Spendiamoli insieme: monitoraggio civico sul buon uso dei fondi per la democrazia

Giuseppe D’Avella e Francesco Saija

I comuni hanno ogni anno a disposizione risorse per mettere in piedi processi di democrazia partecipata e ascoltare la voce di cittadini e cittadine. Ma vengono effettivamente utilizzate? E come? Il progetto Spendiamoli insieme monitora e promuove il buon uso di questi fondi in Sicilia

Il ForumDD, per voce di Fabrizio Barca, ha recentemente fatto un appello affinché sui fondi del Recovery Plan siano distribuiti dati di qualità sui processi di spesa così che “la cittadinanza possa attivare azioni di monitoraggio civico sull’efficacia del piano e concorrere a produrla”. Due iniziative a livello nazionale sono già in campo su questo fronte: Follow the Money, lanciata da ActionAid Italia, CittadinanzAttiva e altre organizzazioni insieme a un Osservatorio Indipendente e Ripartenza a Porte Aperte, proposta delle associazioni che fanno parte del Forum Italiano sull’Open Government. Ma non basta: occorre che le esperienze di monitoraggio civico si moltiplichino sul livello locale. È nato per questo Spendiamoli Insieme, il progetto per un buon uso dei fondi per la democrazia partecipata in Sicilia ideato dal laboratorio di monitoraggio civico Libellula. Il laboratorio è promosso dall’associazione Parliament Watch Italia. Libellula mette a disposizione dei partecipanti competenze, metodi e strumenti per verificare come è speso il denaro pubblico nel proprio territorio. 

 

Nell’isola è in vigore già da cinque anni la legge regionale 5/2014 grazie alla quale i Comuni devono spendere il 2% dei fondi che ricevono dalla Regione  coinvolgendo i cittadini nella scelta dei progetti da realizzare. In totale si tratta di più di 4 milioni di euro ogni anno. Ma, secondo i dati forniti dall’Assessorato alle Autonomie locali, circa la metà dei Comuni non li utilizza e li restituisce. In particolare, nel 2016 è tornato nelle casse regionali circa 1 euro ogni 4 (1.655.436 euro), nel 2017 1 euro ogni 2 (2.053.088 euro), nel 2018 1 euro ogni 2,5 (1.602.067 euro) e non sono ancora disponibili i dati ufficiali per il 2019 e il 2020. Spicca il caso di Palermo, che dal 2016 ha restituito oltre 2 milioni di euro, ma le cose non vanno bene neppure in altri capoluoghi o piccoli Comuni. Così in Sicilia la democrazia partecipata rischia di essere un’occasione sprecata, non per mancanza di risorse ma per scarsa efficienza del processo.

Il sito www.spendiamolinsieme.it prova a offrire una visione d’insieme dei risultati raggiunti dalla legge sulla democrazia partecipata in Sicilia a partire dal 2016. Per ciascuno dei 390 Comuni è disponibile un’analisi delle risorse utilizzate, basata, oltre che sui dati ufficiali forniti dalla Regione, su più di 2000 documenti pubblicati sui siti web delle amministrazioni locali e su 400 articoli giornalistici.

 

Questo lavoro di ricerca ha permesso di scoprire le storie di comunità locali che hanno speso “insieme” e “bene” le risorse a disposizione. Perché la seconda questione che è emersa analizzando i dati è relativa alla qualità del processo partecipativo, ovvero all’effettivo coinvolgimento della cittadinanza nel processo di scelta dei progetti finanziati. Raramente è coinvolta una fetta significativa, anche soltanto in termini di rappresentanza, della comunità. Negli uffici comunali manca la cultura della partecipazione e di conseguenza la capacità di facilitare e rendere attrattivo il processo partecipativo che, spesso, resta solo su carta. Così la disinformazione rispetto alle opportunità offerte dalla legge indebolisce l’attivazione civica.

 

Su questo fronte, Spendiamoli Insieme si propone di agire attraverso una campagna di sensibilizzazione per promuovere i buoni esempi, con l’obiettivo di aumentare la quantità e la qualità dei percorsi partecipativi a livello locale. Inoltre, insieme ad ActionAid Italia e alla rete di persone e associazioni aderenti al progetto, proporrà policy labs per produrre un modello di processo partecipativo da sperimentare concretamente in alcuni territori siciliani. 

 

Il progetto è aperto alla collaborazione di tutti: dalla segnalazione di storie e documenti al ruolo di “sentinella” che il percorso di democrazia partecipata contribuisce ad attivare sul territorio. Sulla pagina partecipa di www.spendiamolinsieme.it sono indicate tutte le possibili modalità di attivazione.

Francesco Saija, dottore di ricerca in filosofia politica, e Giuseppe D’Avella, comunicatore sociale, fondano nel 2016 l’associazione Parliament Watch Italia, con l’obiettivo di promuovere in Sicilia pratiche di open government e monitoraggio civico. Oggi l’associazione collabora stabilmente con l’Università di Messina e il Comune di Palermo nella sperimentazione di pratiche di collaborazione tra istituzioni e cittadinanza. Nel 2021 hanno lanciato la campagna regionale “Spendiamoli Insieme”.
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