Dal 4 al 6 giugno la terza assemblea nazionale del Social Forum dell’Abitare per avviare una mobilitazione dal basso per una proposta di legge sulla casa e l’abitare.
“Non c’è più spazio da perdere: convivere, progettare, agire” è il titolo della terza assemblea nazionale del Social Forum dell’Abitare, in programma a Roma dal 4 al 6 giugno 2026.
“Arriviamo a questo appuntamento in un quadro nazionale e internazionale pesante, ma anche con grandi aspettative per il futuro. Al clima permanente di guerra, al continuo attacco alla democrazia come spazio della partecipazione e del conflitto, all’arretramento europeo su scelte ecologicamente necessarie inizia a contrapporsi un movimento internazionale che costruisce agende e appuntamenti nazionali e continentali rilevanti”, ha scritto il Social Forum dell’Abitare, del quale fa parte anche il Forum Disuguaglianze e Diversità, nella nota che ha dato il via alla tre giorni.
“Sempre di più, da quando siamo nati, il tema dell’abitare è diventato centrale non solo per le traiettorie di vita dei cittadini, ma anche nelle notizie della stampa, nelle tante mobilitazioni locali, nelle proposte che anche dalla politica istituzionale stanno emergendo. C’è l’inizio di un movimento a cui ci sentiamo di appartenere e al quale vogliamo continuare a contribuire.
A Roma proviamo a fare un bilancio di questi tre anni di vita del Social Forum dell’Abitare, tenendo insieme il contesto delle politiche sull’abitare a livello europeo, nazionale e locale e le tante voci che in questi anni hanno costruito uno spazio di innovazione, di pensiero e azione. Vogliamo contribuire ad avviare una mobilitazione che parta dalla costruzione di una proposta di legge dal basso sull’abitare. Proviamo a costruire una nuova idea delle nostre città, ma anche dei territori che vivono lo spopolamento. Abbiamo di fronte grandi sfide.
Le città, i quartieri, stanno diventando sempre più il terreno di conquista della speculazione finanziaria e ciò che dovrebbe essere un diritto accessibile a tutte e tutti come la casa sta diventando sempre più un bene di scambio e un’ulteriore fonte di accumulazione di ricchezza per pochi. Abbiamo l’ambizione di non voler essere espulsi dalle nostre città, dalle università, dalle case che abitiamo e dai luoghi della socialità. Per farlo abbiamo bisogno di approfondire, progettare e agire”.










