Parti diverse della società

Ogni compromesso che miri a perseguire un obiettivo generale, a modificare in modo sistematico le politiche pubbliche, richiede che l’obiettivo e gli strumenti per raggiungerlo siano condivisi e attivamente sostenuti da una parte sufficientemente ampia, coesa e robusta della società, che sia cioè in grado di pretendere che il cambiamento sia attuato. Il “compromesso senza riforme” (cfr. Fabrizio Barca, Il capitalismo italiano. Storia di un compromesso senza riforme, Donzelli, 1999) – raggiunto in Italia nel dopoguerra e che ha consentito un balzo dello sviluppo (pur non costruendo le basi per una sua sostenibilità) – è stato raggiunto con la partecipazione, e il confronto accesso, aperto, informato e ragionevole di diverse componenti sociali e culturali della società italiana mediato dai partiti antifascisti. Assolutamente discordi sulla visione di lungo periodo, forze cattolico-democratiche e cristiano-sociali, social-comuniste e liberal-azioniste, hanno concordato su una molteplicità di soluzioni, norme e politiche nel breve-medio termine che non soddisfacevano appieno nessuna delle parti, ma che tutte consideravano un passo in avanti: parti diverse della società, socialmente e culturalmente, hanno trovato convergenza e dato forza e sostegno ai cambiamenti.

 

Con riguardo ai tre cambiamento necessari per ridurre le disuguaglianze – delle politiche, del bilanciamento dei poteri e del senso comune – è evidente che questo requisito è oggi particolarmente difficile da realizzare.  In particolare, in questa fase i soggetti più deboli, quelli colpiti dalle disuguaglianze – gli ultimi, penultimi e vulnerabili – sono divisi: non riuscendo a costruire una visione condivisa fondata su una diagnosi della realtà e a tradurre i loro sentimenti spontanei di ribellione in una direzione consapevole di avanzamento sociale, molti di essi sono protagonisti di una dinamica autoritariaResilienti e primi, impegnati nella reazione ai cambiamenti esterni, sono stati fino a ieri incapaci di prevedere la dinamica autoritaria che montava e hanno insistito nelle politiche pubbliche errate dell’ultimo trentennio, I partiti, in gravissima crisi, quando non si fanno megafoni della dinamica autoritaria, sono comunque incapaci di svolgere una funzione di unificazione e rappresentanza delle diverse, divise sezioni della società

 

Eppure, esiste una vitalità diffusa, associativa, imprenditoriale e pubblica, che produce una moltitudine di pratiche innovative di contrasto delle disuguaglianze. Da questa moltitudine possono essere tratte le conoscenze e i sentimenti necessari per mettere in ordine gli obiettivi attorno ad una lettura dell’origine delle disuguaglianze, per costruire proposte con cui contrastarle e per tentare su di essi convergenze o accordi fra parti diverse della società. A questo fine servono Alleanze fra organizzazioni di cittadinanza attiva e del lavoro assieme al mondo della ricerca. Il Forum è questo.

 

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