Un approfondimento dal settimo numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”.
Aggiornato al 13 Ottobre 2026.
Il 16 settembre 2026 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulle disuguaglianze di genere nella salute, con particolare riferimento alle malattie specifiche di genere. È un atto di indirizzo politico, non una legge che modifica immediatamente le prestazioni sanitarie, ma avanza la richiesta concreta di una strategia europea per la salute delle donne, più ricerca, dati migliori e professionisti preparati a riconoscere le differenze.
Già nella strategia per la parità di genere 2026-2030, presentata a marzo 2026, veniva introdotto il tema della salute come un settore strategico specifico per cui sono previste misure per far fronte alla mancanza di considerazione della dimensione di genere nella ricerca, diagnostica e trattamenti in campo medico, quali la collaborazione della Commissione con l’Agenzia europea per i medicinali per esaminare se sia possibile sviluppare controlli sensibili alla dimensione di genere quando i medicinali sono formulati, approvati e somministrati ai pazienti e l’inserimento di nuove sperimentazioni per rispecchiare la diversità della popolazione, comprese le donne e i gruppi vulnerabili durante la revisione del regolamento sulla sperimentazione clinica nell’ambito dell’atto legislativo dell’UE sulle biotecnologie.
Alla base della Risoluzione del Parlamento europeo c’è il paradosso che lo studio commissionato dalla commissione FEMM (Davaki, novembre 2025) descrive bene: le donne vivono più a lungo, ma non meglio. Nell’UE la speranza di vita nel 2023 è di 84 anni per le donne e 78,7 per gli uomini, ma gli anni vissuti in buona salute sono quasi gli stessi: 63,3 contro 62,8. Le cause indicate sono la scarsa conoscenza delle differenze biologiche, dati non disaggregati per sesso e genere e barriere di accesso alle cure.
Il report evidenzia che il nodo comincia dalla ricerca. Nel 2020 solo il 5% dei finanziamenti globali al settore della ricerca e allo sviluppo è andato alla salute femminile. Nel 2021 oltre l’80% degli studi preclinici su sicurezza ed efficacia dei farmaci è stato condotto solo su topi maschi, e le donne sono in media il 41,2% dei partecipanti ai 1.433 trial analizzati. Le conseguenze si vedono dopo l’approvazione: negli Stati Uniti le donne segnalano il 52% di eventi avversi in più. Circa il 90% delle donne in gravidanza assume farmaci, ma meno dello 0,4% dei trial presentati nell’UE le include.
Anche la diagnosi arriva più tardi. Uno studio danese su 21 anni ha rilevato che le donne vengono diagnosticate dopo gli uomini in 770 malattie: 2,5 anni in più per i tumori, 4,5 per le malattie metaboliche. Le malattie cardiovascolari causano il 37% dei decessi femminili nell’UE ma restano sottodiagnosticate: nel 2014 solo il 22% dei medici di base si sentiva molto preparato a valutarne il rischio nelle donne. L’endometriosi, che colpisce il 10-15% delle donne, comporta ritardi diagnostici di 6-10 anni. Il 39% delle donne giudica i servizi di salute mentale economicamente inaccessibili, contro il 33% degli uomini.
Cosa chiede dunque il Parlamento? Il testo è stato approvato con 390 voti favorevoli, 218 contrari e 29 astensioni, e chiede un’azione europea più forte contro i pregiudizi nella ricerca medica, nella diagnosi e nel trattamento. Nel comunicato con cui è stata annunciata l’approvazione si legge: “Il testo sottolinea che le disuguaglianze di genere in ambito sanitario sono multifattoriali e costituiscono una violazione dei diritti fondamentali, radicata in decenni di ricerca medica concepita intorno all’anatomia maschile, che incide sull’intero ciclo di assistenza alle donne, dalle sperimentazioni cliniche alla diagnosi, alle cure e all’accesso all’assistenza sanitaria. I deputati europei sottolineano che la politica sanitaria, la ricerca medica e la pratica clinica devono fondarsi su solide prove scientifiche, su fatti biologici oggettivi riguardanti donne e uomini e sui più elevati standard di competenza medica”. È quindi “necessaria una progettazione della ricerca sensibile alle questioni di genere durante l’intero ciclo di ricerca, compresi maggiori sforzi per includere le donne in gravidanza e in allattamento nelle sperimentazioni cliniche, nonché per raccogliere dati disaggregati per sesso e genere nei progetti finanziati dall’UE”. I deputati e le deputate “chiedono inoltre che lo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS) includa una forte prospettiva di genere e avvertono che l’intelligenza artificiale nel settore sanitario può rafforzare i pregiudizi di genere e razziali esistenti”, e “ritengono che la Commissione debba fissare obiettivi chiari, pubblici e misurabili per affrontare le disuguaglianze di genere in ambito sanitario, anche nell’ambito di una strategia globale dell’UE per la salute delle donne”, “chiedono inoltre alla Commissione di integrare la strategia dell’UE per la parità di genere 2026-2030 con misure politiche e di bilancio che diano priorità a investimenti mirati alla salute delle donne e alle patologie specifiche di genere” e “sottolineano l’importanza di garantire un’assistenza sanitaria materna di alta qualità alle donne in gravidanza”.
Foto di Etactics Inc su Unsplash








