La Marcia #PRIMAlePERSONE contro il razzismo e le disuguaglianze

Questo articolo è stato pubblicato sull’edizione di Napoli di Repubblica sabato 4 maggio 2019. 

La Marcia #PRIMAlePERSONE che si muoverà questa mattina da Piazza Mancini per raggiungere Piazza del Gesù a Napoli coniuga e intreccia tra loro sia il rifiuto chiaro e netto di ogni forma di razzismo sia la determinazione nel ribadire che l’unico modo per costruire un futuro di benessere per tutte e tutti è quello di costruire una società più giusta e solidale, con al centro le persone e non il profitto, orientata sull’ospitalità e la cura piuttosto che sul rancore e il rifiuto, dove le differenze, di genere, di stato sociale sociale, di provenienza nazionale, di orientamento sessuale, di religione sono un valore da preservare e non un motivo di preoccupazione e paura.

 

Ma al di là dei suoi contenuti la Marcia di oggi porta con se un altro valore straordinario e cioè quello di essere nata da un percorso orizzontale, dal basso, in cui più di mille donne, uomini e persone transessuali hanno deciso di investire riconoscendosi come pari, provando a rispondere insieme alla comune esigenza di prendere parola e posizione, di dire con chiarezza da che parte si sta, per resistere ed esistere in modo protagonista e partecipato.

 

Una caratteristica di fondo che va curata e trattata con delicatezza perché ha reso possibile la costruzione di uno spazio politico, democratico e aperto, alternativo al clima di rancore e chiusura che attraversa il Paese. Un luogo che è risultato abitabile per persone, enti, organizzazioni, movimenti e forme di impegno civile e di cittadinanza attiva che arrivano da tradizioni, culture e storie differenti tra loro. Persone e enti che su altri terreni a volte sono d’accordo ma che in altri casi invece sono distanti e a volte in contrapposizione, ma che sulla Marcia e sui suoi contenuti hanno deciso di superare diffidenze e distanze, per lavorare insieme.

 

Per questo chiediamo a tutte e tutti quelli che parteciperanno, come singoli e come soggetti collettivi, di assumersi la responsabilità di aver cura di questa particolarità e metodo politico, ad iniziare dal dare priorità a quanto abbiamo in comune piuttosto a quello che che ci rende a volte distanti e differenti. Ponendo, in questo modo, i presupposti non solo per la riuscita della Marcia ma anche per dare continuità a un dialogo costruttivo e lungimirante la cui assenza spesso determina la debolezza delle nostre idee e dei soggetti in cui ci riconosciamo.

 

Quello che si è messo in moto è un pensiero civile e democratico, in cui intelligenze differenti, pratiche di lavoro sociale quotidiano, esperienze di resilienza e auto-organizzazione, movimenti sindacali e partitici, espressioni dell’associazionismo e del volontariato laico e religioso si incontrano in una prospettiva politica culturale, che rimettendo al centro le persone e i loro diritti, pretende non solo più giustizia sociale ma anche il ripristino di una visione dove il problema da risolvere sia la povertà e le disuguaglianze e non come trattare e contenere i poveri e le contraddizioni che ne derivano.

 

Luciano Stella – Andrea Morniroli

Redazione

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