Un approfondimento dal quarto numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”
L’accordo di partenariato tra i quattro paesi fondatori del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l’Unione Europea è stato firmato il 17 gennaio ad Asunciòn in Paraguay. Si tratta del punto d’arrivo di un processo molto lungo e travagliato. Un primo accordo di cooperazione interregionale era stato raggiunto già nel 1995, quattro anni dopo la nascita del Mercosur, ma non includeva misure di liberalizzazione degli scambi. I negoziati commerciali iniziarono nel 1999, ma furono frequentemente sospesi per lunghi periodi, a causa delle crisi politiche e delle resistenze protezionistiche esistenti da entrambe le parti.
L’accordo firmato ad Asunciòn consiste di due elementi:
- a) un accordo commerciale interinale, che prevede misure incisive di liberalizzazione degli scambi, ma contiene anche un riferimento all’Accordo di Parigi sul clima e impegni sul contrasto alla deforestazione;
- b) un accordo di partenariato ambizioso e innovativo, che stabilisce un sistema strutturato di cooperazione politica e istituzionale, volto anche a rendere più vincolante l’intreccio tra la liberalizzazione degli scambi e gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo.
Il trattato commerciale potrebbe entrare in vigore rapidamente perché, essendo stato negoziato sulla base delle competenze esclusive dell’Unione Europea, richiede soltanto l’approvazione del Parlamento e del Consiglio. Inoltre, è definito come provvisorio, perché è destinato a decadere quando entrerà in vigore l’accordo di partenariato, che invece coinvolge anche politiche di competenza nazionale e richiede quindi la ratifica di tutti gli Stati membri.
Il valore politico di questo accordo è molto grande, non soltanto per le dimensioni demografiche ed economiche delle regioni coinvolte, ma anche perché rappresenta un segno concreto della possibilità di avviare una nuova stagione di relazioni di cooperazione tra l’Unione Europea e i suoi partner nel “Sud globale”. Si tratta, da un lato, di dimostrare di aver preso sul serio la necessità di accantonare l’impostazione tradizionale della cooperazione allo sviluppo, in cui i paesi ricchi cercano di imporre i propri valori e interessi offrendo aiuti come una sorta di beneficenza, invece di accettare un dialogo paritario sugli obiettivi da raggiungere e gli strumenti da usare. Dall’altro, l’accordo potrebbe rappresentare un passo concreto verso la riforma del sistema multilaterale, che è basato su regole ormai obsolete ed è stato messo ulteriormente in crisi dall’ondata di nazionalismo autoritario e dall’ossessione per la competitività, dilagate negli Stati Uniti e altrove.
Purtroppo, questa grande occasione rischia di slittare molto in avanti, se non di sfumare. Il 21 gennaio il Parlamento europeo, con una maggioranza lieve e molto eterogenea come orientamento politico, ha approvato una mozione che ha sospeso la ratifica dell’accordo con il Mercosur, sottoponendolo preventivamente a una valutazione della Corte di giustizia dell’UE sulla sua compatibilità con i trattati fondamentali dell’Unione. Sulla base delle esperienze precedenti, si prevede che questa valutazione richieda molto tempo (fino a due anni), allontanando l’avvio del processo di ratifica da parte degli Stati nazionali. La Commissione e il Consiglio sembrano orientati a far entrare comunque in vigore l’accordo commerciale provvisorio, ma questo sarà possibile soltanto dopo che almeno uno dei paesi del Mercosur lo avrà ratificato e comporterebbe una deviazione dalla tradizionale prassi istituzionale.
Gli argomenti principali usati nella mozione di rinvio dell’accordo alla Corte di giustizia UE sono due:
1) viene messa in discussione la scelta di scorporare l’accordo commerciale interinale dall’accordo di partenariato in cui è destinato a confluire;
2) viene sottolineato il pericolo che il “meccanismo di riequilibrio” previsto nell’accordo pregiudichi l’autonomia normativa dei paesi dell’Unione; questo meccanismo si applica qualora l’introduzione di nuove regole per perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile in uno dei paesi, aumentando i costi da sostenere per poter accedere al suo mercato, comprometta i benefici commerciali che gli altri paesi si attendono dall’accordo.
Entrambi gli argomenti appaiono discutibili e deboli, ma finché la Corte di giustizia non avrà emesso la sua sentenza, i benefici attesi dall’accordo resteranno sospesi, indebolendo ulteriormente la credibilità dell’Unione Europea come partner strategico del Mercosur.
La mozione del Parlamento europeo ha segnato un punto a favore delle forti resistenze che l’accordo ha suscitato soprattutto tra le organizzazioni agro-alimentari europee, interessate a mantenere la protezione del mercato interno contro le importazioni dal Mercosur. A queste si contrappongono le pressioni dell’industria manifatturiera in favore di un accordo che offre opportunità di aumento delle esportazioni europee.
Come spesso accade in questi casi, gli argomenti usati per ampliare il consenso verso le posizioni protezionistiche chiamano in causa questioni diverse dall’accesso ai mercati. Ad esempio, l’accordo con il Mercosur viene accusato di favorire la deforestazione dell’Amazzonia, per fare spazio a pascoli e soia destinati all’export verso l’Unione, entrando in conflitto con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
In realtà il testo dell’accordo ribadisce con forza gli impegni per lo sviluppo sostenibile assunti dai paesi firmatari e predispone anche meccanismi di salvaguardia volti a farli valere se dovessero emergere problemi imprevisti. Le critiche espresse nei suoi confronti sembrano invece dare per scontato che soltanto l’Unione Europea sia interessata a perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile, mentre ai paesi del Mercosur viene attribuita l’intenzione di avvalersi di standard produttivi meno costosi per facilitare l’accesso dei propri prodotti ai mercati europei. Questa assunzione sembra riflettere ancora una visione di stampo “coloniale”, in cui l’Occidente avrebbe la prerogativa di diffondere nel resto del mondo standard di sviluppo appropriati. Ciò appare fondamentalmente in contrasto con l’ambizione di costruire un nuovo tipo di cooperazione strategica con i paesi del Sud del mondo.
La sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo, in coerenza con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dovrebbe invece essere posta al centro di un dialogo paritario con i partner commerciali dell’Unione, non soltanto per concludere accordi come quello con il Mercosur, ma anche per cercare di rifondare insieme un sistema multilaterale in grado di affrontare la sfida climatica e le altre questioni che limitano la produzione di beni pubblici globali.
Questo dialogo non dovrebbe restare prerogativa dei governi dei paesi interessati, ma dovrebbe coinvolgere anche le forze sociali. L’opposizione contro l’accordo Mercosur-UE è forte anche in alcune realtà rurali dei paesi del Mercosur, che temono gli effetti dell’apertura dei mercati sulle loro opportunità di crescita. Questi timori possono essere superati soltanto se si riesce a superare la retorica nazionalistica che lega le prospettive di sviluppo di un paese all’esito della sua competizione con gli altri, riconoscendo la dimensione globale che necessariamente qualifica gli obiettivi di giustizia sociale e ambientale.
Foto di Leon Overweel su Unsplash










