Il Parmigiano della montagna reggiana

Esistono in Italia forti disuguaglianze territoriali che riguardano in particolare le aree interne del paese. La Strategia Nazionale Aree Interne supporta la sfida di amministratori locali, imprenditori e cittadini che lavorano, da protagonisti, per ridurle.

L’Appennino reggiano è una “montagna di latte”. Questo è il cuore della Strategia dell’area interna per i Comuni che guardano la pietra di Bismantova. C’è, qua, un gruppo di 12 caseifici che ha dato vita ad un consorzio, per realizzare il progetto nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne.

 

Il lavoro che hanno deciso di realizzazione insieme ruota intorno al marchio del Parmigiano reggiano di Montagna, il cui disciplinare DOP presenta alcune caratteristiche peculiari rispetto a quello del semplice Parmigiano reggiano.

 

Intanto, l’alimentazione degli animali deve avvenire, per almeno il 70 per cento, con fieno di montagna. E questo significa la possibilità di integrare l’attività di 27 aziende agricole, e garantisce una forma di governo e gestione del territorio: chi produce foraggio, non abbandona la montagna.

 

Anche la stagionatura del Parmigiano di montagna, che dura almeno 24 mesi, deve avvenire in montagna. E questo significa che resta sul territorio una percentuale maggiore del valore aggiunto legato alla trasformazione del latte in formaggio.

 

Il progetto “Montagna di latte” è risultato il primo classificato nel bando del Piano di sviluppo rurale della Regione Emilia-Romagna dedicato alle filiere, i cui risultati sono usciti il 4 luglio scorso. In tutto, l’area interna dell’Appennino reggiano ha a disposizione 8 milioni di euro da investire, nel Consorzio, nei caseifici, per il controllo di qualità e per la promozione.

Le latterie reggiane coinvolte sono quelle di Quara, Cavola, Casale di Bismantova, San Pietro di Valestra, San Giorgio di Cortogno, Garfagnolo, del Parco, Cagnola, Fornacione, che rappresentano il 60% del latte lavorato nella montagna reggiana per la produzione di Parmigiano Reggiano.

A queste si sono associati anche un caseificio del parmense (il Val d’Enza) e uno del modenese (Valle del Dolo). Delle 27 aziende agricole, 23 sono reggiane, una modenese e tre parmensi. Questo progetto rappresenta quindi un modo innovativo, e “vincente”, di costruire legami e alleanze strategiche fra le imprese del territorio per valorizzare una produzione di altissima qualità, riconosciuta nel mondo. L’Appennino reggiano è un territorio che lega alla produzione zootecnica il 77% del valore della produzione lorda vendibile complessiva, e che ha nella produzione di Parmigiano Reggiano un’attività che ha segnato e segna l’economia, la storia e la cultura delle comunità e delle persone.

Photocredits: Silvia Zingaropoli

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