Un commento sul Citizen Energy Package. Un approfondimento dal terzo numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”
Secondo l’Electricity Market Report 2025, recentemente pubblicato dall’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano, gli attributi chiave del mercato energetico del futuro, in Italia come in Europa, saranno tre: rinnovabile, partecipato e flessibile.
Se pensiamo che nel 2024 in Italia le rinnovabili hanno prodotto 130 TWh, cioè il 49% del totale della produzione elettrica, in realtà il primo dei tre aggettivi possiamo darlo per acquisito anche per il presente e il trend di crescita promette già interessanti conferme per il futuro.
Questi numeri dimostrano che la transizione energetica è in rapida espansione e che il vento europeo sembra soffiare nella direzione giusta. Ma è necessario non abbassare la guardia per far fronte a forze e interessi avversi che agiscono quotidianamente per ostacolarla, deformarla, deviarla verso soluzioni impraticabili, insostenibili e tardive che possono solo distrarre risorse e rallentare gli effetti di mitigazione del cambiamento climatico che, al contrario, richiede azioni urgenti con efficacia dal brevissimo al lungo periodo.
A ben vedere, in realtà, anche il secondo aggettivo – partecipato – vale anche per il tempo presente. Grazie infatti agli spazi creati da un quadro normativo europeo e nazionale nell’insieme abilitante e grazie all’evoluzione tecnologica e alla progressiva digitalizzazione, salvo involuzioni inattese delle politiche energetiche europee questa fase storica del mercato energetico ha i presupposti per divenire a tutti gli effetti l’Era dei prosumer. Come singoli certamente, ma ancor più nelle iniziative aggregate e collettive, che oltre ai benefici ambientali e climatici, alle ricadute geopolitiche positive grazie al progressivo affrancamento dai paesi che dominano il mercato delle risorse esauribili, sanno esprimere un potenziale trasformativo dei territori in cui fioriscono.
In un quadro sempre più compromesso per quanto riguarda le politiche climatiche europee del Green Deal, che sta vedendo l’Unione europea impegnata a frenare su più fronti gli obiettivi climatici e le strade per raggiungerli in nome della competitività a colpi di semplificazioni e deregolamentazioni, in tema di politiche energetiche è interessante presidiare il dossier relativo al Citizen Energy Package (CEP), parte dell’Action Plan for Affordable Energy presentato a febbraio del 2025 nell’ambito del Clean Industrial Deal.
Il CEP è un’iniziativa promossa dalla Commissione europea, lanciata dal commissario Dan Jørgensen nel dicembre 2024, finalizzata a rafforzare in particolare la dimensione sociale dell’Unione dell’energia e la partecipazione dei cittadini alla transizione energetica. Il pacchetto mira a dare potere ai consumatori consentendo loro di risparmiare, produrre e consumare energia, mitigare la povertà energetica e sostenere una transizione giusta. Le principali aree di interesse includono l’autoconsumo energetico, le comunità energetiche e la gestione della domanda. Quest’ultimo aspetto richiama il terzo degli aggettivi menzionati in apertura, quello che vede per il futuro – in questo caso, purtroppo, la coniugazione al presente riguarda solo qualche esperienza pilota e qualche buona pratica che muove i suoi primi passi – un mercato “flessibile”.
Il CEP, nelle intenzioni, dovrebbe fornire un approccio coerente e una serie di azioni per rafforzare il principio di transizione giusta secondo cui nessuna regione, comunità o individuo deve essere lasciato indietro, affrontando la povertà energetica e sostenendo il complesso processo di decarbonizzazione delle regioni carbonifere. Inoltre, mira a rendere accessibile e facile per tutti i consumatori partecipare al mercato facilitando il regolare recepimento delle norme dell’UE, sensibilizzando i consumatori sui propri diritti, creando fiducia e fornendo assistenza tecnica e finanziamenti. In definitiva i pilastri principali sono due: garantire una transizione giusta, in grado di combattere la povertà energetica; dare potere ai cittadini e alle comunità nel mercato energetico.
Il Pacchetto, previsto per il primo trimestre 2026, comprenderà un set di linee guida a supporto degli Stati membri e costituirà il riferimento sulla cui base valutare il recepimento e l’effettiva attuazione del fondamento dei diritti dei consumatori come definito nella legislazione di riferimento.
Per arrivare a definire questo Pacchetto, a maggio 2025 è stata aperta una fase di consultazione durata 12 settimane, con l’obiettivo di raccogliere spunti e contributi dai diversi portatori di interesse (cittadini, ONG, autorità di regolazione, operatori del settore, enti locali e regionali), per identificare le aree e le azioni prioritarie del CEP.
