Un approfondimento dal settimo numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”.
Aggiornato il 13 Ottobre 2026
In un momento in cui l’Unione Europea è sempre più percepita come strumento di avanzamento degli interessi nazionali vale la pena guardare al passato, alle spinte ideali originarie che ne hanno mosso i primi passi. La prima, la più nota, è il Manifesto di Ventotene – il cui titolo completo è Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto – redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel 1941, quando erano al confino nell’isola di Ventotene.
L’idea di fondo è che «la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è l’esistenza degli Stati sovrani, geograficamente, economicamente, militarmente individuati, consideranti gli altri Stati come concorrenti e potenziali nemici, viventi gli uni rispetto agli altri in una situazione di perpetuo bellum omnium contra omnes; (…). Tutti i problemi, da quello delle libertà costituzionali a quello della lotta di classe, da quello della pianificazione a quello della presa del potere e dell’uso di esso, ricevono una nuova luce se vengono posti partendo dalla premessa che la prima mèta da raggiungere è quella di un ordinamento unitario nel campo internazionale» (E. Colorni, Prefazione, A. Spinelli, E. Rossi, Il Manifesto di Ventotene, ed. Mondadori, 2006).
Ma una grande fioritura di progetti di federalizzazione dell’Europa aveva preso avvio già negli anni tra le due guerre mondiali e successivamente. Più precisamente, due distinte fasi possono individuarsi: dapprima, nel periodo pre-tra le due guerre mondiali, in seguito, attorno alla seconda guerra e, infine, nell’immediato secondo dopoguerra e fino ai primi anni cinquanta.
Nella prima fase l’elaborazione di proposte per l’unità politica europea si sviluppa grazie a personalità del mondo anglosassone o di ambienti della Resistenza e dell’esilio, che esprimono una radicale volontà di cambiamento rispetto al passato e una forte intenzione di reazione alle involuzioni autoritarie che avevano investito l’Europa.
Nella seconda fase, con l’avvicinarsi della seconda guerra mondiale, questi modelli anglosassoni si distaccano dall’impostazione imperiale e atlantica di specifiche e singole figure del pensiero politico – tra queste si ricorda Lord Lothian considerato un pioniere del federalismo ed i circoli intellettuali come Bloomsbury (cfr. N. Brailsford, If We Want Peace, London, Leonard and Virginia Woolf at the Hogarth Press, for the New Fabian Research Bureau, 1932) – e si connotano per un diverso approccio condotto collettivamente soprattutto da nuovi movimenti federalisti diffusi in tutta l’Europa occidentale, come il movimento “Federal Union” che nasce in Gran Bretagna nel 1939, il movimento della “Pan-Europa”, fondato già nel 1923 da Lord Richard Coudenhove-Kalergi. Quest’ultimo elabora il suo progetto costituzionale negli Stati Uniti, lavorando a contatto con il gruppo di accademici intorno a A.J. Zucher (cfr. Id., Comité constitutionnel pour les Etats-Unis d’Europe, Trends since World War II: An Examination of Significant Aspects of Postwar Public Law with Particular Reference to the New Constitutions of western Europe, New York, 1951). I progetti ascrivibili, o ispirati, al filone del federalismo britannico, sono caratterizzati dalla definizione di sistemi di governo fondati su organi confederali cui vengono riconosciute specifiche competenze da esercitare a livello sovranazionale (cfr. il Progetto di Costituzione federale europea e interna di D. Galimberti e G. Repaci, 1942-1943). Diversamente, in altri progetti, si va oltre la mera enumerazione delle “competenze federali”, configurando sistemi di governo sovranazionale in cui trovano spazio anche organi rappresentativi con funzione legislativa (cfr. Rough Draft of Proposed Constitution for a Federation of Western Europe di W. Ivor Jennings, redatto sul modello del Draft Constitution degli americani A.L. Goodhart e Kenneth C. Wheare, e del Memorandum on the Protection of Civil Liberties dello stesso Jennings e il Draft Constitution for the United States of Europe risalente al movimento Europa Union Schweitz, redatto tra il 1941 e il 1943). L’ispirazione anglosassone, e britannica in particolare, sarà quindi decisiva per il progetto di Altiero Spinelli: «(…) la nostra attenzione si volgeva invece verso l’Inghilterra. Lì avevano scoperto gli incunaboli del federalismo europeo; dal seno del suo governo Attlee proclamava che “Europe must federate or perish”» (A. Spinelli, 1984).
