La governance del Piano di Ripresa e Resilienza: una proposta alternativa di ForumDD, Movimenta e ForumPA

Fabrizio Barca, Alessandro Fusacchia, Carlo Mochi Sismondi, Sabina De Luca, Denise Di Dio, Rossella Muroni

Ci serve un’altra pubblica amministrazione: è questa la priorità assoluta e la sfida più urgente, l’unica che può consentirci di vincere tutte le altre. La proposta di governance del Forum Disuguaglianze Diversità, Movimenta e Forum PA. Articolo pubblicato sul quotidiano Domani, 7 dicembre 2020

Nella storia di un Paese si apre ogni tanto, in un secolo, la finestra verso un futuro migliore. La manchi e resti al palo, con risentimento. La cogli e improvvisamente il difficile diventa possibile, con entusiasmo contagioso. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (il Piano) è una di queste finestre, che va ben oltre l’uso dei 190 e passa miliardi di fondi europei: riguarda la scelta di dove l’Italia vuole andare.

 

Non possiamo mancare questa occasione. Eppure lo faremo, se il paese tutto non sarà coinvolto nel concepire e sentire come suoi alcuni grandi obiettivi strategici e nel fissare i risultati a cui mirare e se all’attuazione non concorreranno pubblici amministratori scossi da una chiamata alla mobilitazione e rinvigoriti da nuove e più giovani immissioni.

 

Non è questa la strada, non sono questi i segnali dati sinora dal governo. Ora che in modo frammentario le sue intenzioni iniziano a circolare è importante che la rotta cambi.

 

GLI OBIETTIVI INCERTI

 

In merito agli obiettivi strategici non sarebbe serio commentare i testi appena trapelati in occasione del Consiglio dei ministri. Basti dire che a un primo esame si colgono in alcuni casi una diagnosi e gli obiettivi a cui mirare (è il caso della transizione digitale della PA), in altri casi ciò manca e appaiono decisamente incongrue le risorse dedicate (scuola e casa, ad esempio) o l’intervento appare frammentato, figlio della somma di progetti eterogenei, pensati come monadi che finirebbero per incrociarsi nei territori, senza sinergie e senza gambe.

 

Ma soprattutto sembra ancora mancare la “logica dei risultati attesi”, l’indicazione dei miglioramenti misurabili del benessere collettivo a cui i blocchi di progetti mirano: di quanto si intende ridurre la povertà educativa nelle sue diverse dimensioni? Entro quando? E così per ogni dimensione. Né più né meno di quanto chiede l’Europa.

 

Su questi risultati attesi, quantificati, si deve aprire quel confronto che imprese e sindacati stanno chiedendo, su cui i sindaci d’Italia giocheranno un ruolo non sostituibile, e che l’intero sistema delle organizzazioni di cittadinanza è pronto ad accompagnare.

 

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* Articolo pubblicato sul quotidiano Domani, 7 dicembre 2020
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