Disuguaglianza nelle opportunità

La disciplina economica che analizza la misurazione delle disuguaglianze si è concentrata assai sulle disuguaglianze di opportunità, distinguendo le differenze nei risultati raggiunti dalle persone in due componenti: la parte dovuta a circostanze fuori dal controllo delle persone stesse (es. età, genere, etnia, contesto territoriale, contesto familiare, ecc.) e quella per cui le persone possono essere considerate responsabili (es. sforzo, impegno). Le disparità legate alle circostanze e alle condizioni di partenza influenzano negativamente le opportunità reali degli individui e sono dunque considerate ingiustificate.

 

Si tratta di domande centrali per il Forum perché colgono un profilo decisivo dell’articolo 3 della Costituzione Italiana. Al tempo stesso, la non accettabilità delle disuguaglianze non può limitarsi a quelle causate dalle circostanze, ossia dalle disparità ex-ante o condizioni iniziali. È necessario prendere in considerazione anche le disuguaglianze finali. Questo punto è chiaramente illustrato da Anthony Atkinson (cfr. Inequality. What can be done?, 2015, Harvard University Press). Atkinson utilizza la metafora di una corsa agonistica; è fondamentale garantire a tutti l’opportunità di prendere parte alla gara ad eguali condizioni, ma cosa succede quando la gara è iniziata? A parità di sforzo un corridore può essere sfortunato e inciampare rompendosi una gamba; e anche se nessuno si fa male la remunerazione del premio finale è estremamente iniqua: il vincitore prende tutto, spesso per una differenza marginale di nanosecondi, e questo ha ripercussioni enormi. È sempre giustificata, giusta, sostenibile la disparità di remunerazione, nonostante tutti i partecipanti abbiano posto pari sforzo e impegno negli allenamenti e nella corsa? In sintesi, “ridurre le disuguaglianze dei risultati è rilevante anche per coloro i quali hanno come obiettivo ultimo le uguaglianze nelle opportunità cfr. John Roemer, Equality of Opportunity, Harvard University Press, 1998).

 

La necessità di considerare anche le disuguaglianze finali è accentuata dalla estrema difficoltà che, nei fatti, si incontra nella distinzione fra le due componenti, fra quanto è dovuto alle circostanze e quanto è dovuto all’impegno.

 

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