attiva su anti-mafia, ciclo dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia; un progetto OneMap 2.0 (sistema informativo territoriale aperto) per sperimentare esperienze di collaborative mapping (cfr. Strategia di Area Valle del Simeto).

 

L’area Vallo di Diano ha invece pensato alla costituzione di un Fab Lab pubblico e comprensoriale che sarà utilizzato dalle scuole secondarie del territorio in rete con il sistema produttivo. Un ruolo chiave “sarà svolto dall’affiancamento di soggetti già attivi nel sistema di ricerca e innovazione campano, le cui attività di supporto consisteranno in azioni di coaching, scouting e di educazione non formale” (cfr. Strategia di Area Vallo di Diano).

* Il riferimento nasce nell’ambito delle politiche giovanili e delle politiche generative elaborate da Guglielmo Minervini (cfr. Minervini G., 2016, La politica generativa. Pratiche di comunità nel laboratorio Puglia, Carocci, Roma).
Foto di copertina: Associazione Stazioni Unite del Silmeto (Salvo G. Ferlito)
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