I comuni alla prova della realizzazione della strategia nazionale per le aree interne

Clelia Fusco

Il processo innescato dalla necessità per i comuni di associarsi per realizzare la propria strategia, prevista dalla Strategia Nazionale per le aree interne, è andato oltre le aspettative, creando luoghi dove tenere insieme visione e capacità realizzativa, un vero e proprio laboratorio di organizzazione dell’attuazione, cassetta degli attrezzi di cui far tesoro anche in vista della prossima programmazione.

Ad un problema complesso come l’inesorabile abbandono delle aree interne del nostro Paese, non poteva che corrispondere una politica pubblica con una strategia di sviluppo ampia, articolata e di per sé complessa. Come si sono organizzati, in questo contesto, i piccoli Comuni per far fronte ad un sistema tanto articolato come la Strategia nazionale per le aree interne? Quali i punti di forza e di debolezza nelle capacità organizzative dei territori interessati?

 

Abbiamo provato a capirlo con un’analisi realizzata nell’ambito del progetto a supporto della SNAI, “La Strategia Nazionale per le Aree Interne e i nuovi assetti istituzionali”, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica, di cui Formez PA è attuatore, in cui vengono approfondite le modalità con cui è stata affrontata dalle amministrazioni comunali delle aree interne la sfida della realizzazione della loro strategia, oltre all’attuazione dei tanti progetti di sviluppo individuati e pianificati.

 

Quel che emerge in primo luogo da questa indagine è il fatto che l’azione dei Comuni, in termini di capacità amministrativa e di governo della strategia attraverso soluzioni associative, ha dato luogo ad una forte correlazione tra queste ultime e l’efficacia dell’azione strategica. Appare evidente inoltre che, ad una capacità di “elaborazione strategica”, occorre associare una capacità di “realizzazione strategica”. L’ovvia complessità e mutevolezza del percorso attuativo ha infatti portato, nel tempo, i sistemi intercomunali più maturi a sviluppare strutture di governance che hanno saputo coniugare gli aspetti di rappresentatività politico-istituzionale, intesa come capacità di coinvolgimento degli attori comunali nei processi decisionali e di indirizzo della strategia, e di coordinamento tecnico-operativo, sia verticale di supporto all’organo decisionale, sia orizzontale tra i soggetti attuatori e i relativi interventi. Tale organizzazione non solo ha consentito alle aree di garantire unitarietà di azione e tenuta della visione strategica, ma ha anche favorito la creazione di centri di competenza locale che affrontano le criticità, studiano soluzioni comuni e ampliano i campi di intervento, guardando oltre gli interventi individuati nell’ambito della strategia d’area. Strutture di governance capaci ma anche fragili, in quanto legate ad un contesto caratterizzato da una continua riduzione del personale e, di conseguenza, delle competenze professionali.

 

Se si volesse sintetizzare l’esito di quanto visto sul campo, si potrebbe dire che nella grande maggioranza dei casi il processo di sviluppo dei sistemi intercomunali innescato dal “requisito associativo” previsto dalla SNAI è andato oltre le aspettative, secondo rapidi percorsi di adattamento alle mutate condizioni di partenza e alla necessità di far fronte all’emergenza sanitaria del Paese. Un dato sorprendente, un laboratorio di organizzazione dell’attuazione, cassetta degli attrezzi di cui far tesoro anche in vista della prossima programmazione.

* Clelia Fusco, FormezPA, Responsabile del progetto “La strategia nazionale per le aree interne e i nuovi assetti istituzionali”.
* Foto di Simon Rae su Unsplash
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