“Senza giovani non c’è più la Liguria. Parlare a loro significa rivolgersi all’intera società”

Intervista a Ferruccio Sansa, giornalista, oggi candidato alla presidenza della Regione Liguria.

Se le chiedessi di raccontarmi in tre immagini cosa è per lei la disuguaglianza nella società contemporanea, cosa le verrebbe in mente?

 

La prima immagine è quella che ho visto questo inverno all’Ospedale San Martino di Genova con i malati di tumore che andavano a farsi curare con il pullman a Savona perché le autorità sanitarie liguri non avevano comprato la nuova macchina per la radioterapia. Chi aveva i mezzi economici adeguati poteva andare a curarsi in altri ospedali, chi non li aveva si doveva adattare a quello che offriva il servizio pubblico. C’erano quindi questi umilianti e avvilenti pellegrinaggi verso gli altri ospedali, perché non si erano voluti spendere 1 milione e mezzo di euro per le macchine nuove. La seconda riguarda i tribunali. Penso a quando vedi persone, spesso immigrati, che vengono arrestati e arrivano in tribunale in manette, magari perché hanno commesso reati anche di piccola entità, assistiti da avvocati di ufficio, mentre poi – e ne ho conosciute diverse – persone accusate di aver rubato somme infinitamente maggiori, manager, banchieri, arrivano in Mercedes con l’autista e sono assistiti da avvocati che costano migliaia di euro l’ora. La terza immagine è quella delle scuole. Se si entra in una scuola pubblica si ha spesso un’immagine di povertà di arredi e di attrezzature. Sono edifici in cui noi non accetteremmo mai di andare a lavorare. Noi mandiamo i nostri figli dove il riscaldamento va male, non c‘è l’aria condizionata, le sedie sono degli anni ’60 e invece per i nostri uffici pretenderemmo un trattamento migliore. C’è addirittura una disuguaglianza tra gli adulti e i giovani, perfino tra i genitori e i figli. Noi accettiamo una disuguaglianza tra noi e i nostri figli.

 

Vorrei concentrarmi sulle disuguaglianze generazionali e sulla mancanza di potere dei giovani nel nostro paese. Qualche dato. Secondo l’Istat la disoccupazione tra i ragazzi tra 15 e i 24 anni, a gennaio 2020, si attestata al 29,3% e sono oltre due milioni i giovani che non studiano e non lavorano (un dato circa 10 punti superiore al valore medio – 12,5% – Ue28). Nel 2018 registriamo un tasso di abbandono scolastico ancora pari al 14,5%. E le previsioni non sono rosee. Nel post Covid-19, la Confederazione europea dei sindacati (ETUC) avverte che il tasso di disoccupazione per gli europei di età inferiore ai 25 anni “dovrebbe aumentare del 70%”. Una situazione che desta grande preoccupazione ma che non sembra al centro dell’agenda della politica. Crediamo che il trasferimento di potere ai giovani sia un tassello per un futuro più giusto e nel marzo 2019 abbiamo lanciato una proposta, quella di istituire un’eredità universale incondizionata per tutti i diciottenni. Cosa ne pensa di questa idea?

 

Io sono assolutamente d’accordo. Ci sono diverse possibilità di accompagnare i giovani secondo me e di dargli libertà e allo stesso tempo responsabilità. Se tu ai ragazzi dai del denaro è importante che loro lo utilizzino per il proprio futuro e non sperperandolo. Credo che il modo migliore per mettere alla prova la responsabilità sia fornirgli i mezzi. E che loro siano appunto responsabili. Io sull’eredità universale sono assolutamente d’accordo, e penso che se diventerò governatore sarà una delle prime cose che proporrò. Sono d’accordissimo a far sì che sia incondizionata perché se no l’eredità viene subordinata a delle condizioni che non sono quelle dei giovani, ma sono quelle dell’adulto: non deve essere l’adulto che decide cosa è degno di essere perseguito spendendo questa eredità.

 

La proposta del ForumDD ha ispirato prima il gruppo Genova che Osa che ci ha lavorato negli scorsi mesi e poi il consigliere regionale Luca Garibaldi che ha presentato una proposta di legge regionale per istituire un’eredità per l’autonomia dei giovani, che lei ha appoggiato all’incontro organizzato dall’Associazione. Nella regione più vecchia di Italia, preoccuparsi delle nuove generazioni per un territorio quali significati ha oltre quello di sostenere loro?

 

Faccio due ragionamenti, cerco di essere proprio sincero. Il primo che è il più importante, è puro di governo: se noi andremo a governare questa regione, proprio perché siamo la regione più vecchia d’Italia, noi abbiamo bisogno assoluto di dare più voce ai giovani perché sono pochi e pesano meno e saranno sempre meno se non daremo delle condizioni di fiducia per poter restare. Se guardiamo al futuro, l’unico modo per salvare la Liguria da una senescenza inarrestabile è quello di dare più peso ai giovani. Da un secondo punto di vista anche elettorale, che mi tocca meno anche se è immediato, parlare ai giovani vuol dire rivolgersi a tutti, ai loro genitori e ai loro nonni. Non è solo l’aspetto elettorale il ragionamento, perché i giovani sono essenziali per la qualità della vita dei loro genitori e dei loro nonni, se tu li condanni ad andare via, a parte il dolore del distacco, c’è anche una maggiore difficoltà dei genitori e dei nonni ad affrontare la loro esistenza. C’è un disgregarsi del tessuto sociale e anche un aumento delle spese sociali per cui senza giovani non c’è più la Liguria. Questo è il punto.

