La disuguaglianza di ricchezza influenza tutte le altre disuguaglianze

Persistenti ed elevate disuguaglianze nella proprietà e nel controllo della ricchezza privata e nell’accesso alla ricchezza comune tendono continuamente a ridurre la libertà sostanziale sostenibile delle persone, ossia le loro opportunità e capacità di realizzazione in termini di reddito e di qualità di vita, e mettono così a repentaglio ogni politica o azione redistributiva. È infatti la disuguaglianza di ricchezza privata che divarica continuamente le prospettive di reddito, che differenzia le opportunità di difendersi dagli shocks, di studiare, di fare impresa, di partecipare alle pubbliche decisioni, che, rendendo le persone vulnerabili, ha favorito lo scivolamento verso la povertà di una parte del ceto medio di fronte a shock esterni, che ostacola le persone in condizioni di marginalità nel sollevarsi dal proprio stato e che suscita oggi forte e diffusa avversione. È la disuguaglianza di accesso alla ricchezza comune nella forma di ambienti e reti di vita urbana ospitali, gradevoli, aperte – rispetto allo “squallore” e alla ghettizzazione delle periferie urbane e all’isolamento delle aree rurali – che riduce le opportunità di vaste sezioni della popolazione e deprezza la loro ricchezza privata, spingendole verso una comunitarismi chiusi e una dinamica autoritaria.

 

Innumerevoli sono le storie di vita che colgono questo “effetto ricchezza”. Il ragazzo sottratto a circoli criminali e riportato nel solco della scuola e dell’attività artigianale si convincerà di aver commesso un grave errore quando la banca gli rifiuterà un prestito per “fare il salto”. La giovane che ha avviato gli studi grazie a una borsa del privato sociale dovrà interromperli di colpo se l’improvvisa domanda di cura del padre, assente ogni risparmio precauzionale, la costringe ad accettare il primo lavoro disponibile. La cooperativa agricola innovativa abbandonerà una strada promettente disperdendosi in “lavoretti” individuali, se l’accesso alla terra necessaria per raggiungere la dimensione critica le verrà precluso. Gli immigrati aiutati a emergere in attività dove far valere le proprie capacità torneranno in condizioni di sotto-impiego, se non di quasi-schiavitù, se non riusciranno a ripagare il debito con cui sono stati “incastrati”. Lo stagista post-laurea presso uno studio professionale che si deve mantenere con un piccolo lavoro perderà quotidianamente terreno, a parità di tutto il resto, nei confronti dell’altro stagista che ha la casa donata o pagata dalla famiglia e/o che beneficia di un giro di relazioni. E avanti così.

 

Non avere una base di ricchezza significa essere in balia di qualsiasi shock negativo possa verificarsi nello spazio del redito oppure nell’insorgenza di bisogni la cui soddisfazione richiede risorse in eccesso rispetto al reddito disponibile. Le opportunità di chi non detiene ricchezza sono influenzate non solo dall’aver poco, ma anche dal fatto che altri hanno molto. Disporre di ricchezza equivale a ridurre, mettere a repentaglio o negare le opportunità di altri.

 

Il Forum concentra in particolare l’attenzione su cinque canali attraverso cui le disuguaglianze di ricchezza privata e comune influenzano tutte le disuguaglianze. La disuguaglianza di ricchezza:

 

