Lo Stivale dei diseguali

In Italia le diseguaglianze economiche si stanno ampliando. È un processo globale, ma nel nostro paese appare più pronunciato. La tendenza ha accelerato a causa della crisi, ma è in atto dagli anni Ottanta. Il ruolo del Forum disuguaglianze e diversità. 

L’articolo 3 della Costituzione repubblicana sancisce il principio di uguaglianza sostanziale degli individui e conferisce alla repubblica il dovere di “rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. Eppure, in molti dei paesi avanzati e in un numero crescente di paesi in via di sviluppo, gli indici di diseguaglianza di reddito e di ricchezza, migliorati nel dopoguerra, mostrano un peggioramento progressivo generalmente a partire dagli anni Ottanta o Novanta. Non è dunque una sorpresa che il tema delle crescenti disuguaglianze economiche sia sempre più in cima agli interessi di ricercatori, società civile, istituzioni e politica.

 

Il celebre lavoro dell’economista francese Thomas Piketty (Il capitale nel XXI secolo, 2014) e il recente rapporto sulle disuguaglianze globali World Inequality Report (2018) hanno evidenziato la forte crescita della concentrazione della ricchezza privata e dei redditi in una serie di paesi avanzati e in via di sviluppo. I risultati testimoniano quanto sproporzionata sia la sperequazione dei mezzi economici a favore delle persone in cima alla piramide economica. In Italia, il tema è stato portato alla ribalta dalla creazione del Forum disuguaglianze e diversità, nato per iniziativa di otto organizzazioni di cittadinanza attiva (tra cui Caritas Italiana, ndr) e di un gruppo di ricercatori e accademici impegnati nello studio della disuguaglianza e delle sue negative conseguenze sullo sviluppo, con l’obiettivo di promuovere progetti di ricerca-azione originali, ideare campagne e azioni di advocacy e produrre e promuovere proposte per l’azione pubblica, che favoriscano la realizzazione dell’articolo 3 della Costituzione Italiana e contrastino l’aumento delle disuguaglianze.

Caduta dei redditi personali

 

L’evoluzione delle disuguaglianze economiche presenta, in Italia, un connotato quasi unico, rispetto al panorama delle economie democratiche avanzate. In primo luogo, e al pari di altri paesi, la crisi finanziaria globale del 2007-2008 ha inferto un duro colpo ai bilanci delle famiglie italiane. In secondo luogo, e diversamente da altri paesi europei, redditi e bilanci delle famiglie erano già afflitti da una stagnazione, che si protrae dalla prima metà degli anni Novanta. La figura 1 mostra chiaramente che: .il Prodotto interno lordo pro capite era nel 2016 ancora circa il 10% inferiore al periodo pre-crisi; .la ricchezza familiare netta pro capite (ovvero la somma dei patrimoni immobiliari e finanziari, al netto di tutti gli indebitamenti) nel 2016 ha perso cumulativamente il 15% rispetto al 2007; .la dinamica relativa al reddito disponibile pro capite (al netto di imposte e trasferimenti) delle famiglie italiane appare, invece, meno negativa dell’andamento del Pil pro capite e sembra aver quasi recuperato il terreno perso. Il panorama appare, tuttavia, molto più negativo, allungando lo sguardo indietro nel tempo, alla metà degli anni Novanta. In un recente studio (Brandolini, Gambacorta e Rosolia, 2018) si afferma che «l’Italia è l’unico tra i paesi maggiormente avanzati ad avere sofferto, nell’ultimo ventennio, una caduta dei redditi personali reali pro capite».

Più poveri, più penalizzati

 

Un’ulteriore caratteristica della recente crisi italiana è che, a partire dal 2006, le perdite di reddito reale disponibile sono state registrate lungo tutta la distribuzione del reddito. Ovvero, tutti hanno perso, in media (il reddito mediano delle famiglie è calato di circa il 15%). Ma c’è chi ha perso più di altri. Dividendo la popolazione italiana in dieci gruppi per grandezza di reddito, le famiglie con perdite economiche più ampie sono infatti collocate nel primo decile della distribuzione dei redditi (secondo l’indagine campionaria sui bilanci delle famiglie italiane, a cura della Banca d’Italia – figura 2): il reddito medio del 10% delle famiglie più povere ha registrato un calo del 20% circa, il doppio del calo di reddito registrato per il 10% delle famiglie più ricche.

Anche questo pone in contrasto l’Italia con le altre maggiori economie europee, dove la disuguaglianza dei redditi appare leggermente diminuita negli anni successivi alla crisi. Perdite lavorative più elevate per le classi di lavoratori meno specializzati e con minore esperienza, insieme a una minore efficacia dei sistemi di welfare di supporto al reddito, potrebbero spiegare parte di queste dinamiche.

 

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L’articolo è stato pubblicato nel numero di Italia Caritas – ottobre 2018. Sul sito della Caritas è possibile leggere tutti i numeri della rivista.

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