Che fare il 25 settembre?

Strumenti dal Forum Disuguaglianze e Diversità

In vista dell’appuntamento elettorale del 25 settembre, il Forum Disuguaglianze e Diversità, partendo dal lavoro di ricerca, proposta e azione contro le disuguaglianze che svolge da oltre quattro anni, offre a cittadini e cittadine due strumenti per valutare meglio programmi e candidature (nella versione scaricabile da oggi, 15 settembre, abbiamo integrato la tabella sul fisco sulla base delle osservazioni ricevute). Il documento Che fare il 25 settembre?” rende confrontabili i programmi delle sei diverse coalizioni che chiedono il voto (Unione Popolare; Alleanza Verdi e Sinistra Italiana; Italia Democratica e Progressista; Movimento 5 Stelle; Azione e Italia Viva; Destra per l’Italia) sui sette ambiti di lavoro del ForumDD: conoscenza per tutti; servizi a misura dei luoghi; un lavoro con più tutela e potere; potere e libertà alle/ai giovani; una trasformazione ecologica giusta; una scossa alla macchina pubblica; contro la povertà. In molti casi, le proposte sono valutate in termini del presumibile impatto sulla giustizia sociale e ambientale, con un giudizio che va dal verde al rosso con due gradi intermedi. Il secondo strumento consta di quattro domande da rivolgere a ogni candidato o candidata in lista e vertono sulle priorità su cui impegnarsi in Parlamento, sulla propria esperienza di attivismo e dialogo sociale, sulla propria autonomia da ogni condizionamento, e sulle modalità e le tempistiche con cui si intende portare avanti un dialogo continuo con il territorio in cui si verrà eletti/e.

1. Conoscenza per tutti

Garantire l’accesso e l’uso della conoscenza e rimuoverne il monopolio, soprattutto nei campi di salute ed energia, indirizzando la trasformazione digitale alla giustizia sociale

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I temi dell’accesso alla conoscenza prodotta dalla ricerca e del governo democratico della trasformazione digitale sono decisivi per fermare la concentrazione della ricchezza e del potere, ridurre le disuguaglianze e assicurare concorrenza nel mercato: è dunque sorprendente la scarsità di attenzione o vaghezza nei programmi elettorali. In alcuni casi – Destra per l’Italia e Azione e Italia Viva – il tema è decisamente ignorato. Negli altri, si leggono anche alcuni buoni obiettivi, ma senza chiarire come conseguirli, oppure facendolo in modo vago: ad esempio, Italia Democratica e Progressista esprime consapevolezza della necessità di un coordinamento strategico fra le imprese pubbliche, ma non dice come realizzarlo (stante proposte invece esistenti, come quella del ForumDD). Lo stesso dicasi per la creazione di un’azienda pubblica nel campo dei farmaci – proposta da Unione Popolare e Alleanza Verdi e SI – dove si trascura il fatto che solo una dimensione Europea (come in una proposta avanzata dal ForumDD e sostenuta da molte altre organizzazioni e ora all’attenzione del Parlamento Europeo) rende il progetto efficace e ragionevole.

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2. Servizi a misura dei luoghi per contrastare ogni subalternità

Servizi fondamentali abilitanti per società, lavoro e impresa a misura dei luoghi e orientati a rimuovere gli ostacoli che producono subalternità di classe, etnica, di genere ed ecosistemica

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Casa, mobilità, salute, servizi pubblici locali, periferie e aree interne, Nord-Sud: sono temi che ricorrono nei programmi, con accenti decisamente diversi fra destra e sinistra. Sul tema casa, è interessante la convergenza generale che si intravede sul rilancio dell’edilizia pubblica senza consumo aggiuntivo di suolo, ma solo Italia Democratica e Progressista e Unione Popolare assumono impegni quantitativi precisi (e uguali). Di nuovo, queste due Coalizioni convergono nel proporre di superare il criterio della spesa storica nel riparto dei fondi fra Regioni. Unione Popolare e Alleanza Verdi e SI – la sola Coalizione che nelle sue proposte tratta il fisco come strumento di riduzione delle disuguaglianze – si esprimono contro il progetto di Autonomia differenziata. Dal punto di vista del “metodo” delle politiche pubbliche, colpisce la sistematica assenza in pressoché tutte le Coalizioni di attenzione alle forme nuove di politica pubblica suggerite dalle esperienze migliori del paese: strategie di territorio, multi-settoriali, fondate sulla partecipazione e l’incontro di saperi tecnologici e dei territori, la sola strada per disegnare servizi a misura della diversità delle persone e dei contesti. Ecco allora molte proposte ambigue sulle aree urbane o interne e addirittura il rilancio della logica di un “Piano borghi”. Significativa, infine, la posizione ideologica in merito ai servizi pubblici locali – il privato sempre meglio del pubblico – di Azione e Italia Viva, che si contrappone alle proposte in particolare del Movimento 5 Stelle volte a dare attuazione al referendum sull’acqua bene pubblico comune.