  • Riduce/annulla la capacità di reagire agli imprevisti. La povertà e la disuguaglianza di ricchezza privata fino a condizioni di indebitamento, espone le persone agli imprevisti derivanti da eventi non previsti, relativi al ciclo economico, a vicende famigliari, a shock esterni. Questa vulnerabilità induce quindi l’insorgere di molteplici disuguaglianze e, in casi estremi il debito può intrappolare intere famiglie ed individui in un circolo vizioso di rate da pagare e nuovi debiti da cui spesso non vi è via d’uscita. Una particolare dimensione della “messa a repentaglio” ha luogo all’interno della famiglia: quando il controllo differenziato della ricchezza squilibra il potere contrattuale nell’assunzione di decisioni.
  • Riduce/annulla la capacità di rifiutare un lavoro cattivo o iniquo. Quando la disuguaglianza di ricchezza privata genera povertà tale da spingere all’accumulo di debiti sproporzione alla propria possibilità di reddito annulla la capacità delle persone di rifiutare un lavoro inadeguato alle proprie competenze e aspirazioni, non tutelato e sottopagato, fino a dover accettare lavori in nero, spesso legati ad attività criminali, mortificanti per la propria persona. L’indebitamento non ripagabile può condurre in casi estremi a ridurre gli spazi di libertà individuale a tal punto da trasformare il lavoro in condizioni di schiavitù di fatto.
  • Riduce/annulla la possibilità di fare fruttare il risparmio e tutelarlo. La povertà di ricchezza privata ostacola la gestione razionale delle poche risorse economiche disponibili. L’urgenza di far fronte ai problemi di sopravvivenza giornaliera rende, infatti, difficile progettare il futuro, impedisce di coltivare l’idea di accumulare piccole somme in vista di impieghi successivi e riduce anche la capacità di investire eventuali sopravvenienze monetarie in beni o servizi che possono garantire vantaggi più avanti nel tempo, come gli investimenti in capitale umano. Questa situazione si accompagna, di solito, a contenute competenze finanziarie e a esigue reti di relazioni interpersonali che riducono ulteriormente la capacità delle persone di gestire al meglio le poche risorse disponibili. Questa situazione determina una divaricazione fra il rendimento medio di chi ha grandi ricchezze e di chi ne ha di piccole assai, una divaricazione che a sua volta amplia la disuguaglianza iniziale di ricchezza.
  • Scoraggia/impedisce di realizzare la propria capacità imprenditoriale. Non avere ricchezza privata rende assai più difficile, talora impossibile, realizzare un progetto imprenditoriale, ossia acquisire il controllo di nuova ricchezza e quindi accrescere le proprie possibilità di reddito futuro. I fallimenti del mercato dei capitali nel finanziare le persone con doti imprenditoriali, la prevalenza di un trasferimento generazionale della ricchezza che, anche in conseguenza del regime fiscale di eredità e donazioni, privilegia i familiari in modo indipendente dalle capacità, creano a un tempo aumento delle disuguaglianze ed effetti negativi sulla crescita della produttività.
  • Accresce il rischio di vivere nel degrado socio-ambientale e di concorrervi. L’accesso inuguale alla ricchezza comune è fonte di molteplici altre disuguaglianze, più gravi là dove già esistono disuguaglianze di ricchezza privata, mentre le disuguaglianze di ricchezza privata provocano a loro volta, più facilmente, il degrado della ricchezza comune. L’accesso ineguale arriva così a produrre e aggravare lo squallore territoriale (nelle aree urbane e interne, in forma diversa) e la segregazione, e induce comportamenti di disattenzione all’ambiente, dando luogo a vere e proprie trappole di sottosviluppo socio-ambientale.

 

Queste molteplici manifestazioni delle disuguaglianze di ricchezza saranno oggetto di progetti di ricerca-azione che il Forum avvierà a partire da esperienze in atto e dal lavoro delle organizzazioni costituenti e del progetto Adattare all’Italia il Programma Atkinson contro le disuguaglianze, oltre che delle attività volte a sperimentare metodi per confrontarsi, convincere e deliberare.

 

C’è un ultimo profilo che attraverserà orizzontalmente l’attività del Forum. La distribuzione ineguale della ricchezza mette anche continuamente a repentaglio la partecipazione paritaria ai processi di democrazia elettiva e deliberativa. In primo luogo, influenza il voto, specie in assenza di sistemi di pubblico finanziamento. In secondo luogo, la distribuzione ineguale di ricchezza influenza le decisioni pubbliche attraverso la maggiore capacità di lobbying di chi possiede ricchezza, il suo peso sui mezzi di comunicazione, e il suo vantaggio comparato nella ricerca, nella raccolta e produzione di dati e nell’acquisire un’egemonia culturale. In terzo luogo, in una fase storica in cui cresce il peso della democrazia deliberativa e delle organizzazioni di cittadinanza attiva, i possessori di ricchezza hanno maggiori opportunità di influenzare il pubblico confronto e anche di occuparsi dei problemi collettivi partecipando a quelle organizzazioni o addirittura scoraggiando di fatto l’investimento di tempo dei non abbienti al confronto deliberativo.

 

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