Ascolto ed empatia: dopo la pandemia torniamo a fare politica nei luoghi. Intervista a Marwa Mahmoud

Silvia Vaccaro

Marwa Mahmoud è la prima donna con origini straniere eletta nel consiglio comunale di Reggio Emilia. Ha deciso di candidarsi a seguito di una delusione politica e per contribuire con la sua voce a una narrazione corretta delle persone con background migratorio. Crede che per un politico sia importante l’ascolto e stare tra le persone nei luoghi delle comunità

Donna, musulmana, mamma di una bimba di otto anni, di origine egiziana, Marwa Mahmoud è la prima donna con origini straniere eletta nel consiglio comunale di Reggio Emilia. In un panorama politico che sembra ripetere sempre le stesse liturgie, la sua elezione restituisce, al contrario, la sensazione di una possibile vicinanza tra istituzioni e società. Mahmoud viene dalla cittadinanza attiva. Lavora per la Fondazione Mondinsieme e nel 2019 ha deciso di candidarsi, ricevendo il sostegno di Ti Candido.

 

“Ho preso questa decisione a seguito della delusione che abbiamo vissuto, al termine di due legislature fa, quando la legge sulla cittadinanza è stata portata avanti fino a un certo punto, poi sono mancati i numeri, ed è stata archiviata. Ho deciso di essere parte attiva non solo fuori ma anche dentro le istituzioni, per prendere parola anche sul vissuto delle seconde generazioni. Oggi posso dire che il mio attivismo ha assunto un altro profilo e anche un maggiore peso”.

Nella campagna #FacciamoEleggere che promuoviamo insieme a Ti Candido mettiamo l’accento sul fatto che i candidati e le candidate siano competenti, motivati e capaci di rappresentare coalizioni sociali e chi non ha voce. Candidati che ascoltino i territori, perché crediamo che il dialogo sociale e il liberare i saperi, anche quelli che vengono dai territori, sia importantissimo per costruire politiche davvero attente alle persone nei luoghi. Le ho chiesto come sperimenta a partire dal suo ruolo, il rapporto con la comunità.

 

“Credo che l’ascolto sia imprescindibile per un politico che voglia fare una politica pubblica di qualità. Ascolto attivo, empatia e quella dimensione umana che la pandemia ci ha impedito di coltivare, con condivisione di momenti sociali e culturali con i cittadini sui nostri territori. Sarà indispensabile recuperare questi momenti, facendo rivivere i luoghi delle comunità e di prossimità, le circoscrizioni, le consulte territoriali, i laboratori di quartiere. Saranno fondamentali, ancor più di quanto lo fossero prima della pandemia. Spero che tra i candidati e le candidate alle prossime elezioni ci saranno persone con una visione generale ma che non perdano mai di vista il rapporto interpersonale con i cittadini che incontrano nella quotidianità”.

* Intervista a cura di Silvia Vaccaro.
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