Ragioni e sentimenti

Ragioni – meglio: ragionamenti – e sentimenti sono le due componenti necessarie per costruire e confrontare valutazioni e scelte diverse, per raggiungere un compromesso fra esse. I ragionamenti sono le informazioni, le teorie, i metodi, i dati che le singole persone e i gruppi associati acquisiscono, costruiscono e condividono e che concorrono a costruire e fondare le loro valutazioni e le loro scelte e la capacità di argomentarle. Ma è l’interazione di questa componente con i sentimenti che influenza in modo decisivo le scelte e dunque anche la possibilità di cambiare opinione o di trovare accordi.

 

sentimenti – “preoccupazioni e facoltà mentali che ci accomunano in quanto umani” le definisce Sen, riprendendo Adam Smith; “facoltà e atto del sentire, di avvertire impressioni esterne o interne” – sono l’esito di un processo cognitivo che ha le sue basi nella sedimentazione di esperienze e guidano le nostre reazioni istintive: non si tratta di emozioni contrapposte alla ragione, ma di “intuizioni morali”, di “impressioni”, che hanno fondamento nella conoscenza che abbiamo accumulato. Lo stesso “senso di giustizia” di Rawls è in effetti un “sentimento morale” nel senso di Smith, che influisce sulle preferenze, anche se la sua origine è nella deliberazione ragionevole e quindi in una ragione per agire.

 

Argomenta Jonathan Haidt (The Reighteous Mind. Why Good People are Divided by Politics and Religion, Pantheon Books, 2012) che sono i sentimenti a orientare inizialmente e con forza le nostre valutazioni e scelte e a spingerci a ricercare selettivamente solo le evidenze che confermano questo iniziale istinto: Haidt li paragona a un “elefante”, che impone con la sua mole la direzione della marcia. Rispetto ai sentimenti-elefante, i ragionamenti appaiono a Haidt come un fantino: grazie a dati e teorie, il fantino può vedere meglio nel futuro (alle conseguenze delle scelte) e sviluppare strumenti nuovi per tentare di correggere la direzione dell’elefante; o invece può adattarsi alla direzione scelta dall’elefante, ossia all’impressione intuitiva, e fabbricare argomentazioni razionali per giustificarla.

 

Queste due componenti che presiedono alle nostre valutazioni e scelte entrano entrambe in gioco nel confronto fra più soggetti o gruppi e nella ricerca di un compromesso. In questo contesto, le possibilità che le parti cambino opinione o comunque che individuino una soluzione nuova su cui convergere, dipende in modo significativo dalla capacità di ognuna di esse di rivolgersi ai sentimenti-elefante dell’altra parte. Anziché prendere di petto le argomentazioni con cui l’altra parte giustifica ex-post la propria posizione, dettata in realtà dai sentimenti, col risultato di produrre solo altre e diverse giustificazioni – sostiene Haidt – è bene rivolgersi ai fondamenti dell’intuizione che conduce l’altra parte ad avere quella posizione. Insomma, se ci si confronta con una persona vulnerabile, magari residente di una periferia urbana, che assume atteggiamenti di chiusura o di rifiuto verso i migranti che stanno arrivando nel proprio quartiere, anziché argomentare che “i migranti rigenerano la cultura del paese” o che “concorrono a innalzare i contributi sociali con cui il paese paga le pensioni”, sarà più opportuno discutere delle preoccupazioni da cui origina la sua reazione, per valutarne assieme in dettaglio il fondamento ed eventualmente i modi per farle venire meno. In generale, occorre trovare argomentazioni e linguaggi in grado di arrivare anche alle persone spaventate e rancorose, utilizzando spazi di confronto in cui si sentano riconosciuti. Non si possono costruire politiche e interventi tesi alla riduzione delle disuguaglianze lavorando in ambienti sociali e in comunità diffidenti e a volte ostili. Ai linguaggi dei diritti e dell’ospitalità vanno agganciati quelli del benessere e della sicurezza per tutte e tutti. Questa strategia avrà molte più probabilità di successo nel modificare la posizione della persona vulnerabile.

 

Queste definizioni e queste considerazioni di metodo bene si applicano alla moltitudine di pratiche associative, imprenditoriali e pubbliche che costituiscono un deposito di ragioni (o ragionamenti) e di sentimenti che possono concorrere al cambiamento.

 

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