Nuovo compromesso

Per “compromesso” si intende l’accordo fra persone o gruppi con diverse gerarchie di preferenze su una valutazione e su una scelta di azione che sia raggiunto attraverso un “modo di ragionare imparziale”, ossia in cui le argomentazioni contrarie sono “superate da quelle a favore, essendo soddisfatti i requisiti della riflessione pubblica e le condizioni di imparzialità” (Amartya Sen, L’idea della giustizia, p.403): l’accordo deve dunque scaturire da un confronto acceso, informato, aperto e ragionevole. Il “compromesso” per Hans Kelsen (cfr. in particolare Essenza e valore della democrazia, 1920), tra i più lucidi teorici della democrazia parlamentare, rappresenta la superiore “sintesi” in cui risiede il più profondo significato della democrazia e dello stesso principio di maggioranza. Se la democrazia implica che non esista nessun potere assoluto, neppure il dominio totale della maggioranza sulla minoranza, è necessario che si tenga conto, nell’espressione della linea politica della maggioranza, anche delle posizioni della minoranza. In sintesi, il compromesso tra maggioranza e minoranza, è un fattore fondamentale di coesione sociale.

 

La parola compromesso sta ad indicare che di questo assai spesso si tratta. È possibile infatti che nel confronto una o più parti si convincano della valutazione e della scelta di un’altra parte fino a convergere su di essa. Ovvero, più spesso, che le parti trovino convergenza su una scelta che non soddisfa pienamente nessuna di esse, ma che esse ritengano provvisoriamente soddisfacente. Molta cura va dunque posta sui metodi per confrontarsiconvincere e deliberare. Ed è utile verificare se, seguendo John Rawls, un confronto sui principi fra tutte le parti che preceda quello sulle azioni che toccano gli interessi delle persone possa favorire la convergenza su una soluzione.

 

L’idea di accordo mediante l’argomentazione imparziale e l’uso pubblico della ragione è in primo luogo introdotta ed esemplificata dall’idea di scelta dietro un “velo di ignoranza” (cfr. John Rawls, Una teoria della giustizia, 1971), che cioè prescinde dalla conoscenza di identità, interessi personali e concezioni del bene dei diversi individui. Potendosi mettere in queste condizioni, per la persona divengono possibili: l’impersonalità, ovvero considerare la propria posizione come simmetricamente intercambiabile con quella di ogni altro rispetto ad ogni esito possibile di accordo; e l’imparzialità, ovvero considerare ugualmente probabile la possibilità di occupare ogni possibile posizione personale in ciascun esito di accordo. Da questo “velo di ignoranza” deriverebbe la possibilità di concordare unanimemente su un principio egualitario (e di favore per gli svantaggiati): un accordo che offra le stesse possibilità a ciascun partecipante sarebbe l’unico razionalmente possibile (Ken Binmore, Natural Justice, 2005).  Rispetto alle diverse concezioni del bene, a diverse visioni o valori, l’uso pubblico e imparziale della ragione e della deliberazione favorisce il consenso per intersezione tra le diverse concezioni (John Rawls, Political liberalism, 1993) cioè un compromesso sul sottoinsieme comune a tali concezioni. Altrettanto importante è il suggerimento di Rawls (1971) che l’accordo imparziale – conseguito ex ante via scelta dietro velo di ignoranza o deliberazione imparziale – porti a sviluppare ex post un “senso di giustizia”. In virtù di tale senso di giustizia, le parti, che inizialmente non avrebbero alcun incentivo a rispettare un accordo imparziale una volta che fossero tornate a giudicare la scelta dalla loro prospettiva particolare, invece maturano in modo endogeno una preferenza per rispettare l’accordo; lo fanno se intrattengono un’aspettativa di reciprocità all’osservanza (benché essa non sia coerente con l’interesse egoistico).

 

Più in generale, e qualunque sia l’esito del tentativo di costruire un accordo attraverso il velo di ignoranza, la ricerca di “intersezioni parziali” è la strada a disposizione che un confronto imparziale può consentire. In una situazione in cui le parti, facendo magari riferimento a principi di giustizia diversi o in virtù della consapevolezza dei propri interessi, muovono da diversi ordinamenti fra le soluzioni sul tavolo, esse possono arrivare attraverso un confronto acceso, informato, aperto e ragionevole a un accordo: modificando i propri convincimenti; elaborando una nuova soluzione; o accettando un’“intersezione parziale” fra i propri diversi ordinamenti, che non soddisfi pienamente nessuno di essi ma che sia ritenuta per ognuno un passo in avanti rispetto allo statu quo (cfr. A. Sen, L’idea della giustizia, pp. 402-404). “Compromesso” coglie bene la rinunzia che ogni parte deve in genere fare a una parte, anche cospicua del proprio obiettivo. “Compromesso – scrive l’organizzatore radicale di comunità Saul Alinsky (Rules for the Radicals, Vintage, 1971, p.59) – per l’organizzatore [di comunità] è una parola chiave e bella. … Se dovessi definire una società libera e aperta in una parola, la parola sarebbe ‘compromesso’”.

 

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