Il workshop si è tenuto il 15 novembre 2025 in occasione di Strati della Cultura, l’appuntamento annuale organizzato da Arci Nazionale a Piacenza. L’appuntamento è stato organizzato nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, progetto realizzato dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Come può l’arte sostenere la partecipazione giovanile? È partito da questa domanda il primo workshop di “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, progetto realizzato dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, che si è tenuto il 15 novembre 2025 in occasione di Strati della Cultura, l’appuntamento annuale organizzato da Arci Nazionale a Piacenza. La domanda si inserisce nel solco del lavoro sull’arte e il senso comune del ForumDD, culminato con la pubblicazione dell’ebook “L’arte nella contesa per il senso comune” (Feltrinelli) di Fabrizio Barca e Alessia Zabatino e continuato con il saggio “Giovani” di Fabrizio Barca e Carmelo Traina, contenuto nel libro “Le parole del Giubileo. Comunicare la speranza”, pubblicato per EDB insieme a Caritas Italiana.
Ne citiamo un passaggio:
“Cinque appaiono le strade da esplorare che potrebbero rafforzare la fiducia giovanile in queste organizzazioni e la loro motivazione a “fare politica”,tra questi anche “Linguaggio, arti e senso comune. Curare l’uso delle singole parole, combinando il loro legame con i principi costituzionali (i valori) e la loro contestualizzazione contemporanea, in un impegno per la contesa del senso comune prevalente che sempre ricerchi il ruolo destabilizzante delle arti”.
Sono bastati pochi minuti di discussione con le persone partecipanti al workshop per capire che la domanda vera è un’altra, forse più scomoda ma necessaria: non si tratta di capire “come coinvolgere le persone giovani”, ma come creare le condizioni affinché possano autodeterminarsi.
A ognuno dei 6 gruppi è stato chiesto di rispondere a una serie di domande e di restituire il risultato dei ragionamenti condivisi con il linguaggio visuale e creativo dell’arte: slogan, immagini, sintesi grafiche.
Diversi gli ostacoli individuati dai gruppi. Il primo è la cultura della performatività che spinge alla perfezione e a considerare anche il tempo libero e l’impegno civico come un momento produttivo, trasformando la stessa sperimentazione in un rischio di fallimento e perciò praticata poco o temendo l’errore.
Il secondo riguarda la mancanza di spazi reali di protagonismo in cui le giovani generazioni possano avere un peso nelle decisioni.
Il terzo nodo riguarda i linguaggi rigidi delle strutture organizzative che tendono a escludere chi è più giovane più che ad aprire a nuove narrative.
Il ruolo dell’arte: rompere gli schemi, abitare il possibile
L’arte, in questo quadro, non è mera decorazione ma diviene strumento per rompere schemi, cambiare prospettiva, rendere visibile ciò che le parole faticano a dire. Ha una funzione “destabilizzante”: mette in discussione le categorie date, apre prospettive inattese, crea prossimità tra persone.
La sfida alle organizzazioni: cedere controllo
Questo approccio ha fatto emergere tutti i limiti della domanda di partenza: come coinvolgere le giovani generazioni? Un approccio che tradisce, spesso inconsapevolmente, una logica di controllo, in cui sono le persone più adulte e le organizzazioni in cui si pratica civismo attivo che decidono contenuti, tempi e forme, attorno alle quali, solo in un secondo momento, vengono coinvolte le persone giovani. Pur partendo da buone intenzioni il rischio a cui ci si espone è evidente: riprodurre esattamente la struttura di esclusione che si vorrebbe superare.
È emersa ed è stata condivisa collettivamente la necessità di invertire la prospettiva, passando da una logica di coinvolgimento a una di abilitazione che si concentra su come creare le condizioni perché siano loro, le persone più giovani,a definire forme, tempi e contenuti adatti alle loro esigenze e visioni.
Questo richiede qualcosa di difficile per qualsiasi organizzazione: cedere controllo, accettare l’imprevedibile, stare nel processo più che nel risultato, non solo tollerare l’errore come parte del percorso ma creare e moltiplicare spazi in cui si possa sperimentare sbagliando.










