Giovani e aree interne: mancanza di opportunità o di prospettive? I risultati di un rapporto sull’area madonita

Giuseppe Dino

Il Rapporto Madoniti Emigrati analizza il fenomeno dell’abbandono delle aree interne da parte dei giovani per ragionare delle criticità e delle prospettive

“Non conosco nessuna nazione che assista così passivamente alla morte dei luoghi. Lo si vede già dalla segnaletica, da come i cartelli dei paesi si mescolano a quelli degli ipermercati. Le frazioni, le alture, i ruscelli stanno perdendo il nome, ultimo presidio dell’identità. L’economia ha sostituito la topografia, le pagine gialle la carta geografica.” (Paolo Rumiz – La leggenda dei monti naviganti)

 

Nel mese di settembre 2018 è stato proposto un sondaggio ai cittadini madoniti emigrati in territori fuori dalle Madonie con l’obiettivo di contribuire all’analisi di un fenomeno vasto e complesso come quello dell’emigrazione dalle aree interne del territorio italiano. Rispetto al fenomeno dell’emigrazione dal Mezzogiorno d’Italia, il focus particolare sulle aree interne merita un’attenzione aggiuntiva in quanto presenta criticità di entità superiore. L’indagine ha, infatti, posto l’attenzione sul fenomeno dello spopolamento dall’area delle Madonie, in Sicilia, facente parte dei territori oggetto della SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne).

 

Il profilo demografico relativo a dodici comuni madoniti (Figura 1) mostra un tasso di decrescita medio pari a circa il 17% dal 2001 al 2019 (dati ISTAT).

Figura 1: Profilo demografico relativo a dodici comuni delle Madonie nel periodo 2001-2019. (Fonte ISTAT)

Sono stati posti 17 quesiti a risposta multipla (obbligatori) e 3 a risposta aperta (facoltativi). Alla fine del sondaggio, durato un mese, sono state raccolte 445 interviste. Vista la distribuzione anagrafica, geografica e socio-economica degli intervistati, e dalla consistenza statistica mostrata dalla maggioranza dei quesiti, il campione estratto viene giudicato significativo seppur ristretto in termini numerici assoluti.

 

La fascia dei partecipanti con età compresa fra 25 e 30 anni e quella con età maggiore di 35 anni (Figura 2) sono le due fasce anagrafiche più presenti nel campione statistico. E’ interessante notare la distribuzione geografica degli intervistati (Figura 3) in cui, come prevedibile, il Nord Italia prevale, ma il 31.2% dichiara di risiedere nel Sud Italia-Isole. Ciò mostra come le aree interne del meridione non soffrano solo l’emorragia demografica verso il Settentrione ma, presumibilmente, anche verso le aree metropolitane meridionali densamente popolate della fascia costiera.

Figura 2: Distribuzione anagrafica degli intervistati
Figura 3: distribuzione geografica degli intervistati

Dopo lunghe conversazioni avute con madoniti emigrati, è stata elaborata la domanda cardine che ha dato vita a questo sondaggio. Alla fine di tante accese discussioni, si perveniva a conclusioni apparentemente spiazzanti: nonostante il fattore emotivo e il legame con la propria comunità, in molti casi non si manifestava alcuna volontà di ritornare al territorio di origine. Dalla risposta alla domanda “Idealmente, a parità di condizioni lavorative o di studio, saresti disposto/a a tornare sulle Madonie?” emerge un dato fondamentale: la mancanza di lavoro non è l’unica causa dello spopolamento ma, addirittura, potrebbe essere una conseguenza di un quadro territoriale ben più complesso e difficile da notare a una prima analisi superficiale (Figura 4).

Figura 4 “Idealmente, a parità di condizioni lavorative o di studio, saresti disposto/a a tornare sulle Madonie?” – percentuali sul totale degli intervistati

A mancare dunque non sono le opportunità ma le prospettive; questo è il dato fondamentale, lancinante.

 

Un dato interessante riguarda le fasce di età di chi sarebbe più incline a tornare sotto condizioni ideali (Figura 5): le due fasce estreme (minore di 25 anni e maggiore di 35 anni) sono le meno inclini a tornare mentre le più inclini sono le fasce intermedie con prevalenza della fascia di età compresa fra 25 e 30 anni (67.6% SI – 32.4% NO).

