L’editoriale di Elena Granaglia del settimo numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”.
Aggiornato al 13 Ottobre 2026
Prima di entrare nel merito di questa newsletter, vorrei riportare l’attenzione su un fatto, successo il 26 agosto, che, presi dal susseguirsi di notizie e preoccupazioni, potremmo dimenticare. Quel giorno, in assenza di qualsiasi indagine giudiziaria e, dunque, senza alcuna prova pubblica a sostegno dell’accusa, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha inserito d’imperio Autistici/Inventati nella «lista nera» dei terroristi globali. Autistici/Inventati era una piattaforma, con sede in Italia, che gestiva infrastrutture e servizi digitali senza scopo di lucro, destinati principalmente ad attivisti, centri sociali, movimenti no global e piccole associazioni. L’accusa imputava a un provider, appunto Autistici/Inventati, la responsabilità per i comportamenti dei propri fruitori, peraltro sulla base di una mera presunzione di illiceità.
La conseguenza è stata la chiusura, in Italia, del conto bancario di Autistici/inventati presso Banca Etica e, con essa, l’impossibilità stessa di accedere ai depositi che su quel conto erano presenti. Certo, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea 84/26 dell’11 giugno 2026 stabilisce che «ogni consumatore soggiornante legalmente nell’Unione ha il diritto di aprire e utilizzare un conto di pagamento». Il problema è che, sfruttando la centralità del dollaro negli scambi internazionali, gli Stati Uniti possono imporre sanzioni secondarie anche a istituzioni finanziarie non americane, costringendole a scegliere tra il rispetto delle proprie regole e il rischio di non poter più accedere al sistema finanziario internazionale, con danni gravi per tutti i clienti delle banche. Possono, inoltre, bloccare i circuiti di carte di pagamento diffuse, come Visa e Mastercard — che coprono circa il 60% dei pagamenti attraverso carte nell’Unione — nonché le transazioni internazionali delle banche, ancora fortemente dipendenti dal dollaro. In breve, una decisione arbitraria del governo statunitense ha interferito direttamente nella vita di un’associazione e di una banca italiane.
Appare difficile comprendere come l’Unione possa continuare a non reagire. Gli stessi paesi sovranisti come possono non vedere un attacco alle loro nazioni che solo lo spazio europeo potrebbe contrastare? D’altro canto, le alternative ci sono. Già nei primi due numeri della nostra newsletter avevamo, ad esempio, prospettato la creazione di un ecosistema digitale europeo e indipendente e l’accelerazione del passaggio all’euro digitale.
Come segnala anche questa newsletter, l’attenzione ai beni pubblici europei resta, invece, del tutto trascurata. Lo vediamo nell’intervista che mette in evidenza le resistenze non solo a rafforzare il prossimo bilancio europeo, ma addirittura ad accettare le proposte già limitate della Commissione, nonché a ricercare il valore aggiunto europeo. È solo di sabato scorso la richiesta della presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione di un ulteriore taglio dell’8%. Lo vediamo negli articoli sull’ambiente e sulla ricerca, che mettono in evidenza i rischi rispettivamente di una limitazione del principio di non arrecare danno significativo e di una subordinazione agli interessi industriali. L’unico ambito in cui vediamo una decisa azione comune sono le politiche migratorie, ma l’accordo non è certamente attraente. Come rileva l’articolo sul tema, le migrazioni continuano a essere viste come “minaccia esistenziale all’UE” e le vicende di Ceuta interpretate addirittura come un attacco “ibrido” alla UE, cui si può solo rispondere in modo duro.
Non mancano alcuni segnali positivi. Al riguardo, ci sono quattro articoli. Uno sulla proposta della Commissione per dare certezza giuridica ai paesi membri che vogliano intervenire nelle “aree soggette a stress abitativo”. Un altro sulla proposta di regolazione volta a contenere l’impatto delle piattaforme sui minori. Un altro ancora su una nuova iniziativa dei cittadini europei a favore del reddito di base, che potrebbe riattivare l’attenzione verso le misure di sostegno al reddito. E, infine, uno sulla risoluzione del Parlamento europeo contro le disuguaglianze di genere nella salute. Questi interventi, tuttavia, non mutano la profonda trascuratezza di quella che dovrebbe essere la missione dell’Unione: promuovere i beni pubblici europei, essenziali al nostro star bene e alle nostre libertà.
La nostra newsletter non si ferma a quanto brevemente indicato. Chi ha pazienza di leggerla troverà anche un pezzo sulla vitalità della società civile ai fini della pratica della pace, che offre sostegno al rilancio dei Corpi Civili di Pace di Alexander Langer; un’interessante ricostruzione delle diverse spinte verso un’Unione federale sviluppatesi prima del più noto Manifesto di Ventotene e una piccola chicca: come un micro-atto, ossia un’interpretazione estensiva di un mero termine da parte della Corte europea produca conseguenze tutt’altro che marginali sulla libertà.
Buona lettura!
Foto di Conny Schneider su Unsplash










