Orizzontale, condivisa, vitale: la politica secondo due partecipanti alla scuola di mobilitazione politica

Silvia Vaccaro

Elisa Ragogna e Pietro Savastio sono due dei settecento ragazzi e ragazze under 30 che si sono iscritti alla Scuola di Mobilitazione Politica promossa da Ti Candido insieme a una rete di undici organizzazioni e movimenti tra cui il ForumDD. Cosa li ha spinti a partecipare a questa esperienza? Hanno trovato quello che cercavano? Glielo abbiamo chiesto e con l’occasione abbiamo parlato di politica e delle battaglie che li appassionano

“Uno dei motivi per cui ho deciso di frequentare la scuola è stata la voglia di confrontarmi con persone che si interessano di quello di cui mi interesso io. Ho iniziato a interessarmi di politica all’Università, prima al diritto allo studio e poi mi sono appassionata alle tematiche di genere, e ho conosciuto Non Una Di Meno e poi il movimento LGBT. Ho deciso di partecipare alla scuola per avere dei nuovi strumenti, perché sto terminando il mio percorso universitario e mi trovo senza casa politica. E invece la scuola di politica parlava proprio di territori, e di cos’è fare politica. L’ho fatto per andare un po’ al di là della mia bolla”, racconta Elisa Ragogna, studentessa di Comunicazione, Valutazione e Ricerca Sociale alla Sapienza di Roma, dove vive ed è attiva nelle lotte per l’uguaglianza di genere e il diritto allo studio.

 

“La voglia di confrontarsi, di portare a casa nuovi strumenti, il fatto di non sentirsi rappresentati da forze politiche specifiche è qualcosa che sento mio e credo sia un sentimento generazionale largamente condiviso. Mi sono iscritto per capire che tipo di posture, di metodi, e strumenti persone della generazione prima della mia si sentivano di mettere in campo nel momento in cui facevano un’operazione di trasmissione intergenerazionale. Credo sia una pratica che è mancata e che è bene ripristinare”, ci dice Pietro Savastio che é ricercatore sociale, progettista e attivista, e si interessa di città, pedagogie e partecipazione.

Elisa e Pietro sono due dei settecento ragazzi e ragazze under 30 che si sono iscritti alla Scuola di Mobilitazione Politica promossa da Ti Candido insieme a una rete di undici organizzazioni e movimenti tra cui il Forum Disuguaglianze e Diversità, tra febbraio e maggio di quest’anno. Un’esperienza nuova nel panorama italiano, quella di una scuola di politica gratuita, interamente online, che ha visto alternarsi in qualità di speaker ricercatori, attivisti, politici, non solo italiani. Con Elisa e Pietro abbiamo parlato della scuola, ma non solo: dove può la politica attingere pensiero e come può attivare mobilitazioni? Cosa pensano della politica locale? E’ questo il terreno su cui come ForumDD insieme a Ti Candido ci stiamo misurando attraverso la campagna #FacciamoEleggere per sostenere alle prossime elezioni amministrative candidati e candidate impegnati per la giustizia sociale e ambientale.

 

Secondo Pietro “teoria e prassi si devono rincorrere l’un l’altra: non ha senso fare astratta speculazione, ma anche le pratiche non auto-riflessive dopo poco si sfilacciano. Credo che ci sia una sana tensione da coltivare tra le due”. “Se penso alla politica locale, credo davvero lì si muovano le aspettative maggiori, e vedo la vicinanza tra rappresentati e rappresentanti. Rispetto al rapporto con la cittadinanza attiva credo che ci siano energie da liberare e da mettere in circolo, una sacca di senso, dove essere utili e da cui esce qualcosa di vitale”.

 

Elisa racconta la sua generazione come quella “figlia di un periodo in cui non ci sono più i grandi partiti e le grandi narrazioni ideologiche”. “Resta una grande frammentazione che da un lato è un problema, dall’altro ci aiuta anche a comprendere quanto è complessa la realtà. L’incontro credo sia la chiave di volta: quando dici la mia condizione non è solo mia, ma è condivisa e quindi possiamo trovare delle soluzioni insieme e andare insieme a chiederle a chi può fornirle. Gli spazi collettivi di ragionamento sono il luogo dove trovare domande fatte bene, più che risposte”. E aggiunge “A volte mi sembra che la cittadinanza sia tagliata fuori dal dibattito, che è talmente aggressivo che esclude chi vuole ragionare con l’apertura mentale e la serenità di un confronto. Ma già ci siamo allontanati dalla politica partitica, non possiamo allontanarci anche dalla discussione politica, se no siamo tagliati fuori. Dobbiamo riprendere in mano la narrazione e parlare delle questioni in un altro modo, che è quello che abbiamo fatto durante la scuola”.

* Intervista a cura di Silvia Vaccaro.
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