Figura 5: “Idealmente, a parità di condizioni lavorative o di studio, saresti disposto/a a tornare sulle Madonie?”. Categorizzazione per fasce d’età

Lo scoraggiamento e la perdita di fiducia si tramuta in un altro dato degno di nota. Il 27.8% degli intervistati dichiara di non essere pienamente autonomo a livello economico (voto da 1 a 3, Figura 6), il 13% degli intervistati non è economicamente autonomo pur trovandosi emigrato per motivi lavorativi. Nonostante ciò, la volontà del 36% degli intervistati (percentuale media dei voti compresi fra 1 e 3, Figura 7) è quella di rimanere in questa condizione piuttosto che ritornare nel proprio territorio di origine dove è probabile che ci si trovi in possesso di beni immobili di proprietà potenzialmente forieri di rendite. Questo elemento è una prova ulteriore dell’importanza che ha la percezione di prospettive di opportunità.

Figura 6: “Sei economicamente autonomo?” – percentuali sul totale degli intervistati (intervallo da 1 – non autonomo – a 5 – totalmente autonomo). Voto medio 4,06
Figura 7: Idealmente, a parità di condizioni lavorative o di studio, saresti disposto/a a tornare sulle Madonie?”. Categorizzazione per fasce di indipendenza economica (1 non indipendente – 5 totalmente indipendente)

Emerge, infine, un malcontento generalizzato sia verso gli amministratori locali ma, per la prima volta, anche verso gli stessi cittadini, ritenuti poco capaci di intraprendere azioni di sviluppo sociale ed economico.

 

Il prof. Fabrizio Barca, durante un incontro pubblico avvenuto a Castelbuono a gennaio 2020, commentando il dato netto del sondaggio legato alla fuga dei giovani, ha sottolineato l’importanza della mobilità circolare. È importante, infatti, che i giovani vadano a fare esperienze in ambienti stimolanti e innovativi perché tali esperienze potrebbero rappresentare un investimento. Il tema è che, nella maggior parte dei casi, non vogliono tornare e non per colpa dei soli amministratori ma di tutti i cittadini, dell’intera società. Bisogna dunque continuare ad indagare, mediante nuove interviste e dibattiti pubblici, su quella percentuale di giovani che si è dichiarata più disposta a tornare, al fine di comprendere meglio sotto quali condizioni reali si possa realizzare questo ambito scenario. Il video integrale della conferenza e il rapporto esteso sui dati del sondaggio sono disponibili qui.

 

È fondamentale analizzare lo scenario dell’emigrazione delle aree interne andando al di là della sola visione di emigrazione dal Sud Italia, i problemi comuni delle aree interne vanno analizzati sotto un’ottica trans-regionale: se da un punto di vista macroscopico Termini Imerese, le Madonie, Taranto e l’Irpinia soffrono il fenomeno dello spopolamento del Sud Italia, l’analisi delle singole realtà mostra problemi a volte divergenti e non accomunabili.

 

Infine, è inevitabile una connessione con la crisi attuale: la pandemia COVID-19 diffusasi nel 2020 potrebbe costituire un’inversione di tendenza se gestita come un’opportunità o potrà avere effetti nefasti dal punto di vista socio-economico, accentuando ulteriormente la marginalizzazione delle aree interne. Le ricette di sviluppo sostenibile offerte dal FDD sono sicuramente tese a sanare questa lacerazione profonda fra le diverse Italie che si trovano nel nostro Paese.

* Giuseppe Dino, nato a Petralia Sottana (PA) nel cuore del Parco delle Madonie. Dopo essersi laureato in Ingegneria Energetica e Nucleare a Palermo è stato assegnista di ricerca presso l’università di Ferrara. Oggi è assegnista presso il CNR ITAE di Messina. Amante dell’escursionismo e del proprio territorio, è membro attivo di varie associazioni culturali.
* Si ringraziano Mario Berardi, Anna Maria Cangelosi, Erica La Placa, Luca Lavore, Mariele Macaluso, Pietro Polito, Teresa Triscari, Salvatore Ilardo, Michele Ferraro, Associazione CastelbuonoSCIENZA, Associazione Teatro della Rabba e Associazione Miterra VideoLab per l’intervento incisivo nell’ideazione e revisione dei dati e per l’organizzazione di eventi di divulgazione e dibattito.
* Foto: Miterra Videolab – film “U juornu avanti”
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