Infine, i progetti dell’immediato secondo dopoguerra sono elaborati nello scenario intergovernativo della ricostruzione e si caratterizzano per una volontà di pace e di riscatto democratico che, ancora una volta, intende superare i confini dei singoli Stati. Per tutte queste proposte la proiezione è verso uno Stato democratico sovranazionale e l’ideale del ritorno – urgente – alla democrazia si traduce nell’aspirazione agli Stati Uniti d’Europa. In questo scenario è rivalutata e/o confermata l’importanza della partecipazione popolare a livello europeo, attraverso l’esercizio del voto per le camere “dei popoli” o “dei deputati”, nei diversi progetti sono incluse quasi sempre delle assemblee elettive bicamerali, conformi alla forma federale, nelle quali la prima camera è espressione del popolo e la seconda camera è espressione degli Stati.
Tra le varie proposte, nel novembre del 1946, viene presentato alla Conferenza costituzionale di Basilea, dal Comité constitutionnel pour les États-Unis d’Europe, il Projet d’une Constitution fédérale pour l’Europe. Nel settembre del 1948 viene approvato dalla UPE (Union Parlamentaire Européenne) al Congresso di Interlaken, il Projet d’une Assembléee européenne à convoquer immédiatement pour étudier des propositions pour l’Union de l’Europe. Altri progetti elaborati nel 1949 – il Projet d’une Constitution fédérale européenne di Francois de Menthon presidente della commissione giuridica dell’UPE e il Projet de constituion européeenne di Michel Mouskhély e Gaston Stefani. Particolarmente interessante è inoltre un progetto presentato nel novembre del 1948 a Roma, da Alexandre Marc, che lo sottoponeva al Congresso dell’Union européeenne des fédéralistes (UEF) – Avan-projet de constitution fédérale pour une Europe unie – nel quale è delineato un Parlamento europeo composto di una “Chambre des Nations”, di una “Chambre Economique et Sociale” e di una “Chambre des Communes” eletta dal popolo a suffragio universale. Quest’ultimo è l’unico esempio di parlamento tri-camerale, indicativo di un’idea di un’unione in Europa che doveva essere un’unione anche economica e sociale.
Tra il 1945 e il 1947 si assiste poi ad una ulteriore evoluzione dell’azione e del pensiero strategico dei federalisti europei. Successivamente alla redazione del Manifesto, nel 1945, Altiero Spinelli e i suoi sodali di partito e di movimento prendono atto del fatto che la progressiva liberazione del continente europeo ha favorito la ricostruzione degli Stati nazionali d’anteguerra, per di più in un quadro politico internazionale in cui l’Europa rientra in un disegno di contrapposizione netta tra est e ovest. Diviene quindi in questo momento utopica l’idea di una costituente europea orientata ad una ricostruzione tendente al superamento degli Stati nazionali. Ciò induce Spinelli a supportare l’ipotesi del coinvolgimento delle Assemblee costituenti nazionali, perché queste potessero contribuire a definire la forma della federazione europea per il tramite dei processi costituenti in corso nei diversi Stati. I risultati tuttavia non sono quelli auspicati, poiché gli organismi costituenti nazionali si limitano ad introdurre disposizioni sulla «limitazioni di sovranità in condizioni di parità» (cfr. art. 11 Cost.).
Quindi, nel 1947 Spinelli riprende l’idea di una Assemblea costituente europea e tra il 1948 e il 1949 tenta la via della politicizzazione dell’allora nascente Consiglio d’Europa, indicandone l’Assemblea rappresentativa come l’organismo idoneo ad essere trasformato in costituente europea, in ciò supportato anche da un parere di Piero Calamandrei, favorevole ad un processo costituente che fosse rappresentativo dei popoli e non degli Stati, e la cui nomina fosse affidata ai Parlamenti nazionali.
Come si vede, sia i progetti antecedenti al Manifesto di Ventotene, che le azioni successive, sono connotati da un profondo e persistente afflato federalista orientato a obiettivi di democrazia e giustizia in Europa, ed è ben noto che si tratta di una corrente di fatto mai del tutto prosciugata neanche nell’evoluzione dell’unità europea di stampo funzionalista. Si tratterebbe di farla riemergere anche con la forza del sostegno e del consenso dei cittadini europei.
Foto di Antoine Schibler su Unsplash










