Il ruolo della Recovery and Resilience Facility nel rafforzamento delle politiche per l’infanzia

Francesco Corti, Christian Morabito, Patrizia Luongo, Tomas Ruiz

Francesco Corti, Christian Morabito, Tomas Ruiz e Patrizia Luongo e hanno elaborato e scritto il policy study ” The role of the Recovery and Resilience Facility in strengthening childcare policies”, commissionato dalla Foundation for European Progressive Studies (FEPS), nell’ambito del progetto Recovery Watch di cui fa parte anche il Forum Disuguaglianze e Diversità. Lo studio è statao presentato durante il seminario “Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza: valutare per migliorare

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Investire in servizi di qualità per la prima infanzia (0-3) è di fondamentale importanza per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale, ridurre le disuguaglianze, migliorare le capacità cognitive e sociali dei bambini e aumentare l’occupazione femminile. Esplicitamente orientato a supportare politiche per le prossime generazioni e mettere a terra i principi enunciati nella Garanzia Europea per l’Infanzia, il dispositivo per la ripresa e la resilienza (DRR) rappresenta un’occasione senza precedenti per gli Stati membri per ampliare l’offerta pubblica di questi servizi.

L‘obiettivo di questo studio consiste in un’analisi delle misure contenute nei piani di ripresa e resilienza di cinque State membri (Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Slovacchia) per supportare servizi educativi pubblici per la prima infanzia. L’analisi viene condotta guardando a tre criteri: rilevanza delle misure adottate rispetto alle sfide in essere, efficacia dei sistemi di monitoraggio e valutazione e capacità di rilevare eventuali ostacoli nell’implementazione, e coerenza tra gli investimenti inclusi nei piani e il quadro istituzionale. Particolare attenzione è dedicata alla dimensione regionale degli interventi e la capacità di rilevare e indirizzare le asimmetrie esistenti nella disponibilità dei servizi.

 

Quanto emerge dall’analisi è che Spagna e Italia utilizzano il dispositivo per la ripresa e la resilienza per accrescere la disponibilità di servizi (misurata in numero di nuovi posti creati) e ridurre le disparità interne tra regioni. Il Portogallo e la Germania usano invece le risorse del DRR per aumentare la disponibilità di posti per i servizi per l’infanzia, tuttavia senza prestare alcuna attenzione all’impatto distributivo a livello regionale. La Slovacchia, infine, si presenta come un caso unico di un paese che, pur caratterizzato da modesti livelli di spesa e copertura in termini di servizi per l’infanzia, che non prevede alcun investimento in tal senso. Nessuno degli stati oggetto di studio includono nei piani una riforma dell’assetto organizzativo-istituzionale dei servizi per l’infanzia. In tal senso, lo studio sottolinea i rischi connessi alla mancata coerenza tra gli investimenti e le (non)riforme incluse nei piani.

Per quanto concerne l’attuazione dei piani, sono stati identificati tre ordini di problemi che si pongono come ostacolo nell’utilizzo delle risorse da parte dei soggetti attuatori (i.e. i comuni):

  • la mancanza di risorse ordinarie per coprire le spese correnti necessarie al mantenimento e gestione delle nuove infrastrutture create
  • la mancanza di supporto e assistenza tecnica per la presentazione dei progetti che non consente a numerosi enti di avanzare proposte in linea con la richiesta dei bandi
  • il poco tempo concesso ai soggetti attuatori per l’elaborazione e presentazione dei progetti che induce alla rinuncia a fare domanda per il supporto finanziario.

 

Alla luce dei risultati ottenuti, il presente studio elabora due raccomandazioni chiave.

Innanzitutto, la Commissione dovrebbe monitorare il rispetto del principio della coesione sociale e territoriale, che è al centro del dispositivo per la ripresa e la resilienza, e pertanto dovrebbe garantire la necessaria assistenza tecnica ai territori più svantaggiati. L’attuale sistema di milestones e targets pare inadeguato ad un corretto monitoraggio delle misure introdotte nei piani.

In secondo luogo, lo studio invita ad una riflessione sull’attuale quadro di coordinamento delle politiche economiche, e sulla capacità degli Stati membri di coprire le spese per la gestione delle infrastrutture finanziate dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza.

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