La Federazione europea RESCoop, il movimento che rappresenta oltre 2.500 tra cooperative e comunità energetiche, per un totale di 2 milioni di cittadini europei, ha anticipato la consultazione avviando una raccolta interna di contributi dai propri membri. Ne è emerso un corposo documento, collettivo e partecipato, con osservazioni e indicazioni che sono state sottoposte alla Commissione europea in risposta alla consultazione (v. Response to the European Commission’s public consultation on the Citizens Energy Package).
In particolare, rispetto alle azioni prioritarie da definire a livello europeo, nazionale e locale, la risposta collegiale di RESCoop raccomanda di porre l’attenzione sui seguenti aspetti:
A livello europeo:
Quadri legislativi solidi: rafforzare e garantire l’efficace recepimento e attuazione della legislazione dell’UE che consente ai cittadini di formare e partecipare a comunità energetiche e che impone forti obblighi agli Stati membri per contrastare la povertà energetica.
Integrare la cittadinanza energetica: integrare più profondamente il concetto di “cittadinanza energetica” nelle leggi e negli strumenti dell’UE, riconoscendo il diritto di ogni cittadino a partecipare e trarre vantaggio dalla transizione energetica (sia collettivamente che individualmente).
Finanziamenti e supporto mirati: fornire strumenti finanziari e programmi specificamente progettati per sostenere le iniziative di impatto sociale delle comunità energetiche, comprese quelle che affrontano direttamente la povertà energetica e i consumatori vulnerabili. Ciò dovrebbe includere anche finanziamenti per lo sviluppo delle capacità e il trasferimento di conoscenze tra le CER e incoraggiare partenariati con altre parti interessate chiave come comuni, agenzie energetiche, mondo agricoltori e organizzazioni giovanili.
Facilitare l’apprendimento transfrontaliero: promuovere piattaforme e iniziative per condividere le migliori pratiche e modelli di successo di solidarietà energetica da tutti gli Stati membri, consentendo una replicazione e un adattamento più rapidi.
Monitoraggio e raccolta dati: istituire meccanismi coerenti di raccolta e monitoraggio dei dati a livello dell’UE per monitorare la povertà energetica, l’impatto delle comunità energetiche e l’efficacia delle politiche relative a una transizione giusta e al rispetto dei diritti dei consumatori.
A livello nazionale:
Strategie nazionali per la povertà energetica: sviluppare e attuare strategie nazionali coerenti per combattere la povertà energetica, riconoscendo esplicitamente il ruolo delle comunità energetiche includendo misure a tutela dei consumatori vulnerabili.
Sostegno alle Comunità energetiche: Creare quadri di sostegno nazionali che includano meccanismi normativi e finanziari specificamente indirizzati ad aiutare le comunità energetiche a prosperare e a determinare un impatto sociale (procedure semplificate, PPP, politiche di sostegno per gli impianti rinnovabili destinati alle CER che combattano la povertà energetica).
Incentivi finanziari: creare incentivi finanziari a livello nazionale come sovvenzioni, sussidi e agevolazioni fiscali per le famiglie vulnerabili che intendano adottare misure di efficienza energetica e per le comunità energetiche che attuino progetti di solidarietà energetica.
Potenziamento delle capacità: definire programmi e destinare risorse nazionali per formare e consentire ai promotori delle comunità, alle autorità locali e alle organizzazioni di progettare comunità energetiche longeve e solidali, in grado di coinvolgere efficacemente le famiglie vulnerabili e attuare iniziative di solidarietà energetica.
Sandbox normativi: valutare la creazione di “sandbox normativi” o programmi pilota per testare modelli solidali innovativi e adeguare le politiche nazionali sulla base dell’esperienza maturata sul campo.
ènostra è membro di RESCoop sin dal 2015 e da quest’anno fa parte del board della Federazione che resterà in carica per i prossimi quattro anni. Questo preziosissimo spazio di confronto su scala europea consente da un lato di apprezzare i progressi in tema di cittadinanza energetica che caratterizzano le politiche adottate in Italia – è innegabile che si sia fatto ben di più rispetto ad altri Paesi Membri che non hanno ancora reso attuativo il recepimento della Direttiva RED II (v. Transposition tracker di RESCoop) – dall’altro di acquisire spunti e conoscere buone pratiche e soluzioni tecnologiche e sociali innovative da declinare e adattare nei diversi territori. Questa pratica di scambio e confronto ormai quotidiani ha un effetto di ulteriore propulsione e accelerazione del processo di democratizzazione della transizione energetica e consente di agire compatti con azioni di advocacy a livello europeo e nazionale ai fini di dare garantire la massima concretezza ed efficacia dei diversi Piani in fase di elaborazione (Affordable Plan, Social Climate Plan, Citizen Energy Package ecc.).
