Se la conoscenza diventa privata

Massimo Florio

La conoscenza finanziata dalla ricerca pubblica è sempre più sotto il controllo di un oligopolio di multinazionali. Su salute umana, cambiamento climatico, governo dei dati serve un nuovo intervento pubblico. Il 3 novembre alle 19 presentazione Zoom su Club Laterza. [Questo articolo è stato pubblicato su Sbilanciamoci il 29 Ottobre 2021]

La pandemia ci ha costretto a prendere atto che il mercato globale non offre risposte adeguate alle sfide più importanti, quelle da cui dipende la nostra vita. Siamo arrivati all’appuntamento con il coronavirus senza studi in corso su farmaci antivirali e vaccini, nonostante l’allarme di una possibile pandemia fosse stato dato con quasi venti anni di anticipo. Alle imprese farmaceutiche non conveniva investire in quella ricerca e lo hanno poi fatto di corsa, efficacemente, quando i governi hanno offerto enormi sussidi alla ricerca e contratti di acquisto a “scatola chiusa” (cioè prima di sapere se e quando vaccini efficaci e sicuri sarebbero stati disponibili). Le imprese hanno tenuto stretti brevetti, autorizzazioni e tecnologie nonostante i finanziamenti pubblici ricevuti. Non stanno consentendo di produrre ovunque e nel più breve tempo possibile i vaccini e in questo modo imprese e governi stanno dando tempo al virus di mutare, lasciando indifesa la buona parte della popolazione del pianeta.

 

Lo stesso accade per il cambiamento climatico: sappiamo da molto tempo che occorre trovare nuove tecnologie di produzione e consumo compatibili con una radicale svolta “verde”, ma le imprese hanno altre priorità, ad esempio l’uso dell’intelligenza artificiale per le auto che si guidano da sé, sistemi ibridi di combustione, auto elettriche: innovazioni volte a sostenere il mercato dell’automobile più che la transizione a modelli di trasporto radicalmente innovativi. Debbono ammortizzare gli investimenti del passato negli idrocarburi e nelle tecnologie connesse. I tempi delle imprese non sono dettati dall’emergenza a medio-lungo termine, ma dalla tutela degli interessi a breve termine degli azionisti e dei dirigenti.

 

Constatiamo rassegnati il crescente potere di mercato e di influenza sulle nostre vite di un oligopolio digitale che sfrutta i dati di tutti per accumulare ricchezza per pochi. Le conoscenze alla base di quelle tecnologie sono state create a monte dalla ricerca pubblica, ma sono detenute a valle da un ristretto gruppo di imprese. Molte di quelle informazioni, se fossero gestite da organizzazioni con…. CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO SU SBILANCIAMOCI

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