Persistenti ed elevate disuguaglianze nella proprietà e nel controllo della ricchezza privata e nell’accesso alla ricchezza comune tendono continuamente a ridurre la libertà sostanziale sostenibile delle persone, ossia le loro opportunità e capacità di realizzazione in termini di reddito e di qualità di vita, e mettono così a repentaglio ogni politica o azione redistributiva. È infatti la disuguaglianza di ricchezza privata che divarica continuamente le prospettive di reddito, che differenzia le opportunità di difendersi dagli shocks, di studiare, di fare impresa, di partecipare alle pubbliche decisioni, che, rendendo le persone vulnerabili, ha favorito lo scivolamento verso la povertà di una parte del ceto medio di fronte a shock esterni, che ostacola le persone in condizioni di marginalità nel sollevarsi dal proprio stato e che suscita oggi forte e diffusa avversione. È la disuguaglianza di accesso alla ricchezza comune nella forma di ambienti e reti di vita urbana ospitali, gradevoli, aperte – rispetto allo “squallore” e alla ghettizzazione delle periferie urbane e all’isolamento delle aree rurali – che riduce le opportunità di vaste sezioni della popolazione e deprezza la loro ricchezza privata, spingendole verso una comunitarismi chiusi e una dinamica autoritaria.

 

Innumerevoli sono le storie di vita che colgono questo “effetto ricchezza”: sono innumerevoli le situazioni in cui la disuguaglianza di ricchezza ha impedito di esprimere il merito.

 

Il Forum concentra in particolare l’attenzione su cinque canali attraverso cui le disuguaglianze di ricchezza privata e comune influenzano tutte le disuguaglianze. La disuguaglianza di ricchezza:

 

  • Riduce/annulla la capacità di reagire agli imprevisti. La povertà e la disuguaglianza di ricchezza privata fino a condizioni di indebitamento, espone le persone agli imprevisti derivanti da eventi non previsti, relativi al ciclo economico, a vicende famigliari, a shock esterni. Questa vulnerabilità induce quindi l’insorgere di molteplici disuguaglianze e, in casi estremi il debito può intrappolare intere famiglie ed individui in un circolo vizioso di rate da pagare e nuovi debiti da cui spesso non vi è via d’uscita. Una particolare dimensione della “messa a repentaglio” ha luogo all’interno della famiglia: quando il controllo differenziato della ricchezza squilibra il potere contrattuale nell’assunzione di decisioni.

 

  • Riduce/annulla la capacità di rifiutare un lavoro cattivo o iniquo. Quando la disuguaglianza di ricchezza privata genera povertà tale da spingere all’accumulo di debiti sproporzione alla propria possibilità di reddito annulla la capacità delle persone di rifiutare un lavoro inadeguato alle proprie competenze e aspirazioni, non tutelato e sottopagato, fino a dover accettare lavori in nero, spesso legati ad attività criminali, mortificanti per la propria persona. L’indebitamento non ripagabile può condurre in casi estremi a ridurre gli spazi di libertà individuale a tal punto da trasformare il lavoro in condizioni di schiavitù di fatto.

 

  • Riduce/annulla la possibilità di fare fruttare il risparmio e tutelarlo. La povertà di ricchezza privata ostacola la gestione razionale delle poche risorse economiche disponibili. L’urgenza di far fronte ai problemi di sopravvivenza giornaliera rende, infatti, difficile progettare il futuro, impedisce di coltivare l’idea di accumulare piccole somme in vista di impieghi successivi e riduce anche la capacità di investire eventuali sopravvenienze monetarie in beni o servizi che possono garantire vantaggi più avanti nel tempo, come gli investimenti in capitale umano. Questa situazione si accompagna, di solito, a contenute competenze finanziarie e a esigue reti di relazioni interpersonali che riducono ulteriormente la capacità delle persone di gestire al meglio le poche risorse disponibili. Questa situazione determina una divaricazione fra il rendimento medio di chi ha grandi ricchezze e di chi ne ha di piccole assai, una divaricazione che a sua volta amplia la disuguaglianza iniziale di ricchezza.

 

  • Scoraggia/impedisce di realizzare la propria capacità imprenditoriale. Non avere ricchezza privata rende assai più difficile, talora impossibile, realizzare un progetto imprenditoriale, ossia acquisire il controllo di nuova ricchezza e quindi accrescere le proprie possibilità di reddito futuro. I fallimenti del mercato dei capitali nel finanziare le persone con doti imprenditoriali, la prevalenza di un trasferimento generazionale della ricchezza che, anche in conseguenza del regime fiscale di eredità e donazioni, privilegia i familiari in modo indipendente dalle capacità, creano a un tempo aumento delle disuguaglianze ed effetti negativi sulla crescita della produttività.

 

  • Accresce il rischio di vivere nel degrado socio-ambientale e di concorrervi. L’accesso inuguale alla ricchezza comune è fonte di molteplici altre disuguaglianze, più gravi là dove già esistono disuguaglianze di ricchezza privata, mentre le disuguaglianze di ricchezza privata provocano a loro volta, più facilmente, il degrado della ricchezza comune. L’accesso ineguale arriva così a produrre e aggravare lo squallore territoriale (nelle aree urbane e interne, in forma diversa) e la segregazione, e induce comportamenti di disattenzione all’ambiente, dando luogo a vere e proprie trappole di sottosviluppo socio-ambientale.
Infografica - ricchezza
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