In questo contesto risulta importante condividere due ulteriori stimoli che derivano dall’esperienza maturata sin qui da ènostra:
Per una transizione giusta è fondamentale attuare anche politiche volte a prevenire la povertà energetica: Ampliare le possibilità di accesso a servizi e soluzioni che consentano di ridurre le bollette energetiche significa evitare che nuovi consumatori “scivolino” in povertà energetica. L’accesso a tariffe con prezzi dinamici che consentono di spostare i consumi quando l’energia costa meno, i benefici economici apportati dalla partecipazione al mercato locale della flessibilità, l’introduzione di meccanismi di finanziamento che facilitino l’installazione di pompe di calore sono solo alcuni esempi di azioni dal grande potenziale che possono essere messe in pratica anche da chi è a rischio di diventare consumatore vulnerabile. L’adozione di politiche a sostegno di tali pratiche ha molteplici effetti positivi: riduzione della spesa energetica dei cittadini, impatti positivi sulla rete e sul sistema energetico in generale con conseguente riduzione degli investimenti, minore ricorso alle risorse pubbliche e minore utilizzo di sussidi che possono essere efficaci nel breve ma non decisive nel medio e lungo termine.
Sostegno allo sviluppo di servizi innovativi: dal concepimento di un servizio innovativo all’effettiva disponibilità “a scaffale” sono necessari tempi lunghi e fasi di ricerca e sviluppo importanti. Questi aspetti (anche in termini di time-to-market) sono fortemente sottovalutati e non si prevede accesso a particolari forme di sostegno. Un esempio pratico è proprio quello del mercato locale della flessibilità, un ambito in cui, se le regole non vengono pensate tenendo presenti i diritti dei consumatori, una volta a regime per i consumatori finali i servizi potrebbero non risultare nemmeno così convenienti, accessibili o attraenti come atteso. È importante presiedere e vigilare le fasi di sviluppo dei nuovi mercati e dei servizi innovativi, per sincerarsi che siano concepiti effettivamente in modo democratico, che si evitino procedure discriminatorie e che culminino nell’offerta di nuove opportunità e soluzioni pensate per ampliare lo spazio e i benefici per i cittadini energetici e non per determinare ulteriori ricavi a soggetti dalle spalle larghe e dal portafoglio sempre pieno.
Per concludere, preme precisare che forse la massima espressione della democrazia energetica passa proprio dal concetto di proprietà e co-proprietà degli impianti. L’auspicio è che a livello europeo, e poi a cascata nei paesi membri, venga reso obbligatorio che i progetti rinnovabili utility scale garantiscano quote di proprietà alle comunità locali o, in alternativa il diritto di scegliere altre forme di condivisione dei benefici. Per garantire gli investimenti sia per gli sviluppatori che per le comunità locali, le autorità locali e regionali dovrebbero essere incoraggiate ad adottare politiche e obiettivi locali di sviluppo delle energie rinnovabili che si fondino sul coinvestimento da parte della comunità locale. Tali misure sono già adottate a livello comunale e regionale in Belgio, Germania e in altri Paesi. Non resta che renderlo una pratica diffusa e consolidata.
Per costruire il migliore futuro possibile è necessario tutelare i diritti sin qui acquisiti. Espandiamo dunque gli spazi destinati ai cittadini energetici, battiamoci per chi vuole partecipare attivamente alla transizione sia individualmente che collettivamente. Mettiamo a terra progetti di successo che siano d’ispirazione e che possano essere replicabili, condividiamo le buone pratiche in modo da renderle strutturali. Dimostriamo che la crescita del costo dell’energia e la povertà energetica non sono una conseguenza della transizione energetica bensì, al contrario, un risultato dell’attuale modello energetico capitalista ed estrattivo. È solo con i fatti che possiamo cambiare la narrazione e far comprendere a tutti il significato di quell’aggettivo che ci sta tanto a cuore. Rendiamo inconfutabile il fatto che, per il bene del pianeta, delle comunità e del benessere di tutti, l’unica transizione possibile è quella “giusta”.
Foto di American Public Power Association su Unsplash