 

Conferma quindi il sostegno per la proposta presentata in Consiglio regionale?

 

Sostengo la proposta molto convintamente. Questa di sicuro, per prima. E ci sono altre esperienze, che vorrei studiare meglio, come quella tedesca, cioè la possibilità per i ragazzi che fanno l’Università, idea diversa da quella americana, di una legge statale che garantisce un prestito agli studenti e che loro restituiscono cinque anni dopo la fine dell’Università con rate minime che hanno durata a volte anche di vent’anni a interessi molto limitati. Questo è un altro punto importante, secondo me, per ridurre le disuguaglianze. Anche se ovviamente in Italia ci sono degli sgravi per chi è meno abbiente e vuol fare l’Università ugualmente, ma le classi medie in realtà non rientrano nelle categorie di esenzione, per cui sono importanti queste forme di prestito che però non rendono impossibile la vita a chi ottenga il denaro e non gli condizionano il futuro.

 

Crediamo come ForumDD che sia indispensabile investire sulle pubbliche amministrazioni, a partire da quella che è un’occasione irripetibile: l’entrata di 500mila nuovi giovani già prevista. Crediamo però che l’assunzione vada curata a partire dall’organizzazione dei concorsi, fino a percorsi di mentoring ai neoassunti con i colleghi più anziani ed esperti. Del resto è quanto avviene normalmente in qualsiasi azienda privata. Crede nel rinnovamento della PA e che questa possa diventare un buon datore di lavoro per i giovani?

 

Io vengo da una famiglia di due genitori che erano entrambi pubblici impiegati, mia mamma era medico e mio papà giudice. Ho sempre avuto un grandissimo rispetto per chi svolge un lavoro pubblico perché è dedicato per definizione agli altri. L’ispirazione del tuo lavoro viene dall’appartenenza alla comunità e tu con il tuo lavoro contribuisci alla comunità. Credo che sia una colpa enorme della nostra classe politica, di quasi tutti i partiti per dir la verità, questo progressivo discredito che è stato buttato sui pubblici dipendenti. Aggiungo, cosa che pochi sanno, che non è affatto vero che l’Italia sia il regno dei pubblici dipendenti, perché altre nazioni come la Francia hanno un rapporto, rispetto ai lavoratori totali, che credo sia quasi doppio. E noi li abbiamo già tagliati abbondantemente senza però che a questo corrispondesse una maggiore qualificazione, una dotazione di mezzi e una forte motivazione. Penso agli insegnanti, che dedicano la propria vita alla comunità e a migliorare il paese per cui è importantissimo che siano messi nelle condizioni di poterlo fare dal punto di vista materiale e anche di considerazione sociale,  per svolgere il lavoro al meglio. Aggiungo che stiamo attraversando un periodo di enorme cambiamento degli strumenti di lavoro, intendo dire internet, e dei mezzi di comunicazione. È necessario anche che ci siano molte risorse nuove e che siano iniettate molte forze nuove, proprio perché bisogna andare a prendere quelle persone che, con il mondo presente e anche possibilmente con quello futuro, hanno più confidenza. Per cui sono assolutamente d’accordo sull’assunzione e credo debba assolutamente accompagnarsi con una qualificazione e anche con un aumento della considerazione, un lavoro culturale più lungo, per ricostruire la fiducia e la considerazione della gente nell’impiegato pubblico.

 

L’Italia si appresta a scrivere un piano da presentare in Europa per ottenere i soldi del Recovery fund. Per scongiurare il rischio di non spendere bene i fondi, il ForumDD ha proposto un metodo: dare alcuni chiari indirizzi nazionali tematici e favorire le strategie territoriali da costruire luogo per luogo in cui i vari attori vengano coinvolti. Che ne pensa di questo approccio e cosa può liberare davvero le energie di un territorio?

 

Credo che, come dicevate voi, l’essenziale sia il coinvolgimento, accompagnato da altri due fattori che sono più difficili perché sono di ordine culturale. Ricostruire la consapevolezza che se l’investimento è pubblico, se il denaro è pubblico e a volte è destinato a opere e progetti pubblici, gli dà un valore maggiore e dà responsabilità a chi utilizza e spende questi fondi. Ed è assolutamente necessario che noi cominciamo ad avere maggiore trasparenza nell’utilizzo dei beni e dei finanziamenti con tempi immediati. Noi dobbiamo, nel momento stesso in cui il finanziamento comincia il suo iter, dare trasparenza assoluta al suo percorso. Sono molto d’accordo con il vostro modo di procedere, che è un modo pratico, perché quello che secondo me è il suo fine è di dare regole pratiche al cambiamento più difficile di tutti, che è quello culturale.

* Ferruccio Sansa all’assemblea di Genova che osa in Piazza Don Gallo. Foto di Luca Dore. 
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