La scuola del ForumDD: un processo di apprendimento circolare

Giampiero Marchesi

Proseguono i momenti di co-progettazione della scuola per la giustizia sociale che il ForumDD sta organizzando con membri interni e contributi esterni. Il secondo appuntamento è stato dedicato alle modalità della didattica

Un osservatore che ancora si sente quasi “esterno”, pur impegnandosi nel processo di costruzione della Scuola per la giustizia sociale, redigerà un diario di bordo non del tutto immersivo nella realtà del ForumDD. Ma forse questo lo aiuterà – agendo come chi stia cercando di comprendere quale sia la rotta per arrivare a destinazione – ad apprezzare di più l’andare e le mete parziali che via via sembrano disvelarsi. E intanto ad apprendere lungo il percorso.

 

Per questo gli verrebbe già ora di dire che la Scuola per la giustizia sociale mentre si sta progettando – e proprio per il modo con cui si sta progettando –sembra stia già mano a mano avvicinandosi alla Scuola che si immagina un giorno possa diventare.

 

Siamo solo al secondo dei seminari programmati e in procinto del terzo. Ma quello che emerge è proprio un processo di apprendimento in atto. E l’impressione è quella di un processo di apprendimento circolare in cui l’ibridazione e la commistione di temi posti e di obiettivi stabiliti modificano, nello svolgersi, le posizioni da cui si parte costringendo (portando) chi progetta la Scuola (ma anche chi, nei seminari, dà un contributo di conoscenza al progetto dall’esterno) a misurarsi con stimoli che aggiungono pezzi – e altri ne spostano – alla proposta di progetto che si va discutendo.

 

L’approccio che sostiene e alimenta l’impianto concettuale del ForumDD (visione/diagnosi/metodo/proposte), già ampiamente sperimentato, si sta rivelando (siamo ai primi, incoraggianti, passi) anche in questo caso funzionale. Ma qui con una novità in prospettiva non di poco conto. Ovvero quello di sperimentare tale funzionalità non più e non solo alla individuazione e alla costruzione di proposte e di azioni per la giustizia sociale ma nella stessa costruzione di un’”istituzione” (nel senso di organismo costruito per un determinato fine) per cui il ForumDD decide di mettere direttamente in pratica un’azione collettiva.

 

Nel focus group di Napoli ci si è confrontati sul metodo ovvero sulle possibili modalità della didattica e quindi sul “come” organizzarla. E sulle implicazioni che le scelte su questo aspetto hanno (potrebbero avere) sull’organizzazione della Scuola.

 

Un tema piuttosto centrale quindi e che va già al nodo della questione. Se ne sono tratti elementi incontrovertibili per le decisioni da prendere? No, certamente. Nemmeno ci si aspettava che potessero emergere. Ma indicazioni si, diverse e non tutte fra loro immediatamente compatibili (come del resto si auspicava che potesse essere: e per questo si, il confronto, nel focus group, oltre che aperto, informato e ragionevole è stato per alcuni tratti anche acceso).

 

Quali indicazioni? Non si possono qui elencare tutte ma alcune sono parse (a chi scrive) particolarmente convincenti e, pur non potendo definirsi una per una “innovative”, se viste insieme cominciano a costituire una traccia robusta per un percorso nuovo.

 

Intanto l’attenzione alla domanda che viene dalla cittadinanza attiva, intesa in senso lato ovvero come organizzazioni/comunità in cui si esprime l’attivismo civico e in cui gli agenti di cambiamento operano (o potranno operare) per conseguire obiettivi di giustizia sociale. Domanda matura (perché basata su esperienze solide) e che non si limita a strumenti o a conoscenze per fare di più e meglio e che invece guarda al ForumDD come un punto di riferimento oggi sentito come mancante (dove siamo; quali nodi dobbiamo affrontare; quale percorso, insieme, si può intraprendere e verso quali obiettivi e prospettive). Questo pone la questione anche per la Scuola: come interpretare questa domanda dal punto di vista dell’offerta formativa e del metodo che si va definendo?

 

Sul metodo il focus group ha mostrato come non ce ne sia uno che va bene per tutto. Era prevedibile. Ognuno ha (si prevede possa avere) maggiore o minore efficacia in relazione agli specifici contesti in cui si svolgerà l’azione formativa. La “cassetta degli attrezzi” deve essere quindi completa (e può esserlo viste le competenze e le esperienze che i componenti del ForumDD sono già in grado di esprimere) ma sarà poi in relazione al contesto (non solo territoriale ma anche – e insieme – tematico, del mix di esperienze dei discenti che parteciperanno e delle esigenze che esprimeranno) che bisognerà – a partire da un impianto solido – progettare e sperimentare di volta in volta la specifica azione formativa. Metodo quindi flessibile e basato (e non solo nelle prime fasi) su forte interazione domanda (discenti) – offerta (docenti) e sulla sperimentazione come pratica permanente che è già azione nel concreto.

 

Flessibilità, sperimentazione e interazione in quanto componenti importanti del “suo” metodo, potrebbero infine condurre di fatto la Scuola ad applicare forme di co-progettazione in grado di tradurre l’attenzione ai contesti come pratica “ordinaria” di definizione e poi attuazione dell’azione formativa. Pratica non facile ma possibile (anche qui si dovrà sperimentare, individuare modalità, produrre esempi) e sotto molti aspetti quasi ineludibile tenendo conto di molti elementi emersi nel focus group di Napoli.

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