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3. Un lavoro con più tutela e potere

Dare più tutela e potere al lavoro attraverso la partecipazione strategica e la democrazia economica, in una prospettiva di genere e ambientale

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Appare in primo luogo interessante la ricorrenza in tutti i programmi, salvo quello di Destra per l’Italia, dell’obiettivo del salario minimo, seppure in forme diverse, ma che potrebbero configurare un compromesso parlamentare … se la Destra non avesse la maggioranza o si dividesse sul tema. Al momento, tuttavia, nessuna proposta contiene tutte e tre le componenti necessarie: estensione erga omnes dei contratti collettivi siglati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative; introduzione di un minimo legale valido per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori non solo alcuni); rafforzamento deciso dei meccanismi di controllo che abbatta in modo radicale il lavoro irregolare, senza il quale i primi due passi sono vani (punto trattato con forza da Unione Popolare e Alleanza Verdi e Sinistra Italiana). Infine, solo nel programma del PD emerge una consapevolezza della necessità di nuove forme di democrazia economica nel governo delle imprese, ma il riferimento sembra evocare il “proseguimento” di una strada intrapresa, laddove invece, anche sulla base della spinta che viene dall’UE, si tratta di intraprendere una nuova strada che tocchi esplicitamente la riforma della governance delle imprese (e non solo delle “grandi imprese”) nel senso della co-determinazione dei lavoratori e della partecipazione degli altri stakeholder: da qui il giudizio non soddisfacente.

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4. Potere e libertà alle/ai giovani

Accrescere potere e libertà delle/dei giovani nel costruirsi un percorso di vita e contrastare la povertà educativa attraverso comunità educanti

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Il primo piano di confronto riguarda l’educazione: bonus per consentire la scelta fra scuole private e pubbliche, prestito d’onore per l’Università, professionalizzazione del percorso educativo da una parte – Destra Italiana e Azione e Italia viva (solo i primi due) -; natura pubblica e gratuita dell’istruzione, in forme diverse, per le altre formazioni. Sul fronte del contrasto dei divari territoriali, si osservano invece carte più mescolate, con una notevole attenzione di Azione e Italia Viva a metodi più innovativi. Ma in generale la povertà educativa non è riconosciuta come fenomeno che, interessando quasi uno studente su quattro, andrebbe considerato come priorità del Paese, precondizione stessa di uno sviluppo giusto. Emergono, infine, due ambiguità di fondo: i servizi 0-6 sono quasi sempre proposti in un’ottica di conciliazione e non come riconoscimento pieno del diritto di bambine e bambini a un inserimento in percorsi educativi fin dai primi anni di vita (fondamentale strumento per evitare l’accumularsi delle disuguaglianze); alla dovuta attenzione ai e alle docenti non corrisponde altrettanta centralità di attenzione ad alunne e alunni.
Ma per dare uguali opportunità a chi è giovane l’istruzione non basta. Servono mezzi finanziari. Solo Italia Democratica e Progressista raccoglie questa sfida con la proposta di una “dote”, che richiama quella di “eredità universale” del ForumDD. Le differenze sono in realtà forti assai e spiegano il nostro giudizio “arancione”. La nostra proposta, infatti, proponeva l’universalità – perché il trasferimento veda tutti uguali, senza mortificazioni, e non si presti al solito gioco italiano sulle soglie di accesso – e l’incondizionalità – per dare vera libertà di scelta (a esito di quattro anni di formazione e confronto previsti dalla nostra proposta) ai giovani. E invece qui questi tratti sono negati. Inoltre, nell’indicare la copertura – bene che sia fatto – si parla di una modifica dell’aliquota dell’imposta su successioni e donazioni superiori a 5 milioni di euro. Ben altro impatto effettivo e mediatico aveva la nostra proposta di azzerare ogni imposta di successione e donazione fino al ricevimento di ben 500mila euro, per avere poi aliquote crescenti e arrivare ad aliquote utilizzate in altri paesi OCSE. (Si noti che sta qui anche il “rosso” assegnato alla contrarietà di Destra per l’Italia a “patrimoniali mascherate”. Sebbene la proposta del ForumDD e quella PD non consistano nell’introdurre una patrimoniale, è chiaro che quel testo vuole riferirsi a qualsiasi modifica di un regime tributario che tocchi la ricchezza, anche ereditata, una posizione che condanna a una profonda e crescente disuguaglianza fra i giovani a seconda della famiglia di nascita).

