La flat-tax non fa crescere l’economia. Servono investimenti pubblici e sostegno agli ultimi

In Italia sono profonde le disuguaglianze geografiche e inter-generazionali, di reddito e di ricchezza, a cui porre rimedio attraverso una maggiore progressività fiscale, un forte aumento degli investimenti nell’istruzione pubblica e l’utilizzo di meccanismi di contrasto alla povertà. 

 

Intervista ad Andrea Roventini*

Lei era la persona a cui il Movimento 5 stelle voleva affidare il Ministero dell’Economia. Ora, il governo Lega-M5S propone la Flat-Tax. Quali effetti avrà sulle disuguaglianze in un paese dove, secondo stime presentate al nostro seminario “I numeri e i luoghi delle disuguaglianze, la percentuale di ricchezza dei 5000 adulti più ricchi è passata dal 2% al 10%? E quali effetti presumibili avrà sulla crescita? 

La flat tax non avrà nessun effetto sulla crescita economica mentre aumenterà ulteriormente la disuguaglianza del nostro Paese e peggiorerà il deficit pubblico. La flat tax è un regalo alle classi più abbienti – il famoso top 1% di cui scrive Piketty – che pagheranno meno tasse e risparmieranno di più, senza stimolare l’economia. Le minori entrate fiscali aumenteranno il deficit, riducendo le risorse pubbliche per l’istruzione, la sanità ed i trasferimenti alla popolazione più bisognosa.

Nel suo piano, presentato al Sole 24 Ore lo scorso 1° marzo, lei suggeriva alcune ricette: “no alle privatizzazioni, spazio alla crescita e agli investimenti per abbattere il debito, rispetto “flessibile” dei parametri sul deficit/Pil, ripartenza dai piani Cottarelli (sulla spending review) e Giavazzi (sui trasferimenti improduttivi alle imprese)”. E’ sopravvissuta qualcuna di queste idee nel contratto di Governo?

Nel contratto di Governo, alla cui stesura vorrei precisare che non ho contribuito, alcune buone idee di politica economica di matrice 5 Stelle sono per fortuna sopravvissute. Mi riferisco alla banca pubblica per gli investimenti o al reddito di cittadinanza, anche se trovo aberrante che si pensi di destinarlo solo ai cittadini italiani. Purtroppo, se si sprecheranno risorse con la flat tax sarà molto difficile rilanciare la crescita economica stimolando gli investimenti pubblici e attuando una seria politica industriale.

Lei fa parte di una generazione di economisti che, come lei stesso ha sottolineato in un passaggio di un discorso che ha tenuto proprio dalla scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dove insegna, aspirano ad essere “scienziati rinascimentali che sappiano programmare nuovi modelli di sviluppo facendo tesoro degli errori del passato”. Vede in questo governo queste stesse intenzioni e questo rinnovamento? E un rapporto nuovo con tecnici ed esperti? 

Non sta a me giudicare le intenzioni di questo governo. L’operato di un governo si giudica dai fatti e dalle politiche economiche attuate. Siamo solo agli inizi, vedremo.

Sempre nell’articolo del Sole 24 Ore citato prima, lei dichiara “C’è troppa disuguaglianza in questo Paese. E la disuguaglianza è dannosa per la crescita e la stabilità economica, come evidenziato anche dal Fondo Monetario Internazionale.” Qual è la disuguaglianza che ritiene maggiormente dannosa e cosa farebbe per ridurla?

In Italia, come in altri Paesi OCSE, c’è una forte disuguaglianza del reddito e della ricchezza. Inoltre, ci sono profonde disuguaglianze geografiche e inter-generazionali che esasperano ulteriormente la situazione, fomentando un’emigrazione che impoverisce il nostro Paese. Le ricette economiche per ridurre la disuguaglianza sono chiare: una maggiore progressività fiscale, un forte aumento degli investimenti nell’istruzione pubblica e l’utilizzo di meccanismi di contrasto alla povertà come un REI potenziato o il reddito minimo condizionato proposto dal Movimento 5 Stelle.

