Massimo Florio: «Abbiamo regalato la ricerca pubblica alle imprese»

Daniele Nalbone

Brevetti. «Le aziende farmaceutiche hanno fatto solo l’ultimo miglio della ricerca, subappaltandolo spesso ad altre società che lavorano su contratto. E poi ci hanno messo la capacità produttiva e la logistica». Intervista all’economista Massimo Florio dell’università Statale di Milano, che il 16 dicembre presenterà al Parlamento europeo la sua proposta di un organismo su modello dell’Esa, con laboratori propri o una struttura decentrata. [Questo articolo è stato pubblicato su il Manifesto, il 28 Novembre 2021]

Nella lotta alla pandemia, l’arrivo di diversi vaccini nel giro di un anno è sembrato a molti un miracolo. Ma è un miracolo riservato solo a una parte del mondo, quella più ricca, e che potrebbe essere vanificato da una variante emergente nella parte del mondo rimasta scoperta. Sono i rischi che si corrono quando si affida la salute globale alle strategie delle imprese farmaceutiche.

 

L’economista Massimo Florio insegna all’università Statale di Milano e per Laterza ha appena pubblicato La privatizzazione della conoscenza, in cui mostra come la ricerca pubblica possa essere strategica in campo farmaceutico, ma anche nello sviluppo “green” e nel campo dei Big Data.

 

Prof. Florio, allora anche sui vaccini non è andato tutto bene?

 

È evidente che non sta funzionando il sistema della proprietà intellettuale, che premia con i brevetti chi controlla una tecnologia. Le imprese hanno fatto solo l’«ultimo miglio» della ricerca sui vaccini, spesso subappaltandolo ad altre società che lavorano su contratto. E poi ci hanno messo la capacità produttiva e la logistica.

 

C’erano alternative?

 

Il National Institutes of Health (Nih), la principale organizzazione di ricerca pubblica statunitense, sarebbe potuto andare fino in fondo nello sviluppo di un vaccino, brevettarlo e poi negoziare la produzione con il migliore offerente. Se il governo Usa fosse detentore del brevetto, oggi le aziende farmaceutiche agirebbero da fornitori ma sarebbe la politica a determinare prezzi, quantità e distribuzione globale. Invece durante l’amministrazione Trump fu deciso di fermare lo sviluppo e sottoscrivere contratti senza condizioni con le imprese. Non è solo una questione economica, anche se i prezzi dei vaccini li pagano i contribuenti. Il problema è che le imprese vendono a 25 dollari a dose un vaccino che, secondo le stime dell’Imperial College di Londra o di Oxfam costa circa un dollaro e mezzo. Così mezzo mondo ne rimane tagliato fuori e emergono nuove varianti. Un processo previsto da qualunque virologo, dato che un virus a Rna come il coronavirus è soggetto a mutazioni e ha pochi meccanismi di correzione.

 

Dunque il dibattito sui brevetti è davvero rilevante?

 

Biden ha annunciato una svolta, dichiarandosi favorevole a una moratoria sui brevetti relativi ai vaccini. Può sembrare sorprendente, ma Biden ha come consulente Anthony Fauci, capo del Niaid, l’istituto appartenente al Nih in cui è stato condotta una parte dello sviluppo del vaccino a mRna. E sa che Moderna, e probabilmente anche BioNTech, ha avuto la licenza a titolo gratuito per l’uso di quelle ricerche. Dunque il governo Biden dispone di leve negoziali. La richiesta dell’Nih affinché sia riconosciuto il suo…. CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO SU IL MANIFESTO

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Daniele Nalbone

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r.g.

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