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5. Una trasformazione ecologica giusta

Accelerare la trasformazione ecologica e combinare giustizia sociale e ambientale, in particolare attraverso modi di produzione e consumo energetico attenti agli interessi del lavoro e dei più vulnerabili

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In modo non sorprendente, in linea con la fase che viviamo, alle tematiche ambientali è dedicato un numero di proposte assai più elevato rispetto a tutte le altre tematiche considerate, con una convergenza sulla necessità di aumentare la produzione di energia rinnovabile che, seppure senza specificazione su come superare gli ostacoli esistenti, tocca anche Destra per l’Italia. Del resto, solo in alcuni casi all’attenzione corrisponde l’indicazione di obiettivi e strumenti convincenti. In molti casi il ForumDD non ha ritenuto di esprimere valutazione perché le proposte richiederebbero approfondimenti che non abbiamo sin qui condotto. Per alcune altre proposte abbiamo potuto esprimere una valutazione positiva. Per altre il giudizio è chiaramente negativo. Si tratta di tutti quei casi in cui emergono forti tendenze conservatrici: da un lato, la riproposizione del gas come una soluzione, o addirittura del nucleare; dall’altro, una proposta di nazionalizzazione, laddove la strada immediatamente a disposizione (come sostiene il ForumDD) è quella di dare forti e monitorabili missioni strategiche alle imprese pubbliche esistenti, missioni oggi assenti.
Più in generale, si osserva la sostanziale assenza della connessione fra obiettivi di giustizia ambientale e obiettivi di giustizia sociale. In altre parole non si vede attenzione al fatto che i primi beneficiari di ogni misura di contrasto alla crisi ambientale e climatica debbano essere le persone più vulnerabili, che di tali trasformazioni diverrebbero così i primi sostenitori.

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6. Una scossa alla macchina pubblica

Consentire al “pubblico” di svolgere le nuove e più sfidanti missioni attraverso un’organizzazione che assicuri buon reclutamento, formazione continua, capacità di dialogo sociale e discrezionalità dei pubblici amministratori

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L’immagine che le proposte restituiscono è eclatante. A parte la consapevolezza di alcuni circa la necessità di rimpinguare con decisione una PA sguarnita di risorse umane e demograficamente assai vecchia, non si trova traccia di proposte puntuali (che pure esistono, come quelle avanzate da ForumDD con ForumPA e Movimenta) su come stabilire i fabbisogni di personale, realizzare in modo appropriato il reclutamento secondo le migliori pratiche già in uso in alcuni luoghi del paese, preparare l’accoglienza degli assunti, ridisegnare la formazione. Si tratta di passi senza i quali gran parte delle proposte di ogni Coalizione rischiano di diventare inattuabili o, anche se ragionevoli, male attuate. Altrettanto assenti sono sia il riferimento a modalità di amministrazione che coinvolgano la cittadinanza, il lavoro e l’impresa in spazi organizzati di partecipazione, sia l’urgenza di innalzare la qualità del monitoraggio e dei sistemi di valutazione dei risultati.

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7. Contro la povertà

Consentire al “pubblico” di svolgere le nuove e più sfidanti missioni attraverso un’organizzazione che assicuri buon reclutamento, formazione continua, capacità di dialogo sociale e discrezionalità dei pubblici amministratori

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Le proposte relative al Reddito di Cittadinanza, come strumento primario di contrasto alla povertà, seppure assai diverse, non mettono in discussione la confusione attuale che combina una misura di contrasto alla povertà con una politica attiva del lavoro, strada che si è rivelata fallace. Anzi, in alcuni casi, questa impostazione viene rafforzata dalle proposte, come nell’ipotesi di Azione e Italia Viva di “eliminare il Reddito di Cittadinanza dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua” e questo motiva il nostro giudizio negativo. Negativo è anche il giudizio sulla proposta di Destra per l’Italia, perché, pur cogliendo la necessità di una separazione dei due strumenti (per il contrasto alla povertà e per il lavoro), vi arriva attraverso una traumatica interruzione del Reddito di Cittadinanza con un’altra non meglio definita misura. Il riferimento all’attività formativa, passo decisivo, con l’accompagnamento, della necessaria trasformazione dell’attuale provvedimento, è presente nella proposta di Azione e Italia Viva, ma in modo ambiguo. Uno dei due opportuni riferimenti alla necessità di attuare le previsioni del Rapporto elaborato dalla Commissione presieduto da Chiara Saraceno, quello contenuto nella proposta di Sinistra italiana e Verdi, è accompagnato dalla menzione, senza alcuna specificazione, dell’”obiettivo strategico del Reddito universale di base”: si tratta di una proposta radicale che ha dignità nel dibattito pubblico e scientifico internazionale e prevede diverse specificazioni (in termini di vantaggi e costi) e che proprio per questo non può risolversi in una menzione passeggera, quasi come un modo di “marcare il campo a sinistra”: da qui il nostro giudizio non positivo.

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8. Gli altri temi considerati: Fisco, Politiche di genere e diritti civili, Politiche migratorie

8.1 Fisco

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8.2 Politiche di genere e diritti civili

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8.3 Politiche migratorie

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