Un’ultima domanda che anticipa la prossima #parolaperpensare. Che ruolo gioca l’Europa nel nostro futuro economico e sociale e nell’aiutarci a riconnettere in un tessuto coeso primi, resilienti, vulnerabili, penultimi e ultimi? E cosa dovrebbe fare la leadership europea per riguadagnare consenso rispetto alla prospettiva dell’Unione tra le fasce meno abbienti del popolo europeo?

Il nostro futuro è legato indissolubilmente a quello dell’Unione Europea. Non ci sono vie alternative. L’Italia deve partecipare attivamente al processo di riforma dell’Unione con proposte concrete. Il presidente francese Macron ha presentato un ambizioso piano di riforme: è un momento favorevole che non va sprecato. È necessario rafforzare l’Unione con una politica fiscale comune, una riforma dell’ESM per una maggiore condivisione dei rischi, ed un sussidio di disoccupazione europeo, come suggerito recentemente anche dal ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz.

Andrea Roventini è professore associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e research fellow all’OFCE, Sciences Po (Francia.) Ha un PhD in Economia e Management conseguito presso la Scuola Superiore Sant’Abba. I suoi interessi di ricerca principali comprendono l’analisi dei sistemi complessi, modelli ad agenti eterogenei, lo studio dei cicli economici e della crescita endogena e gli effetti delle politiche monetarie, fiscali, dell’innovazione e del cambiamento climatico. È attualmente coinvolto in nei progetti IMPRESSIONS, DOLFINS, e ISIGrowth finanziati dalla Commissione Europea. I suoi lavori sono stati pubblicati in diversi giornali peer-reviewed tra i quali: Journal of Economic Behavior and Organization, Economic Modeling, Ecological Economics, Journal of Evolutionary Economics, Journal of Applied Econometrics, Journal of Economic Dynamics and Control, Socio-Economic Review, Environmental Modeling and Software, Macroeconomic Dynamics. È advisory editor per il Journal of Evolutionary Economics
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1 Comment

  • Peppe Carpentieri

    All’interno del cambiamento epocale, la maggioranza dei cittadini italiani è nichilista, individualista e di conseguenza usa il momento del voto come sintomo di uno sfogo. Milioni di italiani e la maggioranza dei meridionali delusi, hanno votato per questi due partiti: la Lega (che resta Nord) e il M5S. Entrambi, durante cinque anni di opposizione politica al PD, hanno attaccato i governanti con un linguaggio politico al limite della violenza verbale. Il linguaggio adottato si basa su un preciso ed elementare calcolo politico, promettere qualunque desiderio dei cittadini. Il linguaggio, come nella pubblicità fa leva sulle emozioni delle persone economicamente più deboli, soprattutto il M5S attraverso il famigerato “reddito di cittadinanza”, che non è un “reddito di cittadinanza” ma “condizionato”, una proposta ideata dai liberisti della scuola di Milton Friedman, e già in uso in Germania; mentre la Lega (Nord), sempre nel solco liberista, promette la famigerata “flat tax”, cioè una “tassa piatta” composta da una sola aliquota, palesemente incostituzionale, che consente ai ricchi di aumentare l’accumulo di capitali e di ridurre lo Stato sociale. Infine la cosiddetta “pace fiscale” che si traduce in un condono fiscale, ennesimo provvedimento immorale a favore di chi non ha pagato tributi allo Stato, confermando che in Italia sicuramente pagano le tasse i dipendenti salariati, mentre per gli altri, la collettività deve affidarsi alla civiltà altrui. Questi partiti sono diversi fra loro per come sono nati, ed hanno condiviso una feroce opposizione politica all’establishment, come si dice in gergo, contro l’UE, contro il “sistema”. https://peppecarpentieri.wordpress.com/2018/05/24/dopo-trentanni-di-liberismo-ancora-tutti-a-destra/

    12 giugno, 2018 at 2:32 pm

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