Un approfondimento dal quinto numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”
Il 18 marzo è stata pubblicata la bozza del Regolamento sul cosiddetto ventottesimo regime. Si tratta di un tipo di società di capitali, indicata come “Eu. Inc.” diverso dai 27 già esistenti, uno per ciascuno Stato membro e per questo definita Ventottesimo.
Se molti operatori preferiranno costituire una Eu. Inc., invece di una società regolata da uno dei diritti nazionali, circolerà per l’Europa un tipo di società di capitali con cui si potrà fare affari, senza dover ogni volta studiare il diritto societario dello stato membro in cui la società è incorporata. Saranno così eliminati i costi che derivano dalla convivenza di regimi legali differenti.
Novità o voglia di deregolamentazione?
Negli entusiasti commenti che hanno accompagnato la gestazione del progetto, grande enfasi viene però posta anche al fatto che Eu. Inc. sarà semplice, flessibile e snella. Qualche esempio: potrà essere costituita in 48 ore, con un costo massimo di cento euro; quasi tutta la sua vita interna potrà essere “digital – only”; non sarà obbligata ad avere un capitale minimo.
Siamo, insomma, nel pieno del grande filone della cosiddetta “semplificazione”, che dovrebbe esserci utile per la competitività soprattutto con USA e Cina, ma che purtroppo corrisponde alla deregolamentazione.
Questo ventottesimo regime solleva molte questioni. Sul piano generale,infatti, il progetto di una società di capitali europea tocca un punto vitale dell’economia, in quanto le imprese gestite da società di capitali sono l’ossatura di qualsiasi economia capitalistica, compresa quella dell’Unione e dei singoli Stati Membri. Ma anche questioni più specifiche, che pongono delle domande: sarebbe meglio limitare l’uso di Eu Inc. alle sole imprese innovative, o è meglio renderla disponibile per tutti? Sarebbe opportuna la creazione di una giurisdizione speciale in sostituzione dei vari giudici nazionali che saranno di volta in volta competenti, soluzione coerente con l’idea del regime unico, ma per altri aspetti pericolosissima, come tutte le ipotesi di creazione di giudici speciali? E ancora, oltre alla legge applicabile alla struttura della società, sarebbe opportuna una armonizzazione delle discipline dei contesti (fisco, lavoro subordinato, mercati finanziari, contratti, responsabilità civile) nonostante le difficoltà non solo pratiche, ma anche legali, come ad esempio i limiti alla competenza in materia dell’Unione, che vi si oppongono?
Torniamo al senso delle regole: perché ci servono
Il quesito più scottante è comunque quello relativo al tema semplificazione/deregolamentazione. Il progetto elimina aggravi inutili (chi sa chi era quel sadico che li aveva inventati) o riduce la tutela di qualche rilevante interesse?
Ovviamente, ogni regola, e qui sono tante, fa storia a sé. Un chiarimento generale è però doveroso. Molte norme che sembrano inutilmente vessatorie riducono, in realtà, rischi. Tipica è la norma che impone di fermarsi allo stop di un incrocio anche quando nessun altro veicolo è in vista. Può sembrare inutile (e il più delle volte lo è), ma previene i sinistri che talvolta sono provocati da sguardi affrettati.
Per comprendere quale sia la posta in gioco nel processo di semplificazione intrapreso dall’Unione, occorre perciò partire dall’analisi dei rischi.
Nel caso di Eu Inc., dall’analisi dei rischi connessi alla creazione e al funzionamento di società di capitali, che hanno come caratteristiche essenziali la limitazione della responsabilità e la presenza di uno schermo, ossia la persona giuridica che protegge il gruppo, variabile, dei soci. Queste caratteristiche creano rischi sia per specifici soggetti (come i creditori, gli investitori, i potenziali soci, i lavoratori, e altri potenziali danneggiati dall’attività di Eu Inc.) sia per il generico interesse alla legalità, in quanto aumentano la possibilità di compiere impunemente alcuni illeciti. Va considerato che le società di capitali sono enti che, si usa dire, non hanno né un’anima che possa essere dannata, né un corpo che possa essere afflitto, il che, da una parte, rende problematica la loro responsabilizzazione sul piano penale e, dall’altra, spiega le molte sentenze che in casi pur clamorosi, sembrano non punire adeguatamente le malefatte compiute per il tramite di società.
Ovviamente, nessuno sostiene che Eu Inc. sarà l’immediato veicolo di simili disastri. Come si diceva, ciò che conta sono le probabilità e i rischi, che devono essere valutati norma per norma.
I rischi dell’Eu.Inc se dimentichiamo le regole del gioco
In via generale, ci si può però chiedere se Eu Inc. si rivelerà un’altra tappa in direzione di quella gigantesca esternalizzazione dei rischi che sembra caratterizzare il capitalismo contemporaneo, in cui le banche cartolarizzano i mutui per trasferire all’esterno i rischi di insolvenza dei mutuatari, i risparmiatori sono facoltizzati e incentivati ad investire in prodotti finanziari sempre più rischiosi, i fondi esercitano il potere dei soci senza correre i corrispondenti rischi, le piattaforme non sono controparti e possono evitare di rispondere come tali.
In questa prospettiva, la sbandierata concorrenza di Stati Uniti e Cina corre il rischio di assumere, a livello di legislazione generale, il ruolo che altrove svolge l’emigrazione, e cioè quello di uno spauracchio con cui si cerca di indurre l’Unione a fare, e noi ad approvare, scelte che altrimenti ci ripugnerebbero e che, a mente sgombra da pregiudizi, energicamente disapproveremmo.
Foto di Adeolu Eletu su Unsplash







