Un commento sulla consultazione aperta dalla Commissione sulla futura strategia per la parità di genere (approfondimento al secondo numero della newsletter “Quale Europa. Cronache per capire, discutere, scegliere”)
“Nell’UE, una donna su tre di età superiore ai 15 anni ha subito violenze fisiche e/o sessuali, una cifra che non è cambiata negli ultimi dieci anni, nonostante gli sforzi compiuti sul piano delle politiche a livello sia dell’UE che nazionale per contrastare il fenomeno. Secondo le stime, il costo della violenza contro le donne nell’UE ammonta a 289 miliardi di euro all’anno. La perdita economica dovuta al divario di genere a livello occupazionale è di circa 390 miliardi di euro all’anno. Il divario retributivo di genere nell’UE si attesta al 12% (2023). Va inoltre osservato che questo divario si aggrava nell’arco della vita: nel 2023, nell’Unione europea le donne di età pari o superiore a 65 anni hanno ricevuto una pensione inferiore del 25,4%, in media, a quella degli uomini e più di una donna su cinque di età pari o superiore a 75 anni era a rischio di povertà o di esclusione sociale. Sono donne in media il 39% dei deputati al Parlamento europeo, il 33% dei membri dei parlamenti nazionali dell’UE, il 26,5% dei rappresentanti parlamentari a livello mondiale ed è occupato da donne il 37% dei seggi negli enti locali dei paesi dell’UE. Alcuni gruppi di donne, come le donne con disabilità, quelle provenienti da determinati contesti razziali o etnici, le donne rom, migranti e le abitanti delle zone rurali, sono esposte a rischi ancora più elevati di povertà, disoccupazione e violenza di genere, oltre a incontrare molte altre difficoltà che vanno dall’assistenza sanitaria agli alloggi”.
Questi sono alcuni dei dati che si ritrovano nel documento di “Invito a presentare contributi”, nella pagina della consultazione pubblica che la Commissione europea ha avviato per chiedere il coinvolgimento attivo e il contributo di tutte le parti interessate nell’identificazione delle azioni da proporre nella prossima Strategia per la parità di genere. Dopo la pubblicazione della Roadmap lo scorso 7 marzo, la Commissione vuole raccogliere i contributi di cittadini e cittadine e di una serie di portatori di interesse: le autorità nazionali responsabili della parità di genere e della lotta alla discriminazione basata sul sesso e alla violenza di genere; gli organismi per la parità e la rete europea di enti nazionali per le pari opportunità (EQUINET); le organizzazioni della società civile attive nel campo della parità di genere; l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere e le altre agenzie del settore, quali l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e Eurofound; le datrici e i datori di lavoro, le organizzazioni professionali e i sindacati; le accademiche, gli accademici, le esperte e gli esperti nel campo della parità di genere; le persone interessate alle questioni relative alla parità di genere; le organizzazioni internazionali; gli altri portatori di interessi pubblici e privati relativi ad aspetti specifici della parità di genere (ad esempio istituti nazionali di statistica, settore sanitario, portatori di interessi nel settore dell’edilizia abitativa).
Dai documenti si legge che “la futura nuova strategia per la parità di genere, annunciata negli orientamenti politici, mira a compiere ulteriori progressi verso un’Europa equa sotto il profilo del genere e a promuovere la parità di genere a livello mondiale, adottando misure fondamentali a livello dell’UE per tradurre in realtà la visione a lungo termine della tabella di marcia”. Prevede l’integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche da un lato, e la prevenzione e l’eliminazione delle disuguaglianze di genere con interventi specifici dall’altro, e “dovrebbe essere inclusa nel programma di lavoro della Commissione per il 2026”.
Di particolare interesse, è il richiamo al fatto che la strategia “contribuirà inoltre a concretizzare i principi delineati nel pilastro europeo dei diritti sociali, che mirano a sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti”, e continua ricordando che “il pilastro europeo dei diritti sociali pone l’accento su aspetti quali le pari opportunità e l’accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, la protezione sociale e l’inclusione. L’allineamento con gli obiettivi del pilastro sottolinea l’importanza di coordinare vari documenti e strategie dell’UE: si tratta di un aspetto essenziale per creare un approccio coeso e globale alla riduzione delle disparità di genere e alla promozione dell’inclusività in tutta l’UE”.
Si può partecipare alla consultazione lasciando contributi scritti in tutte le lingue dell’Unione, e/o compilare il questionario che si apre dapprima con una valutazione su quanto sia migliorata dal 2020 l’equità nel mondo e in Europa e poi chiede cosa potrebbe essere fatto per migliorare rispetto alle otto aree su cui si concentra la Roadmap: libertà dalla violenza offline e online, standard di salute – anche sessuale e riproduttiva – più alti, equità di retribuzione ed empowerment, equilibrio tra vita e lavoro e condivisione della cura, uguali opportunità e condizioni di lavoro, educazione inclusiva con uno sforzo non solo per aumentare il numero delle ragazze che si iscrivono nei corsi STEM (acronimo che indica materie nei campi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica), ma anche dei ragazzi che scelgono percorsi legati a professioni educative e di cura; partecipazione delle donne alla vita politica; supporto istituzionale con apposite strutture, bilancio adeguato e supportando le organizzazioni che si occupano di diritti delle donne.
La consultazione sarà aperta fino all’11 agosto e successivamente “ulteriori contributi saranno raccolti attraverso consultazioni mirate dei portatori di interessi presso le autorità degli Stati membri, le organizzazioni della società civile, le parti sociali, le organizzazioni internazionali e il mondo accademico”.







